Musica: Il Balletto


Originariamente la danza aveva un significato sacro

Fin dalle origini della sua storia, l’uomo si è espresso mediante la danza. Nei popoli primitivi la danza era legata ad alcuni momenti fondamentali della vita individuale o collettiva: la nascita e la morte, il matrimonio, l’arrivo della primavera, la guerra, la caccia, il raccolto ecc.
La danza non era un semplice divertimento: essa rappresentava nella maggior parte dei casi un momento di contatto fra l’uomo e la divinità o le forze misteriose della natura. Aveva cioè un significato rituale, che si è conservato in numerose civiltà diverse da quella europea. Nella nostra civiltà, la danza perse poco per volta il significato simbolico e sacro che aveva originariamente, diventando semplicemente un momento di svago e di divertimento.
Nel Medioevo, per esempio, il carattere sacro della danza era già completamente scomparso. Ma la danza era molto praticata, tanto che ne esistevano vari generi. In particolare era molto praticata soprattutto nelle corti; era caratterizzata da passi strisciati e da un ritmo piuttosto lento, adatto a persone che indossavano vestiti ingombranti e alla cui nobiltà si addicevano movimenti tranquilli e pacati; la seconda, di carattere più popolare, era caratterizzata da passi più decisi e saltati.

Il balletto moderno è costituito dall'unione di musica, danza e pantomima

Il balletto moderno ha origine dalle danze medievali e rinascimentali, che venivano eseguite sulle piazze, ma anche nelle corti e nei salotti, in occasione di feste e ricevimenti.
Fra un atto e l’altro delle commedie, per esempio, mentre si cambiavano le scene, il pubblico veniva intrattenuto con degli intermezzi danzanti. Lo stesso avveniva al termine dei banchetti o fra una portata e l’altra. Oltre a danzare, spesso venivano eseguite anche delle pantomime, cioè delle brevi scenette in cui gli attori non parlavano ma comunicavano solo mediante i gesti.
Questi tipi di spettacolo piacquero, divennero sempre più importanti e finalmente, fra il Sei e il Settecento, diventarono autonomi: era così nato il balletto.
Il balletto è costituito dall'unione di musica, danza e pantomima. Uno spettacolo in cui la danza, accompagnata dalla musica, deve raccontare una storia, ha bisogno infatti di una scena, cioè di un’ambientazione, e di costumi che permettano di riconoscere i vari personaggi.
Con il balletto si sviluppa quindi l’arte della coreografia (termine che deriva dal greco e significa “descrizione di una danza”), cioè l’arte di comporre balli figurati studiando i movimenti delle mani, dei piedi e del corpo che devono compiere i vari ballerini.

Nel Settecento si codificano le regole del balletto moderno

Il balletto nasce nel Seicento, quasi contemporaneamente al melodramma. Ma è solo all'inizio del secolo successivo che si definiscono le regole, sia del balletto che della coreografia, quando il re di Francia Luigi XIV fonda l’Accademia reale di musica e di ballo. I ballerini, frequentando questa scuola, diventano dei veri e propri professionisti; ancor oggi la maggior parte dei termini tecnici relativi al balletto sono francesi, proprio perché sono stati codificati per la prima volta dall'Accademia fondata da Luigi XIV.
Anche grazie allo sviluppo impressogli da questa scuola, il balletto esce dall'ambiente ristretto e aristocratico delle corti e si diffonde nei teatri, attirando un pubblico più vasto. I ballerini, e soprattutto le ballerine, vedono così crescere la loro popolarità e la loro fama.
Lo stile codificato dall'Accademia francese imponeva la ricerca della leggerezza: i ballerini, eseguendo movimenti aggraziati, ma soprattutto passi di abilità come piroette, giravolte e salti, dovevano dar l’impressione quasi di volare, di riuscire a vincere la forza di gravità.
Anche per questa ragione, nel corso del Settecento le ballerine abbandonarono il tradizionale abito lungo, che impacciava i movimenti, e adottarono il tutù, un gonnellino corto e molto più comodo, che lasciava le gambe completamente libere, permettendo di eseguire passi molto difficili.

Nell'Ottocento e nel Novecento il balletto si evolve grazie ad alcuni grandi compositori e coreografi

Nell'Ottocento la tecnica del balletto continua a svilupparsi. L’innovazione più importante è quella della danza sulle punte, che accentua l’impressione di leggerezza della danza stessa. Ma la nuova sensibilità romantica richiede che, oltre alla tecnica, il ballerino sia dotato anche di intensità espressiva. Questi infatti non deve limitarsi a muoversi al ritmo della musica o a narrare una storia; deve anche comunicare allo spettatore i suoi sentimenti con l’espressione del volto e con l’intensità dei gesti e dei movimenti.
Alla metà dell’Ottocento si afferma la scuola russa, che resterà la più importante anche nei primi decenni del nostro secolo e il cui stile condizionerà i successivi sviluppi del balletto sia in Europa che in America. In Russia opera anche il più grande compositore di balletti del secolo scorso, Cajkovskij, che ne scrive tre, tutti importantissimi: Il lago dei cigni (1876), La bella addormentata (1889) e Schiaccianoci (1892).
L’epoca di Cajkovskij rappresenta il culmine del cosiddetto balletto accademico (così chiamato perché seguiva le regole dell’Accademia francese). Nel corso del nostro secolo la danza classica si libera da queste regole e si apre a esperienze diverse. Entrano quindi nel balletto elementi tipici di alcune danze folkloristiche, di civiltà anche lontane da quella europea. Nei primi anni del secolo l’interprete di questo radicale cambiamento è un altro grande compositore russo, Igor Stravinskij, di cui vanno ricordati tre balletti: L’uccello di fuoco, Petruska e La sagra della primavera.
Negli ultimi decenni è emersa soprattutto la figura del coreografo Maurice Bejart: nelle sue coreografie i ballerini non devono più raccontare una storia, i costumi e le scenografie sono spesso ridotti al minimo, i movimenti hanno un carattere più astratto, quasi ginnastico, che tende a mettere in primo pian il gesto.


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