Biografia: Marcel Proust


Appunto di letteratura riguardante la vita, le opere e il pensiero dello scrittore e critico letterario francese Marcel Proust.

Biografia:
Nacque a Parigi nel 1871 da ricca famiglia borghese: il padre era medico, la madre figlia di un ricco commerciante ebreo. Appassionato allo studio, malgrado la salute cagionevole, si interessò soprattutto di filosofia, anche se i suoi studi non furono regolari. Amante del lusso e delle raffinatezze, frequentò volentieri salotti mondani e aristocratici dove incontrò personaggi interessanti e artisti di valore che costituirono, più tardi, modelli reali di tante figure dei suoi libri. Scrisse racconti e saggi fin dal 1895 su riviste legate al movimento simbolista, ma con scarso successo. Nel 1896 pubblicò una prima raccolta organica, I piaceri e i giorni, con l'introduzione di Anatole France, illustre critico e suo buon amico; intanto poneva le basi del primo romanzo (pubblicato postumo, Jean Santeuil) e studiava appassionatamente letteratura e arti figurative, traducendo autori inglesi (Ruskin, ad esempio), e collaborando a varie riviste parigine. La morte del padre nel 1902, e quella della madre (a cui era legato da profondissimo affetto), nel 1905 determinarono in lui una profonda scossa fisica e psicologica: si aggravò l'asma di cui soffriva fin da fanciullo e lo prese un gran deisderio di solitudine e di isolamento. Trasferitosi in un appartamento dove fece tappezzare di sughero le pareti per difendersi da ogni rumore, visse sempre più isolato, intento a scrivere fin dal 1909 il suo capolavoro Alla ricerca del tempo perduto a cui lavorò fino alla morte, avvenuta nel 1922.


Le idee e la poetica
Proust può essere considerato il genio innovatore del romanzo; dopo le forme narrative, ordinate e obiettive, degli scrittori del Realismo, Proust dà amplio spazio alla soggettività dell'autore che narra secondo il libero fluire della memoria. Infatti, non è la memoria volontaria che deve guidare e ordinare i fatti del passato, ma la memoria involontaria che può essere suscitata improvvisamente da minimi particolari, e riportare alla ribalta episodi e figure che si credevano perduti. Proust è attento e acuto osservatore della società del suo tempo, perciò la sua opera è un importante documento di un ambiente sociale (aristocratico-borghese) e di un'epoca (1871-1918). Importantissima è, poi, in Proust, l'introspezione dei personaggi, la raffinata analisi dei caratteri. Il linguaggio proustiano ha un ritmo particolare: i periodi scorrono lenti, ricchi di involuzioni e di divagazioni, con una sintassi complessa e con un continuo trapasso dal passato al presente e viceversa; è un linguaggio che si adatta al libero fluire della memoria che non può fissarsi sulle immagini con metodo e ordine, ma corre e rimbalza da una evocazione all'altra in un dipanarsi incalzante del passato. Non è possibile inserire Proust in nessuna delle tendenze letterarie del suo tempo; egli risentì del Simbolismo ma non è simbolista, risentì molto della introspezione analitica di Freud, ma non ne sembra affatto condizionato. Il suo modo di scrivere e la materia che tratta sono originalissimi ed hanno esercitato una notevole influenza sugli scrittori successivi.


L'opera principale di Proust è:

Alla ricerca del tempo perduto (1920-1922): un ciclo di sette romanzi legati fra loro e narrati in prima persona. Il protagonista, ovvero il Narratore (anzi l'autore stesso in quanto l'opera è autobiografica), attraverso la memoria ripercorre le varie tappe della sua vita, dall'infanzia alla maturità, che sono anche tappe di un quarantennio di vita francese. E' molto difficile riassumere il contenuto di quest'opera in quanto i fatti hanno un valore assai relativo, rispetto alla miriade di riflessioni, intuizioni, emozioni che l'autore descrive e fa provare al lettore, con la finezza e la sensibilità di un'arte che da efficacemente scavare nell'animo umano.

I sette romanzi sono:

La strada di Swann (1913): Il Narratore, una malattia mentre inzuppa una mandeleine nel té, è assalito da un'ondata di profumi e sensazioni che lo riportano alla sua infanzia a Combray. Ripercorre con la memoria quei tempi e rivede le immagini che gli sono state più care, soprattutto quella della madre e quella della nonno. A Combray conosce anche la famiglia Swann e la famiglia degli aristocratici Guermantes. Proprio l'amicizia con gli Swann, e le vicende che li riguardano, hanno particolare peso in questo volume che si conclude con l'amore del giovane Narratore per la bella Gilberte di cui si è infatuato.

All'ombra delle fanciulle in fiore (1919): l'amore del Narratore per Gilberte svanisce lentamente, mentre lo sostituiscono nuove conoscenze interessanti del mondo dell'arte e della letteratura. Sulla spiaggia alla moda di Balbec egli conosce anche persone dell'aristocrazia (come il barone Charlus), ma la sua attenzione è soprattutto rivolta alle fanciulle in fiore, le giovani Andrée, Albertine, Rosamonde e le loro amiche.

I Guermantes (1921): il protagonista, tornato a Parigi, va ad abitare con i suoi in un palazzo dei famosi Guermantes che a Combray aveva appena intravisto. Frequentando i salotti aristocratici, si incontra con molti rappresentanti del bel mondo e si innamora della dichessa Guermantes, ma ne riceve soltanto una persistente freddezza. Si intrecciano molti pettegolezzi nei salotti mondani, interrotti soltanto dalla gravità del caso Dreyfus che divise la politica francese.
Intanto la nonna del Narratore si ammala gravemente e muore, lasciandolo in una profonda angoscia da cui lo sottrae con Albertine, anche l'infatuazione per la duchessa Guermantes è svanita.

Sodoma e Gomorra (1922): si intrecciano legami d'amore più o meno leciti, fra i vari personaggi che ruotano intorno al narratore, il quale inizia un persistente legame con Albertine, in un gioco alterno di esaltazioni, gelosia, sospetti, paure da parte di ambedue gli amanti, ampiamente descritti ne

La prigioniera (1923, postumo): e ne

La fuggitiva (1925): la vicenda si conclude con la fuga di Albertine e la sua morte accidentale.

Il tempo ritrovato (1928): il narratore, superato il dolore per la morte di Albertine, ritrova casualmente Gilberte, il suo primo amore, sposata con il suo amico Saint-Loub. Rievocano insieme il passato e Gilberte svela di essere infelice per i tradimenti del marito. Scoppia la guerra (1915-18). Nella Parigi bombardata continuano gli intrecci d'amore e i pettegolezzi, ma in tono minore. Al fronte muore il marito di Gilberte. Quando la guerra finisce il Narratore, tornato a Parigi, incontra di nuovo i vecchi amici, invecchiati e provati dalla guerra, ma molti altri sono morti. Sull'onda di sensazioni e di ricordi egli capisce che la sua vera vocazione è dedicarsi a scrivere tutte le cose che ha vissuto, perché l'arte è l'unico mezzo per ritrovare il tempo perduto e dare agli uomini un posto prolungato nel tempo.


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