Segnori, udite strano malificio - Jacopo da Leona


Il barbuto del sonetto è Rustico di Filippo: ritratto come un dissipatore del già magro patrimonio, ammonito dalla moglie che pensa alle figlie da maritare. E' questo uno degli otto sonetti di Jacopo da Leona, giudice e notaio aretino, ritenuto "vero bon trovatore" da Guittone.

Testo:

Segnori, udite strano malificio,
che fa il Barbuto, l'anno, di ricolta:
ch'e' verso l'aia rizza tal dificio,
che tra' si ritto, che non falla volta.
Or non è questo ben strano giudicio,
ch'a' consumare ha si la gente tolta?
Chi gli averebbe dato questo uficio,
ch'ad ogn'om va pgnendo dazo e còlta?
Non giova che la moglie l'ammonisce:
- Ché non pensi di queste tue fanciulle.
se non che sopra ti pur miri e lisce? -
Que' risponde: - Perché non le trastulle?
Torre a' compagni non mi comparisce,
ca rimedir non posso pur le culle.


Parafrasi:

Signori, udite un po' la singolare malizia
che adopera il Barbuto per estorcere denari nel corso dell'anno:
egli drizza sull'aia un tale ordigno di guerra da lanciar pietre, 
che colpisce così bene da non mandare mai un colpo a vuoto.
Non è forse questo un bel singolare e inusitato supplizio,
che ha preso per far morire la gente?
E chi gli avrebbe dato questo incarico 
di porre dazi e gabelle a ognuno?
Non giova che sua moglie l'ammonisca:
<<Perché non pensi alle tue figliole, 
invece di pavoneggiarti e farti bello soltanto?>>
Egli risponde: <<Perché  non le fai divertire tu?
Rubare denaro ai miei amici non mi fa buon pro,
perché non riesco neppure a procacciarmi le culle per i piccoli>>.



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