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Lirica Provenzale



Riassunto:

All'inizio dell'età feudale il termine cavaliere non indicava solo l'appartenenza ad una classe, ma anche un ideale umano, un insieme di qualità e codice di comportamento.
Il cavaliere era il nobile che combatteva a cavallo (perché solo egli poteva permetterselo).
Il termine è sinonimo di guerriero, i valori che includeva erano di ordine guerresco: prodezza, coraggio, connessi da una pratica avventurosa talvolta predatori propri della piccola nobiltà.
Col concilio di Clermont, Urbano II indirizza questa classe verso la guerra santa, il cavaliere dunque è posto a servizio della fede (nasce l'ordine dei cavalieri del tempio, deputati delle chiese a difendere i territori conquistati in Terrasanta).
A questo processo di arricchimento e trasformazione contribuirono la nuova realtà delle corti e la loro influenza, soprattutto quelle della Francia meridionale e della Provenza.
Man mano che la società feudale si disgrega, la struttura statale diventa sempre più policentrica. Ogni corte per manifestare il proprio prestigio gareggia oltre che sul piano militare anche nello sforzo.
La raffinatezza dell'arredamento, la decorazione dei castelli, il fasto dei tornei. Le donne assumono un ruolo sempre più prestigioso si distinguono per sensibilità culturale o vivacità di comportamento o mecenatismo.
La prodezza, il coraggio, il valore guerresco sono valori che sussistono nel cavaliere, egli non combatte più per la fede, ma per la sua donna. Il cavaliere guadagna prestigio per sé e la sua donna, non solo con atti guerreschi, con atti di libertà, di magnanimità con la raffinatezza del suo agire e del suo sentire.
L'esperienza qualificante del sentire è quella amorosa tipica delle corti di Provenza.
Proprio nella realtà detta vita di corte nasce una modellizzazione etica e poetica, cioè una definizione di valori comportamentali e modalità espressive, che rappresenta una sublimazione della realtà della carta, fatta di rapporti di sudditanza feudale, di pratica della galanteria.
L'esperienza amorosa costituisce un insostituibile principio formativo della personalità individuale e una forza incomparabile d'elevazione morale.

Tutte queste concezioni trovarono sbocco nel trattato De Amore di Andrea Cappellano.

1) L'amore non può albergare da avarizia, menzogna, maldicenza (vizi che si contrappongono alle virtù cortesi).
2) L'amore è l'adorazione segreta, quindi il ben dare è il compito dell'amante.
3)L'amore deve essere extraconiugale, perché con il matrimonio si ha il possesso, viene eliminato dunque ogni ostacolo.
4) L0amore è stupefatta contemplazione dell'amante di fronte all'amata la cui superiorità e in sintesi bellezza fisica e qualità morali.
5) L'amore è esperienza gratificante anche nell'insuccesso.

Con Muizinda si sviluppa un'amore su base negativa. con ciò si crea una forma dell'idea critica capace d'accogliere in sé una quantità di contenuti etici, senza mai rinunciare completamente al nesso con l'amore naturale per la donna.
L'amore diventa il campo nel quale poteva fiorire qualsiasi perfezione estetica e morale.
Con lo Stilnovo l'amore cortese diventa ora adorazione religiosa, ora itinerario di perfezionamento interiore, ora analisi dei turbamenti e degli stati d'animo del poeta.

Cenni di poesia lirica
Nel Medioevo viene privilegiata una concezione pedagogica-didattica della letteratura (assume un valore di atteggiamento e di educazione rispetto alla realtà in cui si sviluppa).
Si scrive per educare, per trasmettere insegnamento di comportamento mondano, o morale e religioso. Sempre nel medioevo con l'imporsi del volgare si scrive anche per scopi diversi per divertre intrattenere o per esprimere i propri stati d'animo.
Accanto agli scritti di grammatica e di retorica si fa strada una riflessione specifica sulla letteratura: lo studio della retorica in particolare l'arte definiscono la dottrina degli stili; tra il XII e il XIII sec. con una serie di poetiche che culminano nel De vulgari eloquentia dantesco si comincia a porre il problema di un'analisi tecnica della poesia.
In questo contesto nasce la lirica tardo medievale in volgare, un genere medioevale che si contrappone alla poesia d'argomento. Non si propone di impartire insegnamenti e c'è un conforto tra quello che il lettore sente e quello che il poeta ci vuole comunicare.


LA NORMA ASTRATTA
La lirica nel corso dei secoli ha subito delle modificazioni.
Elementi fondamentali:
- si presenta in forma diversificata-
- adotta schemi strofici diversi a partire dai siciliani, la canzone e il sonetto e a partire dagli stilnovisti, la ballata.
- la lirica si configura come un monologo soliloquio in 1° persona del soggetto che esprime i propri moti interiori, i propri sentimenti, la meditazione fra sé e sé.
Il discorso tende alla temporalità o si dispone su un piano temporale unico, è usato molto il presente perché coglie senza mediazione lo stato di coscienza del poeta nell'atto di esprimerlo.
- la lirica si rivolge a un personaggio preciso (donna, amico...) o generalmente al pubblico, ma spesso si rivolge al poeta stesso.

Solo episodicamente il poeta presenta in maniera esplicita le proprie vicende, per lo più evita di additarsi a modelli di comportamento.

Il genere lirico prevede complicazioni, trasgressioni narrativo (presente, passato, futuro) drammatica (dialoghi) trattistiche, comporta una varietà di temi e argomenti.


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