Biografia: Albert Camus



Biografia:
Nacque a Mondovi (Algeria) nel 1913, da una modesta famiglia francese residente ad Algeri. Laureandosi in filosofia malgrado le difficoltà economiche che lo avevano costretto a lavorare molto presto, avrebbe voluto perfezionare i suoi studi, ma fu colpito da una malattia ai polmoni che, poi, lo tormentò per tutta la vita. Tuttavia, superata la crisi con grande forza d’animo, si dedicò prima al teatro, per il quale ebbe una vera passione, e poi al giornalismo che divenne il suo mestiere. Nel 1939 chiese di arruolarsi volontario nella seconda guerra mondiale, ma fu riformato e nel 1940 lasciò Algeri per Parigi dove, durante l’occupazione tedesca, partecipò alla Resistenza. Terminata la guerra fondò il giornale Combat, un importante organo di dibattito politico-culturale.
Intanto Camus veniva pubblicando saggi e romanzi che dimostravano il suo impegno per l’affermazione della dignità e dei valori dell’uomo, tanto che con questa motivazione nel 1957 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Morì nel 1960 per un incidente automobilistico.

Le idee e le tematiche
L’opera di Camus parte dalle problematiche esistenzialistiche dell’assurdo: egli riconosce che l’uomo è solo, circondato da un perenne stato di assedio: miseria, dolore, ingiustizia, violenza creano intono a lui un deserto a cui non è dato trovare giustificazione. Per non soccombere alla disperazione l’uomo deve accettare con lucidità questa situazione e in piena consapevolezza deve lottare per affermare sé stesso e l’implacabile grandezza della vita. Questa lotta consiste in una continua rivolta contro l’ingiustizia e il compromesso, contro le guerre e le dittature, in nome della fiducia nell’umanità. Solo combattendo la prigionia del dolore con una costante ansia di libertà si può liberarsi dalla disperazione e avviarsi alla dignità di un nuovo umanesimo.

Le opere di Camus non sono molto numerose, ma assai intense. Ricordiamo le più importanti:

Lo straniero (L’etranger, 1942): un romanzo ricco di spunti problematici e riflessivi, che ha come protagonista Mersault, un uomo abitudinario, banale. Un giorno casualmente implicato in una rissa, uccide un arabo. Il processo, l’ostilità della gente, la condanna a morte lo scuotono dalla sua abituale passività costringendolo a prendere coscienza del suo esistere: la prima sensazione di vitalità gli viene proprio nell’imminenza della morte. Capisce di essere solo, come ogni uomo, si difende nel processo manifestando fino in fondo la verità, anche a costo di essere condannato e pur sapendo che così non troverà scampo. Ma pur in questo sforzo inutile, che però viene dal profondo del proprio essere, consiste la dignità umana, la rivolta che dà senso alla vita.

Il mito di Sisifo (Le mythe de Sisyphe, 1942): raccolta di saggi filosofici.

La peste (1947): il suo romanzo più famoso. Siamo nella cittadina di Orano, in Algeria, dove è scoppiata una terribile pestilenza. La città viene isolata per impedire il contagio e i cittadini vivono il dramma della segregazione dal resto del mondo. Ciascuno reagisce a questa situazione di emergenza con il proprio carattere e le proprie emozioni e l’autore segue l’evolversi della vicenda attraverso pochi personaggi: il dottor Rieux, il giornalista Rambert, l’intellettuale Tarrou, l’impiegato Grand e il religioso padre Paneloux. Essi reagiscono in modi diversi, tuttavia nessuno di loro si arrende, ma tutti lottano contro la malattia che a poco a poco regredisce e la città torna libera. La peste per Camus è un simbolo: in essa egli ha inteso raffigurare in generale la calamità che perseguitano l’uomo sempre; in particolare vi ha simboleggiato il dilagare del nazismo in Europa. Contro questi flagelli soltanto la solidarietà fra gli uomini e l’affermazione della loro dignità possono avere la meglio.

Stato d’assedio (L’etat de siège, 1948): dramma teatrale.

L’uomo in rivolta (L’homme révolté, 1952): raccolta di saggi.


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