Tre cose solamente mi so' in grado - Cecco Angiolieri


Sembra il programma di vita d'uno scioperato, d'un perdirgiorno, che ama solamente le donne, la taverna e il gioco: ma trarre, dall'arte, i lineamenti di una biografia, è far coincidere, in modo arbitrario, immaginazione e realtà, finzioni ed esperienza. Cecco si diverte a deridere il mondo quotidiano e se stesso. E' un buon letterato e il suo non è soltanto "cinismo verbale": l'aria grigia e tetra che passa nei versi suoi crea momenti e clima di poesia.


Testo:

Tre cose solamente mi so ’n grado,
le quali posso non ben men fornire:
ciò è la donna, la taverna e ’l dado;
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire1.

Ma sì me le conven usar di rado,
ché la mie borsa mi mett’al mentire;
e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,
ch’i’ perdo per moneta ’l mie disire2.

E dico: – Dato li sia d’una lancia! –
Ciò a mi’ padre, che mi tien sì magro,
che tornare’ senza logro di Francia3.

Trarl’un denai’ di man serìa più agro,
la man di pasqua che si dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro4.



Parafrasi

Tre cose solo mi piacciono, delle quali non mi posso fornire a mio piacere: le donne, le taverne e i dadi; queste tre cose mi rallegrano il cuore. Ma mi conviene usarla raramente, perché il mio portafoglio me li nega; e quanto questo mi viene in mente, mi lamento forte, perché devo rinunciare ai miei desideri per colpa della moneta. E dico: «Lo si colpisca con la lancia!». Questo va a mio padre, che mi tiene tanto a stecchetto, che io dovrei tornare anche se fossi in Francia, pur senza essere richiamato col logoro. Togliergli dalle grinfie un soldo la mattina di Pasqua, quando tutti donano, sarebbe più difficile che per un bozzagro catturare una gru.


Analisi del testo

Livello metrico
Sonetto con rime alternate sia nelle quartine che nelle terzine. Lo schema è ABAB, ABAB; CDC, DCD.

Livello lessicale, sintattico e stilistico
Il sonetto presenta diversi tratti morfologici tipici del dialetto senese, come la forma di terza persona plurale «so» (v. 1) e il possessivo «mie» (vv. 6, 8); la scelta lessicale è orientata verso parole dai suoni aspri e che presentino forti scontri consonantici (come «logro», v. 11), collocate spesso anche in rima («sbrado», v. 7; «bozzagro», v. 14). Già sul piano del suono, dunque, la poesia di Cecco si pone programmaticamente agli antipodi dei canoni stilnovistici. Evidente, nell’ultima terzina, il ricorso al lessico tecnico della caccia; è discusso se a quest’ambito vada ricondotto anche il termine «logro» del v. 11. Tra le figure retoriche prevale la metonimia (cfr. note e ), ma è presente anche la similitudine (seconda terzina). Come in genere avviene nella poesia di Cecco, grande rilevanza assume l’iperbole (dominante in entrambe le terzine).
La struttura sintattica è abbastanza semplice. Nelle quartine non si va oltre il primo grado di subordinazione: ogni proposizione (con l’eccezione del v. 7) tende a occupare un intero verso; solo nella prima terzina si raggiunge il secondo grado di subordinazione.

Note:
Bozzagro = una poiana.
Borsa = inteso come finanze o portafoglio.


Commento

Nel sonetto "Tre cose solamente m'enno in grado", egli afferma di amare solo la donna, la taverna e il gioco, uniche cose che lo fanno sentire veramente felice. Ma l'autore sostiene di non poter godere di queste cose per colpa della borsa sempre vuota. Questa difficile condizione di vita lo spinge a pronunciare invettive violente contro il padre: " sia trafitto con una lancia che mi tiene così a corto di denaro", infatti togliere un soldo al padre è faticoso anche se accadesse la mattina di Pasqua quando tutti regalano le mance. Il padre di Cecco è talmente avaro che è più facile che una poiana catturi una gru (uccello più grosso di lei) piuttosto che conceda al figlio del denaro. Cecco usa un linguaggio pieno di modi e di cadenze popolari che meglio si presta alla battuta e alla parola dialettale incisiva.



1 commenti :

  1. L'odio per il padre
    Il motivo "empio" dell'odio verso il padre, con l'augurio della sua morte, torna di frequente nella poesia di Cecco. La rivolta contro il padre si collega strettamente con gli atteggiamenti di ribellione: la figura paterna rappresenta infatti per eccellenza la norma, l'ordine, l'autorità sociale, proprio quegli obiettivi contro cui il "ribelle" si scaglia.

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