Di aprile - Cenne da la Chitarra


Testo:

Di aprile vi do vita senza lagna:
tafani a schiera con asini a tresca,
ragghiando forte, perché non v’incresca,
quanti ne sono in Perosa o Bevagna;

con birri romaneschi di Campagna
e ciaschedun di pugna sì vi mesca:
e, quando questo a gioco non rïesca,
restori i marri de’ pian de Romagna.

Per danzatori vi do vegli armini,
una campana, la qual peggio sona,
stormento sia a voi, e non refini.

E quel che ’n mil[l]antar sì largo dona,
en ira vegna de li soi vicini,
perché di cotal gente sì ragiona.


Parafrasi

In aprile ho intenzione di darvi una vita di cui non avrete da lamentarvi: una folla di tafani, in rumorosa lotta con tanti asini, che ragliano forte, sempre che non vi dispiaccia, quanti ve ne sono in Perugia o Bevagna; con sbirri romani di campagna; e ciascuno vi suoni un sacco di botte, e se ciò non vi riesce gradito, allora vi ristorino del danno i marraioli di Romagna [dandoneve altrettante]. Per danzatori vi fornisco vecchi armeni; una campana dal suono fesso costituisca il vostro strumento musicale e non smetta mai di suonare. E colui che nella sua esagerata fantasia si mostra tanto prodigo [Folgòre da San Gimignano] susciti l'ira dei suoi vicini col parlare di gente di questo stampo.


Commento

Schiere pungenti di insetti e di asini raglianti sono il dono di aprile. Vecchi armeni danzano e li accompagna la musica d'una campana stonata: l'umor nero di Cenne gioca con la corda del grottesco. Allude a Folgore nell'ultima terzina, (v. 12) definendolo un millantatore.



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