Biografia: Fiodor Michailovic Dostoevskij


Biografia:
Nacque a Mosca nel 1821 da una famiglia di buona borghesia, ma fin da piccolo fu a contatto con la misera e la sofferenza perché la sua famiglia viveva all'interno dell'Ospedale dei poveri dove suo padre era medico. Questa esperienza incise molto sulla natura sensibile del giovane e ne condizionò, in seguito, le scelte narrative. Frequentò una scuola militare a Pietroburgo dove divenne ufficiale, ma se ne allontanò per dedicarsi alla letteratura. Nel 1849, per avere aderito ad un circolo di intellettuali socialisti, venne condannato a morte, ma proprio durante l'esecuzione (che poi si rivelò una messinscena punitiva) giunse la grazie dello zar che commutò la pena in quattro anni di lavori forzati in Siberia e quattro anni di servizio militare come soldato semplice. Furono anni assai duri per lui, aggravati dal suo fragile stato di salute e dall'insorgere di crisi epilettiche, ma maturarono la sua coscienza di uomo e di scrittore. Egli tornò dalla Siberia come purificato dalla sofferenza e convinto che il dolore è una forza rigeneratrice e purificante e, abbandonate le idee socialiste, si convertì alla fede cristiana ortodossa. Nel 1857 si sposò con una giovane vedova con un figlio, ma nel '64 gli morirono ambedue. Intanto era intensa la sua attività letteraria e giornalistica, ma una certa passione per il gioco e un ménage poco accorto, lo ridussero sempre più in miseria. Si sposò di nuovo nel 1867 con la sua stenografa e poco dopo, perseguitato dai creditori, fu costretto a fuggire all'estero e a viaggiare per cinque anni per l'Europa (venne anche in Italia). Tornato in Russia nel 1873, riprese la sua intensa attività con successo sempre crescente e nel 1881, quando improvvisamente morì, aveva raggiunto una fama notevole.

Le idee e le tematiche
L'arte di Dostoevskij è rivolta soprattutto a scavare nella psicologia umana. I suoi personaggi, per lo più appartenenti ai ceti sociali più deboli, sembrano reclamare la liberazione della miseria e dall'umiliazione; però, al di là dei conflitti di classe, essi sono per lo più tormentati da complessi conflitti interiori che li costringono a dure analisi di sé stessi e a mettere in luce i molteplici drammi della coscienza umana, attraverso la logica incalzante del ragionamento. La narrazione è sempre avvincente per le situazione che si intrecciano con rapidità, e per le continua riflessioni che pongono il lettore di fronte a problemi e interrogativi. Con Dostoevskij non si ha più il romanzo ottocentesco con i suoi dati di fatto, ma già si manifesta una narrativa più moderna, con le sue inquietudini e  coinvolgimenti psicanalitici.

Fra le tante opere di questo prolifico autore, le più famose sono:

Povera gente (1846): è la sua prima pubblicazione, un romanzo epistolare molto patetico e umano.

Memorie da una casa di morti (1862): dolorosa rievocazione degli anni di deportazione in Siberia.

Umiliati e offesi (1862): forse il suo più importante romanzo, certamente il più famoso. E' la storia di un delitto che risulta perfetto, ma che non dà pace all'assassino il quale, tormentato dal senso di colpa e dal bisogno di liberare la sua coscienza con l'espiazione, si costituisce preferendo la condanna al rimorso.

L'idiota (1869): quest'opera fu scritta da Dostoevskij durante il suo viaggio in Europa; essa narra la storia di un uomo assolutamente buono sopraffatto e distrutto fino all'idiozia da una società impietosa e corrotta.

I fratelli Karamazov (1880): suo ultimo e famosissimo romanzo. E' incentrato sul conflitto fra i componenti della famiglia Karamazov in cui il padre, violento, rozzo e dissoluto, è odiato dagli stessi suoi figli. La vicenda è drammaticamente intessuta di molti episodi che mettono a nudo la malvagità dei vari personaggi, fra i quali si salva soltanto Alijosa, il più giovane dei fratelli, animo mite e sensibile in cui l'autore concentra la nobiltà dei sentimenti e la purezza di cuore.


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