Biografia: Stendhal



Biografia
Spirito originale e inquieto, Stendhal (pseudonimo di Henry Beyle) ebbe molti interessi culturali che coltivò anche sul piano pratico, spesso per sopperire alle spese di una vita mondana superiore alle sue risorse economiche. Egli era nato a Grenoble nel 1783 da una ricca famiglia, ma a causa della morte della madre, a cui era attaccatissimo, e per una forte incompatibilità con il padre, si trasferì a Parigi con l’intenzione di studiare, in realtà per trovare una sistemazione e rendersi indipendente dalla famiglia. Nel 1800 entrò, infatti, nell’esercito e, al seguito di Napoleone, scese in Italia che, da allora, considerò sua patria di adozione.
Dopo la caduta di Napoleone si stabilì a Milano, dove pubblicò saggi di musica, letteratura, pittura e se ne allontanò solo nel 1821 perché sospettato dagli Austriaci di appartenere alla Carboneria. Nel 1830, sotto Luigi Filippo, ottenne il consolato di Civitavecchia, nello Stato pontificio, e nel ’36 chiesto un congedo, tornò a Parigi per tre anni. Nel ’39 fu di nuovo a Civitavecchia, da dove fu costretto ad andarsene nel ’41 per motivi di salute. Morì a Parigi nel 1842. Numerose sono le sue opere di critica letteraria, artistica, musicale, ma il suo nome è legato soprattutto alla narrativa.

Le idee e le tematiche
L’arte di Stendhal sembra ispirata ai temi passionali ed eroici del Romanticismo, ma l’autore, illuminista e materialista, è sempre attento a stemperare il sentimento nella concretezza degli eventi e a rappresentare l’uomo all’interno della realtà sociale in cui vive. Lo scrittore lo vuole comunicare (anche per mezzo della lingua spontanea e spesso considerata sciatta) l’immediatezza e l’esattezza dei fatti, attraverso una impersonalità narrativa “da codice civile”, come egli stesso disse. Per questo Stendhal può essere considerato fondatore di una forma di romanzo basato contemporaneamente sul dramma passionale di tono romantico, sulla descrizione realistica e sulla ricerca psicologica di tipo più nuovo; moderno anche lo stile che sarà apprezzato più dai critici di fine Ottocento che dai suoi contemporanei.

Opere
Egli scrisse molte opere,, alcune dedicate o ispirate all’Italia:

ROMA NAPOLI FIRENZE (1817): un immaginario itinerario per tutta l’Italia (e non solo nelle tre città nominate) per descriverne le bellezze, la storia antica, la vita dei personaggi celebri, con una passione che rende la sua Italia la più viva e soprattutto la più vissuta di tutte le Italie romantiche. (Thibaudet).

PASSEGGIATE ROMANE (1829): sotto la struttura di un libro di viaggio che serva da guida ai visitatori stranieri, lo scrittore raccoglie le più vive impressioni su Roma esaltandone le bellezze artistiche e divagando spesso in osservazioni assai acute sulla società romantica, carbonara e gaudante del primo Ottocento italiano.

IL ROSSO E IL NERO (1830): è l’opera che segna l’inizio del grande romanzo realistico ottocentesco. Narra la storia di Giuliano Sorel, figlio di un povero artigiano della grigia provincia francese di Verrieres che, nell’epoca della Restaurazione, spinto dall’orgoglio e dal desiderio di rivalsa sociale, mira al succcesso. Dopo aver studiato con alacrità, fa il precettore in ricche famiglie, ma ambizioso com’è, si lascia intricare in storie tortuose. Egli è costantemente combattuto fra sentimenti spontanei e cinico arrivismo e pagherà con la forca la sua vita disordinata e i facili amori. Il titolo richiama il gioco della roulette, simbolica allusione ai rischi della vita ambiziosa di Giuliano Sorel.

LA CERTOSA DI PARMA (1839): è il secondo grande romanzo di Standhal ed è ambientato in Italia. Ne è protagonista Fabrizio del Dongo, un giovane desideroso di gloria e amore. Tenta le sue prime imprese al seguito di Napoleone, ma può assistere soltanto alla sconfitta di Waterloo. Tornato in Italia, se ne va a Parma presso la zia, duchessa di Sanseverina, dove viene coinvolto in molti intrighi di corte, malvisto dal principe di Parma che lo sospetta di ideali liberali. Quando, per difendersi in un duello, Fabrizio è costretto ad uccidere un rivale, il principe coglie il pretesto per mandarlo in prigione, nella Torre Farnese, dove Fabrizio conosce Clelia Conti, figlia del governatore della fortezza, e se ne innamora. Riuscirà ad evadere con l’aiuto della zia e dopo la morte del principe (assassinato) potrà tornare in città e godere di un notevole prestigio. Ritrova Clelia, ha un figlio da lei, ma madre e figlio muoiono precocemente; in tanta sventura a Fabrizio non resta che cercare un po’ di pace nella clausura della Certosa di Parma.


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