Musica Bebop


Il bebop rappresenta una rivoluzione stilistica

Con la seconda guerra mondiale l'era dello swing finisce improvvisamente. L'influenza di questo stile si farà sentire ancora a lungo nella musica da film, ma per il jazz la metà degli anni quaranta rappresenta un momento di passaggio fondamentale: nasce infatti il bebop.
Le ragioni di questa "rivoluzione" sono molteplici:
- da un punto di vista strettamente musicale, lo straordinario successo dello swing non era prima di aspetti negativi: l'uniformità e la ripetitività avevano preso il sopravvento sull'originalità e sulla creatività, riducendole a fenomeno commerciali di massa;
- da un punto di vista sociale, il fatto che fosse praticato da molti musicisti bianchi ne aveva indebolito il carattere di musica afroamericana, legata alla tradizione popolare nera e alle problematiche della gente di colore.

Il bebop modifica molti aspetti dello swing

Con l'avvento del bebop si recuperano gli aspetti più squisitamente "neri" del jazz, che molte orchestre swing bianche, ma anche nere, avevano addolcito e modificato. Tra le differenze più evidenti tra il vecchio stile e il jazz moderno si può notare che:
- lo swing utilizzava soprattutto grandi orchestre; il bebop invece predilige band di pochi esecutori: tromba e sassofono per la sezione melodica, pianoforte, contrabbasso e batteria per la sezione ritmica ne costituiscono il modello ideale;
- lo swing era musica commerciale, di grande successo; il musicista bebop invece suona per un pubblico ristretto; i boppers (così si chiamavano gli esecutori di questo nuovo stile) assumevano in genere atteggiamenti provocatori e anticonformisti: muniti di grossi occhiali neri, pizzetto e bacchetto, parevano disinteressarsi completamente degli ascoltatori e giravano loro le spalle appena terminata l'esecuzione, incuranti degli applausi.
- lo swing era una musica piacevole, ballabile, che spesso esprimeva ottimismo e serenità; il bebop invece è una musica difficile, aspra, ad alto contenuto drammatico. Dal punto di vista melodico il bebop utilizza frasi frammentarie, cioè nel complesso tutt'altro che orecchiabili e graziosi. Dal punto di vista ritmico è caratterizzato da grande velocità e irregolarità. La sezione ritmica delle band diventa più importante e soprattutto più espressiva.

Charlie Parker e Dizzy Gillespie sono i simboli della musica bebop

Il sassofonista contralto Charlie Parker, detto "Bird", è senza dubbio il più importante musicista bop e probabilmente il più grande improvvisatore jazz: le sue esecuzioni sono basate su una complessa armonia e su un ritmo molto irregolare ed espressivo. Sebbene sia morto a soli 35 anni, il suo stile ha influenzato un gran numero di musicisti e la sua importanza nella storia del jazz è paragonabile a quella di Louis Armstrong.
Un altro grande esponente del bebop è il trombettista John Birks Gillespie, detto "Dizzy", che suonò con Parker in numerosissime occasioni. Dal 1945 al 1950 ha diretto la più importante big band bebop, proiettandovi il linguaggio boppers furono il pianista Bud Powell, i batteristi Kenny Clarke e Max Roach.

Negli anni '50 e '60 si sviluppano nuovi stili

Il bebop ebbe all'inizio uno scarsissimo successo di pubblico. Ma è a partire da questa esperienza che si sono mossi i musicisti che dagli anni cinquanta a oggi hanno segnato la storia del jazz. Non è naturalmente possibile seguire tutte le strade e tutte le tendenze, ma è giusto indicare almeno le principali:
- cool jazz: rispetto al bebop proponeva ritmi meno frenetici e sonorità soprattutto da musicisti bianchi, fra i quali il posto di spicco spetta al pianista italo-americano Lennie Tristano.
- hard bop: continuando invece sulla difficile strada intrapresa dai primi boppers, altri musicisti hanno puntato sul recupero delle radici afroamericane, sull'improvvisazione e su sonorità diverse li spinse anche a inserire nuovi strumenti, come il flauto e l'organo elettrico. I più importanti interpreti di questa corrente musicale, sviluppatosi intorno alla metà degli anni cinquanta, furono i Jazz Messengers di Art Blakey, il quintetto di Max Roach e Clifford Brown e quello di Miles Davis con John Coltrane.
- free jazz: una delle ultime correnti del jazz è quella del cosiddetto free jazz (jazz libero); essa si basa sul ritorno all'improvvisazione collettiva che caratterizzava lo stile jazzistico di New Orleans, ma soprattutto su un uso molto libero (da qui il nome) dei temi e delle armonie e sull'originalità del timbro strumentale; il suo più importante esponente è il sassofonista contralto Ornette Coleman; altri nomi di spicco sono quelli di Albert Ayler (sax tenore) e Cecil Taylor (pianista);
- rhythm and blues: è un filone di musica popolare afroamericana più commerciale, che si sviluppa a partire dalla seconda metà degli anni quaranta; il pubblico nero, infatti, non accettò inizialmente la rivoluzione dei boppers e cercò musiche più ballabili e orecchiabili.
L'importanza del rhythm and blues è dovuta anche al fatto che, alla fine degli anni cinquanta, esso uscì dai ghetti neri e ispirò uno dei più importanti stili della musica leggera: il rock and roll.



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