Le più belle frasi di Valentino Rossi


Valentino Rossi è un pilota motociclistico italiano nato il 16 febbraio 1979 a Urbino. Con i suoi 9 titoli conquistati è diventato tra i piloti più titolati del motociclismo, ma detiene altri record come quello di essere l'unico pilota nella storia ad aver vinto il mondiale di moto in quattro classi differenti e, pure quello di Gran Premi disputati consecutivamente.
Ci ha regalato tante emozioni, ha fatto amare il motociclismo anche alle persone che in fondo non amano questo sport, ma che non possono fare a meno di vederlo solo perché c'è quel ragazzo, con le sue vittorie, i suoi siparietti a fine gara... che rendono tutto più divertente. Ha avuto dei momenti bui in carriera e, molti lo davano per finito, dicendo che ormai era troppo vecchio per praticare questo sport... ma con la stessa voglia di vincere di quanto era un ragazzino, più l'esperienza accumulata negli anni e riuscito sia vincere che a zittire tutti i gufi. Motivo per cui, chi segue questo sport e non ama Valentino Rossi, finisce per odiarlo.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di Valentino Rossi, uno dei piloti più titolati di tutti i tempi nel motociclismo.

1) Sono il migliore, è vero. Io però penso ancora a migliorare. Quando credi di essere perfetto vuol dire che sei finito.

2) Le donne sono come i giornalisti: quando vinci, arrivano.

3) La forza mentale fa parte del carattere, non si può studiare a tavolino. Si è forti di testa se si riesce a rimanere sereni e divertirsi anche quando le cose non vanno bene, e se si riesce a non perdere mai la fiducia in se stessi e nel lavoro di squadra.

4) Sono sempre in ritardo, in tante cose mi ci vuole molto più tempo delle persone normali. Compenso la supervelocità in pista con la superlentezza nella vita.

5) Andavo bene a scuola. Facevo bene un sacco di altre cose. Ma io volevo correre. Forte, fortissimo. Con la moto. E l'ho fatto. Pensa se non ci avessi provato.

6) La mia posizione preferita? Io davanti e Stoner dietro.

7) A 20 anni si ha un'idea diversa dei trentenni: si tende a pensare che siano già vecchi, ma per fortuna non è così, soprattutto se di mezzo c'è una moto. Questo non è uno sport estremo a livello di sforzo fisico, quindi si può rimanere al top per tanto tempo.

8) Quando arriva il weekend di gara sono felicissimo e non vedo l'ora di salire in moto: finché provo queste sensazioni, è giusto andare avanti. Quando cambierò atteggiamento, sarà il momento di dire basta.

9) Sembra che io sia una grande motivazione per gli avversari... ogni volta che ci sono io vanno un secondo più forte!

10) Solo se vinci puoi permetterti di fare il deficiente.

11) Come approccio alle gare, secondo me adesso ci vuole più impegno di prima, perché quando sei giovane ti viene tutto più facile, adesso per fare un risultato bisogna essere sempre concentrati al 100% ma sopratutto lavorare tanto anche nel box e cercare di non lasciare nessun dettaglio al caso.

12) La moto non è solo un pezzo di ferro, anzi, penso che abbia un'anima perché è una cosa troppo bella per non avere un'anima.

13) La moto è come una bella donna, delle volte è arrabbiata, delle volte ti dà grandi soddisfazioni, ma devi sempre stare attento a non farla arrabbiare perché altrimenti ci potrebbero essere dei problemi.

14) Se ti innamori, in pista vai più piano.

15) Io sono Valentino Rossi, non mi sembra giusto che io debba correre con la moto più lenta e che per giunta si rompe sempre. L'unica cosa che mi manca è mettermi la divisa da meccanico che usano in Giappone e vedere cosa fare per far andare più forte la moto...

17) Se avete problemi a prendere sonno vi consiglio la conferenza stampa di Zeman in versione integrale.

18) È il momento peggiore perché le gare sono abbastanza brutte, anche se il livello è fantastico e le moto e i piloti velocissimi. Ma tutto è troppo perfetto.

19) La moto è come una ragazza. Dipende dalla carburazione: grassa, va piano; magra, si spacca.

20) Quando abbiamo scollinato verso sinistra, piegatissimi, in terza piena, a 170 all'ora, dalla mia Honda vedevo solo le marmitte superiori della sua Yamaha. Perché lui era ancora davanti a me, all'ingresso della curva che scavalca la collina. Nel punto in cui non hai più un orizzonte. Ero incollato a lui. Eravamo alla fase finale di un duello iniziato da otto piloti e finito con due. Noi due. Io e Biaggi. Alla resa dei conti del campionato 2001. Ultimo giro. Ultimo punto difficile. Ultimo attacco. Ultima possibilità, per me.



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