Scrittori Vociani


Anche in Italia, come nel resto d'Europa, il primo Novecento fu segnato da profondi mutamenti in campo politico, sociale e culturale. Sul piano politico si consumava lo sviluppo economico dell'età giolittiana, accompagnato da tensioni che sfociarono nel tragico sbocco della Prima guerra mondiale. In campo culturale, la profonda insoddisfazione verso la cultura positivistica alimentava un'esigenza di rinnovamento, molto avvertita dalle giovani generazioni.
Su questo terreno si ebbe la fioritura delle riviste fiorentine, che avvenne parallelamente al maturare della grande stagione dell'avanguardia europea. Tra il 1903 e il 1914 Firenze divenne la capitale di un rigoglioso fenomeno culturale, riassunto nella nascita di ben quattro riviste culturali: Il Leonardo (1903-07), Il Regno (1903-06), Hermes (1904-06) e Lacerba (1913-15).

Il Leonardo novità e programma
La prima di esse, Il Leonardo, uscì nel gennaio 1903 su impulso di due giovani intellettuali, Giuseppe Prezzolini (1882-1982) e Giovanni Papini (1881-1956). Si trattava di una rivista non specificamente letteraria, ma culturale in genere: questo interesse per il dibattito delle idee rimarà una costante delle riviste fiorentine. La testata additava a modello la figura di Leonardo da Vinci, scrittore, pittore e scienziato poliedrico, che aveva cercato la verità nei diversi campi del pensiero, della vita, dell'arte. Leonardo, con la sua sensibilità per lo sfumato, per le ombre, e con il suo gusto per la raffinatezza e morbidezza di forme e contorni, era un personaggio emblematico per la cultura decadente: D'Annunzio, che gli aveva intitolato il suo romanzo Le vergini delle rocce, in un primo tempo finanziò la pubblicazione del periodico.

Il programma iniziale del Leonardo presentava molti punti, non tutti chiari; ne segnaliamo due in particolare:
  • sul piano politico, la rivista era contraria al giolittismo e alle sue discutibili pratiche di governo: tale posizione ispirava ora una positiva idea della responsabilità della politica, ora posizioni autoritarie e antidemocratiche, ostili a socialismo e cristianesimo;
  • sul piano culturale, spiccava l'avversione al Positivismo: Papini e Prezzolini si rifacevano, anche se in modo confuso, alla filosofia dell'intuizioe di Henri Bergson (1859-1941) e soprattutto al pragmatismo americano, la filosofia di William James (1842-1910, fratello del romanziere Henry James) e di John Dewey (1859-1952), che sostenevano la priorità della volontà e dell'azione e la capacità del pensiero di creare e modificare la realtà.
Perciò, nel primo numero del Leonardo, Papini afferma che anche in Italia i giovini, desiderosi di liberazione (dalle strettoie della cultura positivistica), vogliosi d'universalità, anelanti ad una superior vita intellettuale sono personalisti e idealisti, cioè superiori ad ogni sistema e ad ogni limite, convinti che ogni filosofia non è che un personal modo di vita, negatori di ogni altra esistenza di fuor dal pensiero.
Il primo merito del Leonardo fu proprio questo sguardo attento al dibattito delle idee (una novità rispetto all'impostazione retorica della nostra tradizione letteraria). L'altro suo merito fu il contributo offerto alla sprovincializzazione della cultura italiana. Attraverso le edizioni della Biblioteca del Leonardo e della Cultura dell'anima, diffuse infatti l'opera di scrittori e filosofi poco o per nulla noti in Italia (il romantico tedesco Novalis, i francesi Henri Bergson e Maurice Blondel). La rivista cessò le pubblicazioni nel 1907.

Il regno Hermes Lacerba
Orientato a interessi ideologici e politici fu il Regno, pubblicato dal 1903 al 1906 da Enrico Corradini (1865-1931), uno dei più accesi interventisti alla vigilia della prima guerra mondiale e poi fiancheggiatore del movimento fascista di Mussolini. Il Regno intendeva contrapporsi alla viltà dell'ignobile socialismo e intendeva vituperare la borghesia italiana che regna e governa. Ebbe perlomeno la funzione di dare al nazionalismo una coscienza e una dimensione culturale.
Nel 1904 nacque Hermes, fondata dall'allora ventenne Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952): una rivista estetizzante, di stampo dannunziano e con interessi quasi esclusivamente letterari.
Di qualche anno successiva fu la pubblicazione, sempre a Firenze, di Lacerba (1913-15), fondata dal già citato Papini e da Ardengo Soffici (1879-1964) a seguito di una scissione interna alla redazione della Voce, come vedremo. Lacerba si presentava come un foglio violentemente anticonformista: dalle sue colonne Papini diede le sue prove più famose di polemista e stroncatore.
La rivista aderì al Futurismo sul conto del quale ospitò un animato dibattito. Negli ultimi mesi di vita Lacerba promosse un'intensa campagna per l'entrata in guerra dell'Italia: quando questo obiettivo fu realizzato, cessò di essere pubblicata.


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