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Biografia: Santa Caterina da Siena


Biografia:
Caterina Benincasa, conosciuta come Caterina da Siena nacque nel 1347 a Siena, in fondo a una ripida stradina presso Fontebranda, all'ombra del Duomo e di San Domenico, dove c'è 'abitazione di Jacopo Benincasa, tintore di pelli e di sua moglie, Lapa e dei loro ventitré figli. Lei è la ventiquattresima, la gemella Giovanna è morte poche settimane dopo. Nell'anno della sua nascita, a causa della peste, ci furono ottantamila morti nel contado, quindicimila entro le mura cittadine (la metà dell'intera popolazione). Già all'età di 7 sette anni, Caterina, ebbe  un'irrefrenabile vocazione religiosa, e a sedici anni, nonostante il parere dei suoi, entra nel convento delle «Mantellate» domenicane. Da allora non conosce che astinenze e macerazioni, visite ai poveri, agli infermi e ai carcerati. La compassione e l'amore per un condannato a morte le detteranno una delle lettere più ardenti.
La fama della sua vita esemplare e il trapelare di certe voci che parlano di estasi, di visioni e di miracoli, rendono ben presto popolare in città la giovane suora. A diciott'anni è talmente nota che le scrivono personalità da tutto il mondo. Le autorità ecclesiastiche, sempre attente di fronte a casi come questi, un po' troppo clamorosi, perplesse istruiscono un processo: Caterina ne uscirà con tutti gli onori e anzi con l'esortazione da parte del pontefice a inserirsi nella vita civile per adoperarsi come arbitro di pace.
Sono momenti tristi per la Chiesa: il trono papale trasferito in Avignone è una ferita nel cuore di Caterina, che con il suo apostolato attivo, contribuisce al ritorno di Gregorio XI in Roma.
Infaticabile nella sua missione di pace, la santa favorisce la riconciliazione tra Firenze e Roma e nel 1378 interviene per sedare il contrasto fra Urbano VI e Clemente VII; le sue ultime lettere sono tutto un fuoco d'amore, per Cristo, per la sua mistica sposa, la Chiesa, e per il suo Vicario, il pontefice.
Il 29 aprile muore ripetendo: «Sangue, Sangue, Sangue!».

Possiamo seguire i suoi ultimi momenti attraverso le parole di uno dei discepoli: «Per otto settimane giacque senza potere alzare il capo, tutta dolori. A ogni suo spasimo, alzando gli occhi, ne ringraziava Dio lieta. Alla domenica dinanzi l'Ascensione, il corpo non era ormai più che uno scheletro; dal mezzo in giù senza moto, ma nel volto raggiante la vita».

Canonizzata da papa Pio II nel 1461, nel 1970 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Paolo VI. È compatrona d'Italia e d'Europa.


Opere:

L'opera di Caterina comprende il Libro della Divina Dottrina o Dialogo della Divina Provvidenza, e le Lettere. Le lettere sono circa quattrocento, indirizzate a papi, re, condottieri e illustri uomini del tempo, e in esse spicca la personalità appassionata di Caterina.
Se manca a Caterina l'equilibrio che diventa chiarezza stilistica, ricca è, invece, la sua passione che tende all'oratoria, all'affettuosa confidenza, all'incitamento, al giudizio intransigente. Scrive alla madre, al fratello, alle sorelle sue del convento, ai grandi della terra e, con ciascuno, entra in colloquio diretto, immediato; sempre libera da preoccupazioni retoriche e letterarie. Appassionata è quando racconta a Raimondo da Capua, suo direttore spirituale e biografo, la morte di un gentiluomo perugino, Niccolo di Tuldo, accusato di complotto contro il governo ghibellino di Siena e condannato a morte, o quando si rivolge a papa Urbano VI perché intraprenda la riforma morale della Chiesa, o quando si scaglia contro i simoniaci che vendevano, per denaro, persino «la grazia dello Spirito Santo». 



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