Biografia: Friedrich Holderlin



Biografia
Friedrich Holderlin nacque a Lauffen, in Svezia, nel 1770 ed ebbe una vita assai travagliata. Ancora giovanissimo, orfano di padre, fu avviato agli studi ecclesiastici e nel 1793 fu abilitato all'ufficio di pastore che non volle mai esercitare. Si guadagnò stentatamente la vita con la professione di precettore presso diverse famiglie aristocratiche in Germania, in Svizzera e in Francia, ma fu insofferente di ogni impegno troppo duraturo, mentre aspirava ad un incarico di insegnante di greco che non ottenne mai. Intanto la sua salute diveniva precaria per gli stenti, turbata spesso da crisi di pazzia che dal 1802 divennero sempre più frequenti.

Dal 1806 in poi, quasi ininterrottamente, visse a Tubinga presso un falegname che lo tenne a pensione in una torre solitaria e lì finì la sua vita suonando il pianoforte, scrivendo versi sotto nomi fittizi, completando liriche già iniziate e creandone nuove, talvolta di alto valore, tal'altra sconnesse e incomprensibili, mentre la sua mente sprofondava sempre più in una mite demenza. Morì nel 1843.

Non sono numerose le opere di Holderlin, e alcune sono frammentarie; tuttavia sono di notevole interesse sia per il valore poetico sia per la ricchezza linguisitca e creativa che influenzerà molti poeti delle generazioni successive.

Oltre alle numerose composizioni liriche (elegie, inni, odi), dobbiamo ricordare:


Le idee e la poetica
Holderlin conobbe i filosofi Schelling e Hegel, ebbe amico Goethe e fu per qualche tempo discepolo di Schiller, ma fu sempre un poeta solitario, sia in senso fisico, in quanto amò appartarsi, sia in senso spirituale, in quanto elaborò una poetica tutta sua, improntata sul gusto classico, ma balenante di sentimenti originalissimi. I suoi componimenti sono densi di una vaga religiosità in cui cristianesimo e paganesimo si confondono per dar vita ad una esaltante fede in una umanità futura più eroica e più santa.
Il grande ideale di Holderlin fu l'antica Grecia dove egli ambienta molti dei suoi scritti; come altri suoi contemporanei aspira alla perfezione del mondo classico, trasfigurando anche la bellissima donna amata (Susette Gontard che egli chiamò Diotima) in una sacerdotessa dell'amore che guida il suo innamorato verso l'Ellade, un paradiso perduto in cui è dato trovare evasione dalla mediocrità di un presente che ha smarrito il senso della divina armonia.

Iperione o L'eremita in Grecia (1779-1799):
romanzo epistolare (lettere di Iperione all'amico Bellarmino), in cui si narrano le vicende di un giovane greco che, deluso dall'aridità della Grecia moderna, in cui si è perso il valore dell'eroismo della Grecia antica, sente come compito del poeta quello di ridestare negli uomini i nobili sentimenti. Per questo, abbandonando Diotima che ama perdutamente, accorre a partecipare alla guerra che i Greci combattono contro i Turchi oppressori. Ma quando si accorge che anche i suoi concittadini saccheggiano e compiono violenze come i nemici, fugge dalla Grecia in Germania; purtroppo anche i tedeschi sono uomini di barbarie e ad Iperione, dopo che anche Diotima è morta, non resta che rifugiarsi nella solitudine della natura, per contemplarne la bellezza che non porterà delusioni a lui, divenuto eremita solitario e sacerdote della sacralità dell'universo.

Morte di Empedocle (1797-1799): tragedia incompiuta che il poeta scrisse in più redazioni senza mai portarla a fine. Vi si narra del suicidio di Empedocle, filosofo greco del V secolo a.C. che, secondo la leggenda, morì gettandosi nell'Etna.
Holderlin presenta Empedocle come un eroe che, disgustato di un mondo meschino e corrotto, si immola per il riscatto e la redenzione degli uomini.


Il canto di Iperione sul destino di Friedrich Holderlin
Questo canto fa parte del romanzo Iperione o L’eremita in Grecia. Esso esprime l’affannosa angoscia dell’uomo, consapevole del mistero che avvolge il suo destino, regolato da forze ignote e incontrollabili, cadenzato da un continuo susseguirsi di ore senza pace.
La lirica si può suddividere in due parti: nella prima prevale la visione serena, luminosa e beata del mondo degli dei, nella seconda, più cupa, è sintetizzata la drammatica sorte del mondo dell’uomo. Il contrasto fra i due mondi è reso evidente da una netta scansione di colore: chiarezza dorata su, in cielo, oscurità cieca giù, sulla terra.

Iperione in greco è un aggettivo comparativo e significa più alto. Per Holderlin vale questa interpretazione: il suo Iperione è un uomo che cerca di innalzarsi al di sopra della comune grettezza umana.
-Omero lo usa come aggettivo riferito al Sole, o come nome proprio del dio della luce.
-Esiodo chiama così un Titano, figlio di Uranio e di Gea, padre del Sole, della Luna e dell’Aurora.

“Quando ero fanciullo” di Friedich Holderlin
La seguente lirica può suggerire tre temi di grande rilievo nella poetica di Holderlin:
- L’esaltazione dell’infanzia, considerata dal poeta un periodo divino della vita dell’uomo; egli ci mostra infatti il fanciullo assolutamente sereno e appagato dalla protezione degli dei che egli ama e sente amici;
- La nostalgia della sua infanzia, dell’unico tempo felice della sua vita, che gli torna alla mente come sentimento pacato e consolatorio nelle amarezze della sua costante solitudine;
- Il compiacimento dell’uomo che, divenuto adulto <<nelle braccia degli dei>>, sente di essere stato educato nella venerazione della natura, nel linguaggio quieto e misterioso del cielo e delle fronde, nell’amore per i fiori e per l’armonia: dell’uomo che non conosce il linguaggio degli uomini, ma quello degli dei, e per questo è solitario poeta.
Il fanciullo è un essere divino, finchè non sia intinto nel colore camaleontico degli uomini. Egli è tutto quello che è; per ciò, ne risulta così bello. La forza della legge e del destino non lo maltratta . Soltanto nel fanciullo, è libertà. In lui, è pace. Ancora non è in contrasto con se stesso. In lui, è ricchezza. Non comprende il proprio cuore e la miseria della vita. Egli è immortale, perché nulla sa della morte. Questa affermazione di Holferlin ci chiarisce sufficientemente il contenuto della lirica “Quando ero fanciullo” in cui ritroviamo l’esaltazione dell’età felice della fanciullezza, l’età verso la quale il poeta si volge con patetica nostalgia. Era quello il tempo della beata familiarità con gli dei, del parlare arcano e misterioso alle forze protettrici dell’universo, dell’amore purissimo imparato tra gli esseri più gentili della natura, il tempo della inconsapevolezza eppure della vera gioia e della vera pace.
La lirica è affascinante, oltre che per il contenuto, per il linguaggio semplice, usato in maniera piana come in una prosa, ma suggestivo di armonici suoni come un canto. Per ottenere un più ampio giuoco di risonanze il poeta usa spesso l’enjambment che moltiplica la cadenza dei versi. Naturalmente è dalla lettura del testo origianale che possiamo cogliere tutta la finezza artistica di Holderlin, ma la traduzione proposta ha il pregio di una sensibile attenzione alle sfumature stilistiche della lirica.


Nessun commento :

Scrivi un commento

I commenti dovranno prima essere approvati da un amministratore. Verranno pubblicati solo quelli utili a tutti e attinenti al contenuto della pagina. Per commentare utilizzate un account Google/Gmail.


© Scuolissima.com - appunti di scuola online! © 2021, diritti riservati di Andrea Sapuppo
P. IVA 05219230876

Policy Privacy - Cambia Impostazioni Cookies