Pronomi Personali: Soggetto e Complemento


I pronomi personali soggetto e complemento variano secondo la persona, il genere, il numero e la funzione.
Io, tu, egli, essi, mi, ti, ci, sono tutti pronomi personalisi riferiscono cioè alle persone del discorso.
Io, tu, egli, essi hanno funzione di soggetto
mi, ti, ci di complemento.

Ecco la tabella completa:

personanumerogeneresoggettocomplemento
forme toniche | forme atone
singolaremaschile e femminileiome - mi
singolaremaschile e femminiletute - ti
singolaremaschile e femminileegli, esso, ella, essalui, sé - lo, gli, si (ne)
lei, sé - la, le, si (ne)
pluralemaschile e femminilenoinoi - ci
pluralemaschile e femminilevoivoi - vi
pluralemaschile e femminileessi, esseloro,sé - li, si (ne)
loro, sé - le, si (ne)

  • egli si usa genericamente per le persone esso per animali o cose ella per le persone essa indifferentemente per persone, animali o cose.
So (= io so) che mi hai (= tu hai) cercato.
  • quando si vuol mettere in evidenza la persona che compie l'azione:
Tu sai guidare?
  • nelle contrapposizioni
  • quando può crearsi ambiguità con forme verbali uguali per persone diverse:
Non credo che egli sia sincero
lo= lui, ciò:Lo fanno sindaco. Lo compro io.
la= lei, essa:Non la vedo. La compro io.
gli= a lui, a loro:Gli dissi di no.
li= essi, loro:Li ho incontrati in montagna.
le= esse, loro:Le vidi due anni fa.
= a lei: Le dissi la verità.
A voi vi devo dare una bella lezione.
A te ti hanno scritto tanti amici.



I pronomi di prima e seconda persona hanno una sola forma, quelli di terza ne hanno una per il maschile e una per il femminile.
Ella è meno comune di essa.
Spesso i pronomi personali soggetto si sottintendono, specialmente quelli di prima e seconda persona:
Sono (= io sono) stanco.


I pronomi personali soggetto devono essere espressi:
  • Questo l'ho fatto io!
Mentre tu guardavi la televisione, io ho finito il compito.
Non credo che tu sia sincero.


Per non commettere errore: Gli o Loro?
E più corretto dire Se scrivi agli zii racconta loro tutto o Se scrivi agli zii raccontagli tutto?
I grammatici rispondono che è più corretta la prima frase. Nell'uso pratico, però, e oggi anche nell'uso letterario, sta prevalendo gli. Noi siamo per quest'uso, sia per ragioni di praticità sia per ragioni storiche.
Gli, infatti, deriva dal latino illis (= a quelli), loro deriva invece da illorum (= di quelli). Storicamente sarebbe quindi più giusto dire Se ve lo chiedono ditegli la verità.
Sul piano pratico gli è molto più agile di quel loro spesso così difficile da collocarsi. Del resto anche il Manzoni scrive:Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta? e ancora La legge l'hanno fatta loro, come gli è piaciuto ecc.
Così il Carducci e moltissimi altri scrittori classici. Sentite queste righe di Cesare Pavese: Cirino m'insegnò a trattare i manzi, a cambiargli lo strame, a preparargli il beverone, a passargli la forcata giusta di fieno e provate a mettere loro al posto di gli... Povero Pavese!
A conferma della legittimità di gli è sufficiente pensare alle forme composte glielo, gliela, e glieli che valgono ugualmente per il singolare e per il plurale: Se non lo sanno, diteglielo voi. 
Per concludere, quando la naturalezza del discorso lo richiede e non nasce confusione è meglio usare gli anziché loro.

Pronomi personali complemento: forme toniche e forme atone
Le forme toniche me, te ecc. sono generalmente poste dopo il verbo e hanno la funzione di complemento oggetto (Ha chiamato me) o di complemento indiretto se sono precedute da preposizione (a te = complemento di termine; con noi = complemento di compagnia).
Loro, oltre a significare essi o esse (Non sgridiamo loro ma voi), quando è posto dopo il verbo, significa anche a essi oa esse: Ho fatto loro (= a essi) un grande favore. Se è posto prima del verbo vuole la preposizione aA loro ho fatto un grande favore.
Lui, lei, loro sono usati anche come soggetto quando si vuol dare particolare risalto al pronome (Lui crede di aver ragione); nelle contrapposizioni (Lui rideva e lei piangeva); quando sono preceduti da anche, perfino, pure, neanche, neppure, nemmeno, tanto, quanto, come, più, tranne, ecco ecc.
(Perfino lei ride. Io la penso come lui); quando sono posti dopo il verbo (Se la vedono loro); nelle esclamazioni (Beati loro!).

Le forme atone mi, ti ecc. dette anche particelle pronominali, possono avere la funzione di complemento oggetto (Non mi ha chiamato = non ha chiamato me) o di complemento di termine (Se ti scrive = se scrive a te).

Le forme atone di terza persona hanno i seguenti valori:


Per non sbagliare: A me mi, a te ti
A me non mi piace la minestra.

Queste sono frasi di uso comune nel linguaggio parlato, ma non sono corrette perché contengono due pronomi personali che hanno lo stesso significato.
Esse equivalgono a: A me a me non piace la minestra.
La ripetizione ( detta anche ridondanza) è inutile per la comprensione della frase e fastidiosa come suono. Bisogna quindi cercare di evitare queste forme nel parlare e non usarle assolutamente nello scrivere.
Si può accettare la ripetizione del pronome solo nei casi in cui si voglia dare particolare evidenza alla persona rappresentata da tale pronome, come, per esempio, nelle contrapposizioni:


A me, che ho fatto tutto il lavoro, nessuno mi ha detto niente. A voi, che non avete combinato nulla, vi hanno fatto un sacco di complimenti.


Come vedete dall'esempio, è bene che i pronomi non siano vicini e che il distacco sia evidenziato dalla punteggiatura. 


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