Biografia: George Bernard Shaw


Biografia:
Nacque a Dublino nel 1856 da famiglia borghese protestante. Nel 1871 il padre e la madre si separarono e quest’ultima, con le figlie, andò a Londra dove visse insegnando musica e canto. George rimase col padre ubriacone e visse piuttosto appartato e timido, rendendosi presto autosufficiente. Compì studi irregolari e quando, ventenne raggiunse la madre, non aveva idee chiare, ma molta intraprendenza e una mente aperta a tutte le novità. Fu attirato dalle idee socialiste, soprattutto dal desiderio di uguaglianza sociale che cercò di esprimere nei suoi primi romanzi che non ebbero successo. Con l’aiuto del critico William Archer entrò nel mondo del giornalismo come recensore e si fece apprezzare presto per il suo stile vivace e per l’acceso entusiasmo per Ibsen (su cui scrisse, nel 1991, il saggio La quintessenza dell’ibsenismo), e per Wagner (su cui pubblicò, nel 1898, Il perfetto wagneriano). Fin da questi primi scritti Shaw espresse una vivace polemica contro il perbenismo inglese dell’età vittoriana, e si batté per la difesa di un teatro che fosse espressione di idee e guida delle coscienze. Le sue prime commedie, piuttosto spregiudicate, suscitarono scandalo e furono da lui stesso battezzate Commedie sgradevoli perché portavano sulla scena problemi di scottante attualità con realismo quasi paradossale, coinvolgendo il pubblico in giudizi anticonformisti. Con i suoi ragionamenti esasperati e con la sua dissacrante ironia Shaw dette una sferzata ai piatti convincimenti della società borghese dell’Inghilterra di fine secolo che sembrava rifiutarsi di guardare in faccia la realtà, camuffandola sotto le ipocrisie e i falsi pudori. Con le sue commedie Shaw fece scandalo, ma ebbe un successo sempre crescente e nel 1926 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura, che gli riconosceva il merito di avere svolto una funzione sociale notevole nel liberare il teatro inglese dal suo secolare torpore. Morì nel 1950, dopo avere scritto decine e decine di lavori di largo successo.

Le idee e la poetica
Riprendendo le concezioni di Ibsen, di cui fu grande ammiratore, Shaw intese portare avanti il teatro delle idee, in cui l’azione scenica fosse il pungolo per suscitare interesse, spesso scandalistico, sui reali problemi della società. E’ importante ricordare che in Inghilterra il lunghissimo regno della regina Vittoria aveva favorito una società superficiale, soddisfatta di beni materiali, cieca di fronte alle storture e alle contraddizioni dell’ordine sociale. Shaw si proclamò predicatore vestito da saltimbanco intendendo risvegliare, con l’arguzia e il gusto del paradosso delle sue commedie, la coscienza morale degli spettatori, scandalizzandoli magari, purché non restassero passivi e indifferenti. Alcuni temi o soggetti (la prostituzione, la condanna della guerra, il biasimo al sistema capitalistico, il perbenismo di facciata…) fecero tale scalpore che le sue commedie furono bandite dai teatri pubblici con cui Shaw manifesta la sua satira corrosiva è sempre piacevolmente leggero, divertente, brillante nel dialogo, stimolante nel gioco logico delle idee, quindi godibilissimo per lo spettatore. Per questo le sue opere ebbero grande successo, anche se col passare del tempo persero il loro mordente, sia perché andò mutando la società, sia perché l’autore andò man mano integrandosi in un teatro più borghese e conformista (ne è l’esempio Pigmalione).

Fra le sue opere più significative, ricordiamo le seguenti:

Le case del vedovo (Widower’s Houses, 1982): la prima delle Commedie sgradevoli, è una espiazione grottescamente realistica dello sfruttamento dei quartieri poveri da parte di imprenditori senza scrupoli che affittano luride catapecchie settimana per settimana, a camera e a mezza camera… anzi a quarto di camera per ricavarne il maggior utile possibile. Eppure sono bravi padri di famiglia, imprenditori stimati e rispettati perché permettono ai poveri di avere un tetto per ripararsi. Il giovane Arrigo Trench, che si scandalizza quando sa di questa speculazione della miseria, finisce col far parte anche lui degli sfruttatori quando, messa a tacere la coscienza, prende in considerazione la possibilità di facili e ingenti guadagni.

La professione della signora Warren (Mrs. Warren’s Profession, 1894): altra commedia sgradevole al cui centro è Vivie, una giovane di ventidue anni che è stata educata nei migliori collegi inglesi, grazie alle ricchezze della madre, dinamica donna di affari. Quando Vivie torna a casa, scopre che la madre si è procurata le sue fortune economiche e una posizione onorata, investendo denaro in alcune case equivoche disseminate in molte grandi città europee. Questa scoperta la sconvolge; la madre cerca di convincerla che non è biasimevole la sua professione, ma la società tutta che con le sue ipocresie permette che quelle case esistano. Vivie capisce questo ragionamento, ma non vuole accettare di integrarsi anche lei in quella mentalità comune e preferisce abbandonare quel lusso facile e andarsene a vivere di un modesto lavoro, moralmente pulito, che la fa sentire libera e onesta nella propria coscienza.

Candida (1895): fa parte delle Commedie gradevoli. Candida è la moglie devota del pastore Morell, oratore affascinante, buono e ingenuo. Il giovane e ricco Eugene si innamora di Candida e lo confessa a Morell il quale lascia che la moglie, turbata da questo amore, sia libera di scegliere tra lui che le può offrire soltanto la sua protezione e la sua onestà, ed Eugene che le offre, invece, il suo appassionato amore e molte ricchezze. Candida farà la scelta giusta, rendendosi perfettamente conto di quale dei due uomini è più debole e ha più bisogno di lei.

Il maggiore Barbara (Major Barbara, 1905): Barbara è una ragazza che ricopre il grado di maggiore nell’Esercito della Salvezza. Si batte contro i mali sociali, la miseria, la violenza, la perversione ed è fermamente convinta delle sue idee. Quando viene a sapere che suo padre possiede una fabbrica di armi, si indigna e vorrebbe convertirlo, ma si lascia ben presto convincere che quella fabbrica ha combattuto la povertà più della sua predicazione, dando lavoro a tanti operai e impiegati. Barbara si sente confusa, incerta anche nei suoi convincimenti umanitari, specialmente quando anche il suo fidanzato Cusins accetta di entrare a dirigere quella fabbrica per diventarne un giorno il padrone. Alla fine la ragazza decide di non abbandonare l’esercito della Salvezza, ma di continuare la sua opera non più tra gli affamati, ma all’interno dello stabilimento, tra gente ben nutrita, ma ugualmente bisognosa di luce.

Pigmalione (Pygamalion, 1914): è una commedia liberamente ispirata alla leggenda greca dello scultore Pigmalione che si innamora della statua di Galatea da lui scolpita e tanto l’ama che le infonde la vita e la sposa. Shaw trasferisce il miracolo in tempi moderni: il professor Higgins scommette con un amico che riuscirà a trasformare in una perfetta gentildonna la piccola fioraia Eliza Doolittle. La conduce a casa sua e comincia una rigorosa educazione della fanciulla, che in capo a pochi mesi, si trasforma tanto da poter essere presentata a una festa d’ambasciata come una principessa. Higgins-Pigmalione ha vinto la scommessa, ma Eliza non acconsente a sposarlo perché nel frattempo si è innamorata di un giovane gentiluomo che ha conosciuto proprio a casa del suo pigmalione.


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