Biografia: Antonin Artaud



Biografia
Nato a Marsiglia nel 1896, manifesta presto i sintomi di una grave sofferenza mentale. Scartato nel 1917 dall’esercito per sonnambulismo, si trasferisce a Parigi nel 1920 e qui comincia a recitare nelle produzioni dell’Atelier di Dullin e poi in quelle dei Pitoeff. Entra nel movimento surrealista di Breton, ma ne esce presto per motivi politici. Il regista cinematografico Abel Gance gli fa interpretare il ruolo di Marat nel Napoléon (1926); anche Freyer gli dà una parte nel film La passione di Giovanna d’Arco (1928).
Nel 1926 fonda con altri il Teatro Alfred Jarry, che ha però breve vita. Nel luglio 1931 assiste, all’Esposizione coloniale di Parigi, a uno spettacolo di danzatori dell’isola di Bali, che segna una tappa decisiva nella successiva elaborazione della sua poetica teatrale.
Nel 1935 inaugura il nuovo movimento del Teatro della crudeltà (Theatre de la Cruauté) nella sala parigina delle Folies-Wagram, mettendo in scena un suo testo, I Cenci, che però non ha successo.
Negli anni successivi Artaud si reca in Messico, quasi senza denaro. Nei villaggi indios della Sierra Madre matura un ttale distacco dal mondo occidentale: lo affascinano il peyotl (fungo allucinogeno), le danze solari e la simbiosi che gli indios manifestano con la terra e il suo doppio notturno (la luna).
Tornato in Europa, nel 1937 è arrestato in Irlanda e recluso per vagabondaggio. Viene rimpatriato e internato. Trasferito (1943) nell’ospedale psichiatrico di Rodez, si dedica all’arte-terapia, ma viene ferito dall’elettrochoc.
Scrive lettere e compila quaderni che documentano il lento sprofondare nella follia.
Con l’aiuto di amici lascia Rodez nel 1946. Consumato da un tumore (che lenisce con oppio e cloro), scrive il dramma radiofonico Per finirla con il giudizio di Dio. La trasmissione, prevista per la sera del 2 febbraio 1948, è sospesa per blasfemia e oscenità; va in onda tre settimane più tardi solo per pochi invitati. Pochi giorni dopo Artaud è trovato morto.

Il teatro e il suo doppio
Il libro, uno dei testi fondamentali del teatro contemporaneo, è una raccolta di saggi pubblicata nel 1938. Il primo saggio è la recensione stesa da Artaud dopo lo spettacolo di danza orientale a cui assistette nel 1931. Seguono altri scritti, tra cui i manifesti (1932-33) del teatro della crudeltà (Theatre de la Cruauté).
Artaud aspira a un teatro non più psicologico e letterario, qual è quello degradato dell’Occidente: esso ha smarrito ogni legame con gli aspetti più importanti dell’esistenza, in primo luogo l’inconscio. Questa sottolineatura dell’inconscio accomuna Artaud con il Surrealismo. E’ precisamente la vita (e soprattutto la vita dell’inconscio) il doppio del teatro: ed è questo ciò che bisogna sforzarsi di riportare a teatro. L’arte scenica va rimessa sul piano di una creazione autonoma e pura, sotto la prospettiva dell’allucinazione e della paura: filtrati attraverso questa ottica, i processi distruttivi, come l’odio e la violenza, potranno risultare purificati e superati (secondo l’antico procedimento teatrale della catarsi o purificazione).
Per realizzare tale esperienza magica e liberatoria, occorre un nuovo linguaggio fisico a base di segni e non più di parole. La crudeltà scenica diviene il mezzo privilegiato per superare le barriere innalzate dalla ragione e innescare il meccanismo liberatorio. Proprio questo accadeva nel dramma I cenci, allestito da Artaud nel 1935: in uno spazio disadorno gli spettatori venivano circondati dall’azione e colpiti con rumori e suoni dissonanti, insopportabili, mentre la stessa voce umana diveniva uno strumento di tortura sonora. Anche l’attore, secondo Artaud, di fronte al pubblico deve sprofondare nel suo inconscio, scoprendo l’interezza del suo essere. Alla fine, scrive l’autore, gli spettatori usciranno dalla sala teatrale spossati e stanchi, ma purificati.


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