Introduzione - Folgore da San Gimignano


Appunto di letteratura riguardante l'introduzione dei Sonetti dei mesi di Folgore da San Gimignano: spiegazione, parafrasi e commento.

Testo:

A la brigata nobele e cortese
en tutte quelle parte, dove sono
con allegrezza stando, sempre dono
cani, uccelli e danari per ispese,

ronzin portanti, quaglie a volo prese,
bracchi levar, correr veltri a bandono:
in questo regno Niccolò corono,
per ch'ell'è 'l fior de la città sanese;

Tengoccio e Min di Tengo ed Ancaiano,
Bartolo con Mugàvero e Fainotto,
che paiono figliuoi del re Priàno,

prodi e cortesi più che Lancilotto;
se bisognasse, con le lance in mano
fariano tarneamenti a Camelotto.



Parafrasi

Alla brigata nobile e corte
e in tutti quei luoghi, dove si sta
con allegria, a cui sempre dono
cani, uccelli e i soldi per il mantenimento,

cavalli possenti, quaglie prese al volo,
i bracchi slegati, e i levrieri liberi di correre:
di questo regno incorono Niccolò,
perché egli è l'orgoglio della città senese;

non sono da meno Tengoccio, Min di Tengo, Ancaiano,
Bartolo, Mugàvero e Fainotto,
che sembrano i figli del del re Priamo,

più valorosi e cortesi del Lancillotto;
che all'occorrenza, partirebbero muniti di lance
a organizzare tornei nel castello di Camelot.



Spiegazione per parola

  1. Bracchi = è una razza di cani da caccia, di origini italiane.
  2. Veltri = termine ormai in disuso usato nel Medioevo per indicare il cane da caccia del tipo levriero.
  3. Sanese = senese, di Siena.
  4. Re Priamo = nella mitologia greca è il re di Troia durante la celebre e omonima guerra.
  5. Camelot = era la fortezza del leggendario Re Artù.



Commento

Il poeta dedica alla brigata nobile e cortese (la brigata nobile e cortese forse è chi legge i sonetti de' mesi) allegria e ripensa a cose non piacevoli e poco gradevoli, tipo spese, ronzini come cavalli e cacciagioni di misere quaglie...

In questo gaudio incorona Nicolò de Nisi re di Siena con una brigata capitanata da Tingoccio, Min di Tingo, Ancaiano, Bartolo, Mugavero e Fainotto, tanto fieri da sembrare i figli di Priamo, re di Troia e più cortesi di Lancillotto, cavaliere della Tavola Rotonda.


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