Commento: La sera del dì di festa


di Giacomo Leopardi
Commento:


In questo idillio, composto a Recanati nel 1820, ancora una volta la contemplazione notturna si unisce al tema della disperazione del poeta.
E' notte e il poeta contempla il paesaggio illuminato dalla luna che si presenta dolce chiaro e senza vento, mentre di lontano appare nitido il profilo delle montagne.
All’incanto della pace notturna fa contrasto l’angoscia del poeta consapevole che la sua donna dorme tranquillamente, dopo aver trascorso con gioia il giorno di festa, durante il quale si è lasciata corteggiare da tanti giovani.
Ella non sa quale profonda piaga ha aperto nel cuore del poeta, il quale deve amaramente constatare che la natura onnipotente lo ha destinato alla sofferenza: per lui non c’è neppure la speranza
Per questo egli si chiede angosciosamente quanto tempo gli rimarrà ancora da vivere e getta un grido di dolore: ”O giorni orrendi in così verde etate!”
Intanto ode di lontano il solitario canto dell’artigiano, che ritorna alla sua povera casa dopo i divertimenti della giornata festiva.
Ciò fa pensare come tutto al mondo passa, e quasi ombra non lascia.
Del di festivo, infatti, più nulla rimane, così come intere epoche della storia, pur splendide un tempo per civiltà e valore, non hanno lasciato che tenui memorie, destinate anch’esse a scomparire
Già da fanciullo, dice il poeta quando al giorno festivo, bramosamente atteso, subentrava la notte, egli giaceva insonne nel letto ad ascoltare, a tarda notte, un canto che lentamente si spegneva in lontananza, mentre nel cuore penetrava una profonda tristezza al pensiero che tutte le cose umane finiscono nell’oscurità e nel silenzio.


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