Il poeta è poeta, non oratore o predicatore


di Giovanni Pascoli


Anno: 1897
Temi: la poesia è intuizione, non messaggio - il poeta è un fanciullo, non un maestro - la poesia possiede valori profondamente umani e civili, ma li esprime con umiltà, in punta di piedi.
In questo passaggio fondamentale del Fanciullino, Pascoli rigetta un'idea eteronomistica della poesia: in altre parole, essa ha le sue leggi in sé, vive per se stessa, non per avvalorare comportamenti, scelte, ideali ecc. La poesia, insomma, è un attività del tutto autonoma. Siamo vicinissimi all'idea decadente dell'arte per l'arte.


Commento
All'inizio di questo passo l'autore sottolinea la moralità originaria di ogni discorso poetico, la sua funzione di moderare la ferocia e la brutale malvagità umane. In quest'ottica il fanciullino diviene una sorta di pacificatore sociale: Pascoli immagina che egli sia capace di destare in tutti gli individui che lo ascoltano le più nobili idealità civili, le quali concorrono poi a costruire la felicità sociale. E' qui riassunto l'umanitarismo tipico della concezione socio-politica dell'autore.
Il fatto però che, in passato, i poeti fossero realmente guide ed educatori di popoli non fu un risultato da loro ricercato (il poeto non deve farlo apposta). Infatti il poeta fanciullo non ha messaggi da imporre: conta sempre e soltanto la sua infanzia interiore. Quest'idea centrale si rivela nella seconda parte del testo. Pascoli si sforza di liberare la poesia dal linguaggio sonante e abbagliante della retorica, o dagli obblighi educativi e celebrativi che frenano la sua ispirazione: quest'ultima, come la vera poesia, può sgorgare solo dalla spontanea percezione del mondo tipica del fanciullino che è in ogni adulto.


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