O papa Bonifazio, eo porto el tuo prefazio - Jacopone da Todi


Testo:

O papa Bonifazio,
eo porto el tuo prefazio
e la maledezzone
e scommunicazione.
Co la lengua forcuta
m'hai fatta esta feruta:
che co la lengua ligne
e la piaga ne stigne;
ca questa mia ferita
non pò esser guarita
per altra condezione
senza assoluzione.
Per grazïa te peto
che me dichi: «Absolveto»,
e l'altre pene me lassi
finch'io del mondo passi.
Puoi, si te vol' provare
meco essercetare,
non de questa materia,
ma d'altro modo prelia.
Si tu sai sì schirmire
che me sacci ferire,
tengote bene esperto,
si me fieri a scoperto:
c'aio dui scudi a collo,
s'io no i me ne tollo,
per secula infinita
mai non temo ferita.
El primo scudo, sinistro,
l'altro sede al deritto.
Lo sinistro scudato,
un diamante aprovato:
nullo ferro ci aponta,
tanto c'è dura pronta:
quest'è l'odïo mio,
ionto a l'onor de Dio.
Lo deritto scudone,
d'una preta en carbone,
ignita come foco
d'un amoroso ioco:
lo prossimo en amore
d'uno enfocato ardore.
Si te vòi fare ennate,
puo'lo provar 'n estante;
e quando vol' t'abrenca,
ch'e' co l'amar non venga.
Volentier te parlava:
credo che te iovara.
Vale, vale, vale,
Deo te tolla onne male
e dìelome, per grazia,
ch'io el porto en leta fazia.
Finisco lo trattato
en questo loco lassato.



Parafrasi

O papa Bonifacio, io porto il peso della tua sentenza e la maledizione e la scomunica. Con la tua lingua bifida mi hai provocato questa ferita: e ora con la lingua leccala, e cancellane la piaga; perché questa mia ferita non può essere guarita in un altro modo se non con l'assoluzione. Per favore ti chiedo che tu mi dica: «Sia assolto», e mi lasci pure le altre pene finché io non trapassi da questo mondo.
Poi, se vuoi provarti a contendere con me, non con queste armi, ma in altro modo combatti. Se tu sai tirare la spada in modo da toccarmi, ti riterrò assai valente, se mi ferisci in una parte indifesa: perché io ho due scudi al collo e non me li tolgo, per tutti i secoli infiniti non ho da temere ferita. Il primo scudo è a sinistra, l'altro sta a destra. Lo scudo sinistro è un diamante a tutta prova: nessuna spada può scalfirlo, tanto è di dura tempra; questo è l'odio di me stesso, unito all'onore di Dio. Lo scudo a destra è di una pietra di carbonchi bruciante come il fuoco di un atto d'amore: e queste è l'essermi il prossimo caro di un amore ardentissimo. Se vuoi farti avanti, lo puoi provare subito; e industriati quanto vuoi a impedire che io vinca col mio amore. Volentieri ti parlerei: credo che ti gioverebbe.
Salute! Dio ti sollevi da ogni male, e lo dia a me per grazia sua, ché io lo sopporterò con viso lieto. Termino la trattazione in questo punto.


Commento

Jacopone sa spogliare i fatti, anche quelli autobiografici, sino a farne oggetto di una requisitoria morale; li strappa da sé con dispetto e con dolore. In questa epistola a papa Bonifacio VIII, che lo scomunicò e lo fece incarcerare, egli rivolge una preghiera che ha voce della accusa e la forza della rivendicazione d'un diritto. Chiede che gli venga tolta la scomunica, non le altre pene che egli non teme. Il fondo storico dell'epistola è questo; sin dall'inizio del suo pontificato Bonifacio VIII si rivelò nemico di quei Francescani che seguivano una disciplina di rigida povertà. Costoro, tra i quali Jacopone, erano appoggiati dal cardinale Colonna che, nel 1297, sottoscrisse una dichiarazione tendente a far considerare nulla l'elezione di Bonifacio. Il papa rispose con la scomunica e l'assedio della città di Palestrina dove i Colonnesi s'erano rifugiati. Caduta Palestrina, Jacopone venne gettato in carcere.



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