Biografia: Eugene Ionesco



Biografia
Eugene Ionesco nasce in Romania nel 1912, da padre romeno e madre francese. L’anno successivo si trasferisce con la famiglia a Parigi, dove rimane fino al divorzio (1925 dei genitori. Tredicenne, ritorna in patria e, dopo gli studi classici, si laurea a Bucarest, dove consegue il dottorato in lingua e letteratura francese. Pubblica una raccolta di poesie, Elegie per piccoli esseri (1931) e alcuni saggi, tra cui No!, che suscita scalpore perché sostiene prima la grandezza e poi la meschinità dei poeti romeni contemporanei, con ragionamenti paradossali. Insegna intanto in un liceo di Bucarest e si sposa.
Nel 1939 Ionesco ottiene dal governo romeno una borsa di studio per una ricerca sul senso della morte e del peccato nella poesia francese da Baudelaire in poi. Dal 1945 si stabilisce in Francia, lavorando presso una casa editrice come correttore di bozze.
Al teatro arriva in età matura e quasi per caso. Nel 1948, studiando da autodidatta un manualetto franco-inglese per principianti: trova irresistibili quei dialoghi banali e gli viene l’idea di rielaborarli in forma di commedia. Scrive così La cantatrice calva. Un regista, Nicolas Bataille, legge il testo, che nel 1950, viene rappresentato a Parigi nella sala bohemienne dei Noctambules con scarso interesse del pubblico ma con molto interesse da parte della critica che intravide le potenzialità innovative. Continuo a scrivere e a pubblicare, sempre più appassionandosi al teatro, anche come attore, e nel giro di quindici anni produsse una trentina di opere con successo sempre crescente. Nel 1970 fu eletto membro dell’Académie Francaise e muore a Parigi nel marzo 1994.

Le idee e le tematiche
Il teatro di Ionesco si contrappone apertamente al teatro epico di Brecht, rifiutando ogni funzione didascalica e ogni impegno sociale. L’uomo che ci presenta Ionesco è un piccolo borghese, soddisfatto della comodità materiali di cui gode e delle piccole banalità della sua vita quotidiana in cui ha abdicato ad ogni forma di pensiero. Perciò anche il suo linguaggio è vuoto e banale, impostato su frasi fatte, spesso prive di senso. Le opere di Ionesco praticamente non hanno una trama: si basano su situazioni comiche e parodistiche che spesso sfociano nell’assurdo, anche se sono dense di inquietudine. Teatro dell’assurdo è stato definito, infatti, quello di Ionesco, per l’assoluta libertà inventiva dell’autore e per l’ironica interpretazione del conformismo che domina la società contemporanea.
Tuttavia il merito maggiore di questo autore consiste nell’avere incentrato l’attenzione sull’uomo: non sulle ideologie di massa o sui movimenti sociali, ma sul l’uomo singolo, sempre più solo e chiuso nel suo imborghesimento ottuso che lo fa essere uomo del suo tempo, ma non di sé stesso, incapace di ribellarsi completamente all’appiattimento generalizzato della società in cui vive.

Ricordiamo alcune delle opere più significative e più conosciute di Ionesco:
La cantatrice calva (1928)
La lezione (1951)
Le sedie (1952)
Il rinoceronte (1959)
Il re muore (1962)
La sete e la fame (1964)
L’uomo con le valigie (1975)
Viaggi tra i morti (1983)


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