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Prefazione e Preambolo di La Coscienza di Zeno, Svevo

Ecco due brevi riassunti delle parti iniziali di questo romanzo:

Prefazione
Il dottor si presenta e si scusa di aver indotto il suo paziente a scrivere la sua biografia che gli serviva ad un preludio alla psicoanalisi. Questa cura diede dei buoni risultati che sarebbero stati maggiori se il paziente avesse continuato a scrivere. Egli pubblica queste memorie per dispetto ed è pronto a dividere con lui gli onori se riprenderà la cura.

Preambolo
Più di dieci lustri lo separavano dalla sua infanzia. Il dottore gli aveva raccomandato di non ostinarsi a guardare tanto lontano, anche cose recenti. Per facilitarsi il compito comprò un trattato di psicoanalisi, lo lesse, ma gli parve noioso. Dopo mangiato di sdraiò sulla poltrona per scrivere qualcosa ma si addormentò. Nel dormiveglia vede un bambino in fasce, non era lui ma il figlio della cognata, altri pensieri offuscavano la sua mente e non riusciva neanche a pensare a quelle cose che qualche volta l'avevano fatto felice. Quindi rinuncia e si propone di ritentare il giorno seguente.
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Psico Analisi La coscienza di Zeno Capitolo 8

Nelle ultime pagine del romanzo, Zeno appare trasformato: afferma a tutti di possedere una salute perfetta e invidiabile, acquista mediante il successo negli affari. Riflettendo però più in generale sulla vita, sull’uomo e sugli ordini che questi ha inventato, non riesce a vedere, intorno a sé, altro che segnali di morte e distruzione. Per risolvere i mali da cui, dice, la vita attuale è inquinata alle radici, occorrerebbe forse un’apocalittica rigenerazione… Siamo davanti a un epilogo assai complesso, a un lieto fine così problematico da rovesciarsi nel suo contrario.

Analisi del testo
La chiusa del romanzo può essere divisa in tre momenti.
All'inizio, simmetricamente con la pagina d’apertura dell’opera, ritorna il personaggio del dottor S. e viene riproposta la situazione che dà vita al romanzo, cioè il contrasto tra paziente e analista. Esso porta all’interruzione della terapia e quindi alla situazione conclusiva; inoltre giustifica la pubblicazione delle memorie da parte del medico, che vuole in tal modo vendicarsi del proprio paziente
Quindi Zeno si congeda dal lettore lasciando non confessioni di malattia e debolezza da parte di un inetto, ma la descrizione di una salute solida, perfetta. Chiarisce di essere stato guarito non dalla psico-analisi, ma dal commercio (l’attività che suo padre aborriva), favorito dalla nuova situazione creata dalla guerra: vincendo l’inerzia che attanagliava tutti, Zeno ha infatti cominciato a comprare merci di ogni tipo, aspettando il momento propizio per rivenderle ad acquirenti bisognosi di tutto. Ha saputo adeguare il proprio comportamento alla situazione, con le modalità proprie degli speculatori, e ha così ottenuto il successo.
Nella conclusione, le note di fiducia e felicità si dissolvono di fronte alla sconsolata osservazione che la vita attuale è inquinata alle radici. L’unico modo in cui l’umanità può guarire, forse, è scomparire, mediante una catastrofe inaudita che distrugga ogni forma di vita sul pianeta.

Significato del testo
Proprio sul finire del libro, Zeno comunica la conquista della propria guarigione. Ha superato l’inettitudine, ha vinto. Con enfasi l'io narrante sottolinea il proprio stato attuale di benessere e di salute: Io sono guarito! Io sono sano, assolutamente. Ma non possiamo appagarci di questa conclusione: il testo è infatti cosparso di ambiguità, come sempre avviene nella Coscienza di Zeno.
Sono due gli elementi più emblematici di tale ambiguità.
  • Zeno sta scrivendo al proprio ennesimo rivale, il dottor S., e quindi è plausibile il sospetto che voglia ingigantire ai suoi occhi la portata della propria guarigione, irridendo la terapia psicoanalitica. D'altra parte il rifiuto della terapia psicoanalitica (e quindi della verità che essa ha dimostrato, cioè che Zeno è malato di nevrosi) era un esito già previsto, studiato ed esemplificato dallo stesso Freud: in tal senso, perfino questo distanziarsi di Zeno dalla psicoanalisi potrebbe costituire una paradossale conferma della dottrina freudiana.
  • Inoltre Zeno afferma di essere guarito solo per quel poco che è possibile guarire da quella particolare malattia che è la vita: A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Nessuno sforzo (né commercio né psicoanalisi né altro) può davvero guarire la vita: essa va presa così com'è. E' questo forse, il vero messaggio del romanzo.

Se Zeno è (almeno dal suo punto di vista) guarito, sono però malati tutti gli altri. Per denunciare il fallimento dell'intera umanità, il testo ricorre a concetti darwiniani: il progresso è sicuro solo per gli animali, le bestie, che si adattano all'ambiente ed evolvono in modo naturale; non lo è per la civiltà umana. In essa infatti gli ordigni che si vendono e si rubano, e sono sempre più efficaci, prendono il posto delle risorse naturali dell'organismo, che perciò si corrompe e si atrofizza. L'uomo diviene perciò sempre più furbo e sempre più debole, sempre più ammalato e irresponsabile.
La guerra mondiale è giunta appunto a smascherare l'enorme potenziale di violenza che si annida nella storia e nella società. In fondo neppure lo stesso Zeno si salva da questa logica di sopraffazione: è guarito, a suo dire, in uno dei modi più ripugnanti, mediante le speculazioni di guerra, cioè a danno dei più deboli. E se per guarire un individuo deve fare violenza agli altri, ciò significa, conclude Svevo, che la società è malata senza speranza di vera guarigione.
Scaturisce da qui la conclusione paradossale, e di fatto totalmente negativa, nichilista, di Svevo: l'unica speranza di rinnovamento, dice Zeno, risiede... nell'annichilimento universale! Solo un'esplosione enorme, solo una catastrofe inaudita e senza rimedio potrà cancellare la malattia: cancellando per sempre la vita che l'ha prodotta. E' l'ultimo scatto di (inquietante) ironia, l'ultimo geniale paradosso del libro.

Analisi operativa
Congedandosi dal suo diario, Zeno sostiene di aver raggiunto una salute solida, perfetta. Io sono guarito, rinfacciando questo successo al medico che lo aveva in cura.
Zeno, dopo essersi dichiarato sano, protesta però di non essere un ingenuo e afferma che è tutta la vita moderna a essere malata.
Nell'ultima pagina del diario Zeno fa i conti con alcune questioni di fondo:
- la condizione umana quale naturale condizione di dolore;
- la civiltà e la società come costruzioni della cattiveria degli uomini, del loro malcontento;
- infine, l'incapacità d'individuare cure efficaci: tali non gli sembrano né le utopie socialiste, né le vecchie prospettive dell'ottimismo positivista.

L'ultimo capoverso con l'immagine conclusiva di distruzione universale, ha finito per caricarsi, a posteriori, di significati quasi profetici, a motivo di ciò che è accaduto nel 1945 con le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
La conclusione del romanzo si presenta come un'appassionata autodifesa (Zeno dice di non essere ammalato come il dottor S. sostiene) e, insieme, come una terribile accusa all'umanità e una previsione di catastrofe futura.

La linguistica
Il gioco dell'ambiguità, del rovesciamento, del paradosso è sempre all'opera nella Coscienza di Zeno, e lo è a maggior ragione in questo finale. Quasi in ogni punto Zeno fa affermazioni destinate a essere smentite, esplicitamente o meno, da quanto afferma poco prima o poco dopo.
Alcuni concetti e termini del testo sembrano richiamare la teoria del darwinismo e la sua idea di lotta per la vita come salutare mezzo di selezione naturale per gli individui.
Molti hanno definito una profezia l'apocalittica visione dell'ultimo capoverso.
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La coscienza di Zeno Capitolo 7

Cap VII - Storia di un'associazione commerciale - Il funerale mancato
Protagonista del settimo capitolo è, oltre a Zeno, suo cognato Guido Speier. Costui è il marito di Ada, la più bella delle sorelle Malfenti, la preferita di Zeno; ma Ada lo ha rifiutato e Zeno ha dovuto ripiegare su Augusta. Questo matrimonio peraltro si rivela più fortunato di quello tra Guido e Ada. Quando Guido decise di fondare un'impresa commerciale e chiede a Zeno di aiutarlo, il protagonista accetta, lusingato e persino commosso. Rievocando il passato, tuttavia, Zeno sottolinea in più punti di non essere stato corresponsabile di quanto era accaduto poi: Guido infatti, prima con alcuni affari arrischiati e poi giocando in Borsa, si riduce al fallimento; per salvarsi, simula un suicidio (non il primo, in verità), ma i soccorsi giungono troppo tardi e Guido muore davvero. Comincia a questo punto l'episodio qui analizzato, uno dei più famosi del romanzo.

Ripercorriamo il testo
Zeno si getta con frenesia nell'impresa di recuperare, almeno in parte, il patrimonio dissipato da Guido, investendo in Borsa a nome suo: e ci riesce, con suo stesso stupore, anche grazie all'aiuto del furbo Nilini. In quelle ore convulse, però, si ricorda troppo tardi di dover partecipare al funerale di Guido... e finisce così per seguire il corteo funebre di un altro.
Accortosi di aver sbagliato funerale, Zeno avrebbe ancora la possibilità di accodarsi al corteo funebre dei suoi parenti, ma non lo fa per turbare la cerimonia, dice a se stesso. Decide allora di rientrare in città per un'altra strada. In quel tragitto si sente bene e pieno di vita come mai gli era accaduto prima.
Tornato a casa, però, quell'impressione di forza e di sicurezza rapidamente svanisce, di fronte al rimprovero della moglie Augusta.

Il significato del testo
Zeno afferma di lavorare per la famiglia; ma in realtà si sta impegnando come mai gli era accaduto prima, anzi tutto per se stesso su quel terreno così adulto e difficile della speculazione finanziaria.
La sua bontà non è che un sogno, dettato da due fattori:
  • dal desiderio di prendersi una rivincita postuma sul cognato Guido;
  • dal rimorso per aver tanto detestato Guido quand'era in vita. 
Al di là dell'affetto apparente verso il cognato, Zeno nasconde infatti un sentimento di rancore e di odio per il brillante rivale che gli ha sottratto Ada, la donna amata, e che lo ha sconfitto e umiliato, agli occhi dei parenti, con il suo fascino e la sua eleganza.
Accortosi di aver sbagliato funerale, Zeno potrebbe ancora partecipare alla cerimonia, sia pure in ritardo: così fa infatti il Nilini. Invece Zeno decide di rientrare a casa a piedi: tale ritorno si trasforma in una specie di passeggiata trionfale, affrontata con il passo e il respiro del vittorioso: non c'è traccia della zoppia che spesso frena Zeno quando prova disagio. E' un momento di salute e forza, sentimenti che nascono dal paragone tra la sua sorte e quella di Guido e dalla consapevolezza della propria vittoria sul rivale.

Analisi operativa
L'errore per il quale Zeno segue, invece del funerale di Guido, il corteo di uno sconosciuto, si può spiegare in base alla teoria freudiana dell'atto mancato: si tratta cioè di un'inconscia ribellione e di una forma di risarcimento rispetto ai torti subiti.
Perciò, quando si rende conto dell'errore, Zeno accampa delle false giustificazioni, alibi utili a distrarlo dal rimorso e a ricondurlo all'euforia del successo finanziario.
Alcuni critici hanno interpretato quella di Zeno come una fuga dal cimitero e quindi dalla morte.
A ogni modo, uscito dal cimitero, Zeno si sente interiormente trasformato: l'inetto è diventato un lottatore.
La prima accoglienza che Zeno riceve, una volta tornata a casa, non è però pari alle sue attese. In particolare la moglie Augusta se ne esce in un'affermazione curiosa, dicendo che Zeno è l'unico uomo della famiglia.

La linguistica
Nella prima parte del testo si evidenziano diversi termini tecnici, riferibili all'ambito della finanza e della Borsa. nel finale invece il lessico si fa più poetico, in concomitanza con lo stato d'animo di Zeno.
La tecnica narrativa usata da Svevo per scrivere La coscienza di Zeno è quella del monologo interiore, che ha come effetto quello di fa entrare i lettori all'interno dei pensieri del protagonista, narrando dal punto di vista del personaggio.
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Il Fumo, La Coscienza di Zeno Capitolo 3

Obbedendo alla prescrizione del dottor S., Zeno comincia con il ricordare la propria vita passata. Inizia ricostruendo la precoce passione per il fumo, nata dal divieto paterno di fumare e intrecciata, nell'arco degli anni, con ripetute e sempre vane intenzioni di smettere.

Temi: Il continuo ricordo agli alibi, la perenne indecisione, la mancanza di volontà e l'inettitudine del protagonista, l'affiorare della malattia.
Anno: 1923.

Analisi del testo:
Zeno dedica un intero capitolo del diario a spiegare la sua viziosa passione per il fumo. In apparenza vorrebbe smettere di fumare, così almeno dice; tuttavia non riesce mai a realizzare questo proposito: da un lato afferma di conoscere e desiderare la strada della salute, e dall'altro non si sa decidere ad abbandonare la via della libertà.
Non sapendo risolversi per il fumo o la salute, per vincere l'ansia il protagonista adotta un compromesso: si abbandona al rituale dell'ultima sigaretta, gustata con una voluttà speciale perché fumata con la prospettiva ambigua del mai più. La sua esistenza viene così a essere costellata di molte ultime sigarette, ricordate, con tanto di data, ovunque: sui libri, perfino sulle pareti della sua stanza. Tutto si presta a essere immortalato mediante un'ultima sigaretta: dalla morte del papa alla nascita del figlio, fino a giorni numericamente significativi (come: Nono giorno del nono mese del 1899).

Significato del testo
Il comportamento ambiguo di Zeno nei riguardi del fumo è una spia, più in generale, della sua ambivalenza psicologica come personaggio. Il perpetuarsi del vizio traduce infatti la tortuosa e imbelle volontà di Zeno e la sua sostanziale inettitudine. La malattia di cui parla non è semplicemente il vizio del fumo in quanto tale, ma piuttosto l'inefficacia dei suoi continui tentativi di smettere.
Precisamente, la moltiplicazione degli alibi e degli ostacoli per spiegare l'impossibilità di smettere di fumare si rivela come uno dei tratti caratteristici della psicologia di Zeno e una manifestazione della sua inettitudine. La sigaretta diventa nello stesso tempo un sintomo, causa e alibi della malattia: Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo?
Nel testo sono presenti anche significati chiaramente connessi alla lettura psicoanalitica della realtà, di cui Svevo/Zeno è ben consapevole.
  • Fumare rappresenta infatti anche la liberazione dalla figura paterna e l'infrazione ai suoi comandi: il rapporto di amore e odio con il genitore è un motivo cruciale del romanzo.
  • Freudiano è anche il motivo dell'ultima sigaretta. In Psicopatologia della vita quotidiana, un libro del 1901, Sigmund Freud aveva evidenziato come, nella coscienza dell'individuo, ogni dichiarazione proposito troppo radicale sottintende sempre l'inconscia volontà di un'immediata trasgressione: chiunque dica <<farò questo, pur sapendo che non dovrei farlo, ma solo per l'ultima volta>>, in realtà intende solo amplificare la gioia di sentirsi libero da ogni prescrizione. 
Allo stesso modo Zeno, con l'alibi dell'ultima sigaretta, si garantisce non solo la soddisfazione di un desiderio, ma anche il piacere supplementare derivante dall'infrazione di un divieto. Sembra anzi che il moltiplicarsi dei buoni propositi non abbia per lui altro scopo che quello di accrescere il godimento. perciò i suoi buoni propositi per fumare l'ultima sigaretta sono sempre vanificati; e del resto in nessun ambito le sue decisioni sono mai definitive.

Analisi operativo
La continua alternanza tra desiderio e rimorso è alla base del complesso rapporto del personaggio con il fumo. A perpetuare in lui l'attaccamento al fumo è, paradossalmente, l'impegno solenne di astenersene d'ora in avanti per sempre.
Via via Zeno adduce degli alibi per giustificare la propria incapacità di smettere di fumare.
Una figura molto importante per Zeno è quella del padre, con il quale il personaggio ha un rapporto di amore e odio.
Il tema della malattia, centrale in tutto il romanzo, emerge fin dalle prime pagine.
In questo primo capitolo del suo diario, Zeno espone la propria concezione del tempo.
Un'altra delle maggiori novità della Coscienza di Zeno è la continua mescolanza, sul piano narrativo di eventi e giudizio, quest'ultimo formulato da Zeno a molti anni di distanza.

La linguistica
Il protagonista, come sempre avviene nel romanzo, è presentato su diversi piani temporali.
La coscienza di Zeno si distingue dai due romanzi precedenti perché il protagonista parla in prima persona. L'ironia, che in precedenza era prerogativa del narratore, qui si accresce e diviene autoironia, a testimonianza della maggiore complessità del personaggio.
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La Coscienza di Zeno Analisi del testo

Il caso Svevo alla scoperta di un grande scrittore misconosciuto
Svevo scrisse il suo terzo romanzo tra il 1919 e il 1922. Sperando di ottenere una risonanza maggiore rispetto ai primi due, decise di rivolgersi a un editore di qualche prestigio. Dopo alcuni tentativi infruttuosi presso altri editori, fu infine Cappelli di Bologna che accettò di pubblicare il libro, dietro compenso da parte dell'autore. Il romanzo uscì nell'aprile del 1923: erano trascorsi ben 25 anni dalla stampa di Senilità.
Inizialmente l'opera passò inosservata presso critici e lettori; ma nel giro di qualche anno divenne nota e apprezzata. Maturarono in tal modo le condizioni perché l'opera fosse conosciuta e apprezzata e perché il suo autore si guadagnasse quel posto centrale nella storia del romanzo novecentesco (italiano ed europeo) che oggi, concordemente, la critica gli assegna.

Zeno, un uomo malato in un mondo malato
Così, nel Profilo autobiografico del 1928, Svevo raffigura il protagonista del suo terzo romanzo:

Zeno è evidentemente un fratello di Emilio e di Alfonso. Si distingue da loro per la sua età più avanzata e anche perché è ricco. Potrebbe fare a meno della lotta per la vita e stare in riposo a contemplare la lotta degli altri. Ma si sente infelicissimo di non poter parteciparvi. E' forse ancora più abulico degli altri due.
Passa continuamente dai propositi più eroici alle disfatte più sorprendenti. Sposa ed anche ama quando non vorrebbe. Passa la sua vita a fumare l'ultima sigaretta. Non lavora quando dovrebbe e lavora quando farebbe meglio ad astenersene. Adora il padre e gli fa la vita e la morte infelicissima. Rasenta una caricatura, questa rappresentazione; e infatti il Cremieux lo metteva accanto a Charlot, perché veramente Zeno inciampa nelle cose. Ma è il destino di tutti gli uomini d'ingannare se stessi sulla natura delle proprie preferenze per attenuare il dolore dei disinganni che la vita apporta a tutti. Zeno si crede un malato eccezionale di una malattia a percorso lungo. E il romanzo è la storia della sua vita e delle sue cure.
Il punto di partenza del terzo romanzo sveviano è il tema della malattia: Zeno si sente malato e perciò intraprende una cura psicoanalitica per guarire. La cura consiste nel portare alla luce della coscienza tutti gli atti della propria vita: perciò, su consiglio dello psicanalista, Zeno decide di scrivere un diario strettamente privato. Esso sarà però pubblicato, per vendetta, da quello stesso medico.

Curandosi e scrivendo, Zeno scopre di essere effettivamente malato:
  • non è mai riuscito a smettere di fumare;
  • non ha mai terminato gli studi;
  • non ha mai seriamente lavorato: più volte, dopo la morte del padre, ha tentato, maldestramente, di darsi agli affari, ma Olivi, l'amministratore delle due proprietà, lo ha ogni volta dissuaso, per il suo bene ;
  • lo stesso matrimonio di Zeno è stato deciso da altri: dopo essere stato rifiutato dalla bella Ada, egli non è poi stato capace di dire di no Ad Augusta, la sorella di lei;
  • per sentirsi più legato alla moglie, che afferma di amare, non ha trovato di meglio che intrecciare una relazione extraconiugale con la giovane cantante Carla.
  • Zeno si sente malato anche fisicamente: soffre di mille piccoli sintomi (primo tra tutti, una leggera zoppia), tutte manifestazione della sua cattiva coscienza.
Per tutto ciò egli è perennemente in cerca di figure sane (il padre, la moglie, il signor Malfenti) che gli diano sicurezza.

L'ossatura del romanzo è dunque il contrasto, già vivo in Una vita e in Senilità, fra normalità e malattia. Il fatto nuovo è che a soccombere, adesso, sono i normali. Infatti Zeno si salva da una situazione fallimentare grazie a un evento imprevedibile (e da lui avversato) come la Prima guerra mondiale. Per diverse circostanze, la guerra gli reca l'inattesa fortuna economica e soprattutto una consapevolezza (una coscienza) nuova e decisiva: non è lui a essere malato, ma è la vita stessa a essere inquinata alle radici. Zeno si accorge che i cosiddetti sani, coloro che appaiono bene inseriti nella vita, per esempio il cognato Guido Speier e la cognata Ada, sono in realtà individui conformisti e ottusi, come Guido, o malati, come Ada. Quest'ultima, dice Zeno, soffre del cosiddetto morbo di Basedow, cioè di uno spreco di energia vitale: Ada non ha mai imparato a prendere la vita come viene; si appassiona troppo, ne soffre e alla fine viene travolta. Invece Zeno ha conquistato un distacco che gli permette di sorridere di tutto e di tutti, in primo luogo di se stesso; il suo sguardo straniato, diverso, obliquo, gli fa vedere la banalità altrui, dei borghesi soddisfatti, e l'assoluta relatività delle scelte e della volontà.

Il ruolo della psicoanalisi
Per raccontare la storia di Zeno, Svevo ricorre al cosiddetto narratore interno: è Zeno stesso a raccontare la propria storia, persuaso a ciò dallo psicanalista che lo ha in cura. In tal modo la psicoanalisi fa il proprio ingresso per la prima volta nella narrativa italiana, ponendosi addirittura quale motore della vicenda e ispirando direttamente molti episodi del romanzo. Per esempio, a un certo punto Zeno incorre in uno degli atti mancati diagnosticati da Freud come luogo di emersione del rimosso: Zeno segue infatti per errore il funerale di uno sconosciuto, anziché seguire il funerale del cognato Guido; ciò avviene perché egli odiava Guido, anche se non lo confesserebbe mai.
Un altro tema chiaramente psicoanalitico è il rapporto conflittuale fra padre saggio e figlio inetto (un tema che la psicoanalisi riporta al cosiddetto complesso di Edipo). Un po' in tutto il romanzo Zeno appare circondato da figure paterne, ed è un ulteriore motivo prettamente freudiano applicato alla letteratura: di volta in volta il padre (che avendo intuito tutta l'inettitudine del figlio, lo disprezzava), il suocere, l'amministratore, il medico e l'analista diventano per lui interlocutori del figlio, lo dici severi. Sono tutte figure in apparenza positive, ma in realtà il protagonista odia questi personaggi, o perlomeno è in continuo conflitto con loro. Alla fine però Zeno si prenderà grazie a circostanze fortuite, la rivincita su coloro che l'hanno sempre stimato poco. In tale conflitto affiora anche una componente sociale: Svevo vuole smascherare le ipocrisie e le falsità del mondo borghese; la famiglia in sostanza non è un ambiente più puro di una banca. Anche questo è un motivo profondamente freudiano, visto che fu proprio Freud a insistere su questi temi.

Ambiguità e contraddizioni di Zeno
  1. E' malato ma la malattia di cui soffre è la vita.
  2. Si cura dal dottor S. ma non crede nella psicoanalisi.
  3. E' inetto ma alla fine ha successo negli affari.
  4. Ama suo padre ma contemporaneamente lo odia.
  5. Sposa la donna che non vorrebbe ma il suo matrimonio si rivela accettabilmente felice.
  6. Ama la moglie ma ha una relazione extraconiugale.
  7. Odia il cognato rivale Guido ma lo aiuta negli affari.
  8. Vuole smettere di fumare ma fuma sempre l'ultima sigaretta.
  9. Ritrae con curiosità e interesse la vita ma non prende nulla sul serio.
  10. Smaschera le menzogne della società borghese ma vi si adagia placidamente.
L'ambiguità e la testimonianza della crisi
Vecchio; nevrotico; gaffeur ma lungimirante; appartenente a una ricca famiglia borghese ma inetto negli affari; capace però di risollevare le finanze della cognata, forse solo per ripicca; dispettoso e mentitore; sempre ironico e perplesso, Zeno è un personaggio supremamente sfuggente, ambiguo.
Da malato, ama il proprio stato di malato e quasi quasi si rifugia in tale condizione, perché malgrado gli autoinganni con cui continuamente maschera le proprie pulsioni intuisce che essa può dargli una percezione più autentica, o meno distorta, della realtà.
La conclusione del romanzo pare segnare una svolta: Zeno si dice guarito e lo dichiara con orgoglio al dottor S.; ad averlo guarito, afferma, non è la psicoanalisi, ma il commercio, ovvero l'attività pratica, incarnata nel successo (inaspettato per lui stesso) negli affari. Il protagonista dunque non è più un inetto? Ha davvero vinto la malattia? Non proprio. Più semplicemente, ha imparato a convivere con essa. Rispetto ad Alfonso Nitti (Una vita) e ad Emilio Brentani (Senilità) una cosa l'ha guadagnata: ora la sua inettitudine non si rovescia più in tragedia (suicidio), come accadeva in Una vita, né si traduce in inadattabilità al mondo (autoesilio), come in Senilità. Rimasto l'unico superstite dopo una vera e propria strage di rivali (il padre, il cognato Guido, lo stesso dottor S.), Zeno può accettare con maggiore serenità la vita e la sua originalità (la vita, egli ama ripetere, è originale), incluso il fatto che a dargli successo negli affari sono state circostanze imprevedibili, legate all'evento tragico (e da lui non auspicato) della Prima guerra mondiale.
In sostanze, Zeno rimane un inetto, anche se è più maturo rispetto al passato. Rievocare la propria vita lo ha reso più lucido e più consapevole. Grazie alla terapia psicoanalitica, alla quale si è volentieri sottoposto, ha imparato a guardarsi dentro, e in tal modo:
  • ha capito quanto sia difficile conoscere l'universo umano dei sentimenti e della volontà;
  • conosce le menzogne di cui si ammanta la salute borghese, con la sua ottusità e il conformismo, con i suoi alibi e le mistificazioni (che Zeno identifica nell'amore, nella famiglia, nelle leggi, nella religione);
  • è consapevole di avere lui stesso sempre agito per motivi irrazionali e inconoscibili, ogni volta diversi da quelli che egli adduce davanti agli altri.
In tal modo Zeno diviene il testimone, forse inconsapevole e forse no, della crisi di certezze che investiva tutta la società del primo Novecento e che traduceva nell'impossibilità di conoscere non solo la realtà esterna, ma anche e principalmente se stessi. Lo vediamo dall'apocalittica conclusione del romanzo, che si congeda dai lettori con la viisone di una società violenta, incamminata verso la propria distruzione. L'umanità si è allontanata dalle sue origini, si è complicata la vita e l'ha resa terribilmente innaturale e violenta; e adesso, così pronostica Zeno/Svevo, la fine è dietro l'angolo.

La sperimentazione narrativa
Inattendibile come personaggio, Zeno lo è anche come narratore (lo dice il dottor S. e lo conferma lo stesso protagonista nel capitolo Psico-analisi). Tutto, nel romanzo, affiora dal punto di vista soggettivo di Zeno e noi non possiamo essere certi che egli dica la verità, se cioè davvero sia l'unico sano (consapevole della natura umana) in un mondo di malati (ottusi e mediocri borghesi). Non abbiamo più il superpersonaggio del narratore che smentisce sistematicamente le prospettive anomale dei personaggi Alfonso o Emilio: esiste un solo punto di vista, Zeno, ed è inaffidabile; cosicché tutto, nel romanzo, diviene inattendibile, ambiguo e sfaccettato.
Nel romanzo Svevo utilizza una particolare tecnica narrativa in fieri: l'opera cioè prende forma poco per volta, crescendo su se stessa. L'io narrante descrive eventi che gli sono capitati quando era molto più giovane: c'è dunque lo Zeno di oggi, che scrive nel presente, e c'è lo Zeno di ieri, che riprende vita dal proprio passato. In tal modo il narratore, mentre racconta, contemporaneamente giudica il proprio vissuto, passando dalla memoria all'intelligenza critica. Nasce da qui l'ironia di Zeno, quel distacco, cioè, verso la vita, propria e di tutti, che è ciò che lo salva dall'assurdità del vivere.
Non è tutto: Zeno, con il suo stile parlato e svagato, rievoca i fatti non in modo lineare, bensì con moltissime interferenze. Ripercorre più volte i medesimi anni di vita, a seconda del nucleo tematico cui essi si riferiscono (il fumo, il matrimonio, il rapporto con Guido ecc.); ricorre di continuo alla retrospezione (che informa il lettore su ciò che precede una determinata situazione) e alla prolessi narrativa (che informa sugli eventi futuri). In mano a Zeno, il passato si frantuma, perdendo compattezza e consequenzialità: è ciò che lo stesso Svevo ha chiamato il tempo misto. Perciò, per ricostruire la sequenza cronologica delle diverse vicende, chi legge deve ristrutturare l'ordine narrativo, al di là di come esso riaffiora nella coscienza del protagonista.
Non si deve pensare però a una struttura caotica: situazioni e allusioni s'intrecciano e si collegano armonicamente lungo tutto il libro, dando vita a una narrazione coerente e unitaria, In complesso, queste novità di struttura consegnano l'autore della Coscienza di Zeno alla stagione sperimentale del grande romanzo europeo, il romanzo di Proust, Joyce, Mann, Musil, Kafka.
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La Coscienza di Zeno Capitolo 5 Riassunto

Riassunto Capitolo V - La storia del mio matrimonio
Nella mente di un giovane di famiglia borghese il concetto di vita umana si associa a quello della carriera, e nella sua carriera è quella di Napoleone I restando molto in basso. Parla della storia del suo matrimonio. La sua avventura matrimoniale esordì con la conoscenza del suo futuro suocero prima che sapesse che aveva figlie da marito. Giovanni Malfenti a differenza di lui era un vecchio negoziante ignorante e attivo e a volte lo invidiava. Zeno voleva mettersi in commercio licenziando l'Olivi ma egli glielo sconsigliò. Gli dettò comandamenti che servissero a far prosperare la ditta. Molti venivano da Malfenti a chiedere consigli in cambio di molte notizie. Gli confidò i segreti commerciali, che egli mai tradì. Loro possedevano delle azioni in borsa ed ebbe con lui delle discussioni, comunque perse il denaro. Egli passava molto tempo con lui, gli dispiacque che morì presto. Dal suo letto di morte gli disse che ammirava la sua sfacciata fortuna negli affari mentre lui era crocifisso a quel letto e voleva che la sua malattia passasse a lui anche raddoppiata. Alla sua morte pianse tanto perché è come se fu privato del suo secondo padre. Il suocero non parlava mai della famiglia, però seppe che aveva 4 figlie: Ada, Augusta, Alberta e Anna. Egli prima di pensare al matrimonio stava con una donna ma la lasciò, ella poi sposò un uomo amico del suocero e a distanza di anni l'ha rivista più volte. La prima volta che andò a casa del suocero trovò Augusta che leggeva accanto ad una finestra, lo salutò e andò a chiamare i genitori. A lui non piacque, era bionda, strabica e grossa. Pensò se tutte le altre somigliano a questa! La madre venne con la figlia minore di 8 anni ed era carina, ma era piccola. Seppe che Malfenti tradiva la moglie, ma lei non ci faceva caso. Poi entrarono Ada e Alberta ed erano molto belle, ma il colpo di fulmine fu per Ada. Le ragazze sapevano molto di lui perché il padre gliene aveva parlato. Parlano di scuola, d'inglese e di Inghilterra, di latino ecc.
Continuano a parlare bevendo il tè e Anna la piccina dice che era veramente pazzo, poi parlano della morte di suo padre e lui dice che ne fu molto rattristato. Ben presto la famiglia Malfenti divenne il centro della sua vita. A volte portava il violino e suonava con Augusta che era la sola che sapesse suonare il piano, ma per stare vicino ad Ada non lo portò più. La donna doveva diventare non solo la moglie ma anche la sua seconda madre. Egli voleva essere deciso a dirle tutto ma ogni volta che si trovava davanti a lei le parlava di tutt'altra cosa, e non si voleva convincere che lui non piaceva a lei. Ogni giorno portava alle ragazze fiori e regali e faceva la sua biografia raccontando storie che Ada non apprezzava molto. Per 3 volte fu ricevuto dalle fanciulle, senza Ada, perché le avevano detto che era da una zia ma al pianto della piccina ella scese e Zeno capì tutto ma non volle abbandonare quella casa e rinunciare al suo sogno. Un giorno la signora gli disse che passava molto tempo con Augusta e la comprometteva, ma egli lo negò, tacque. Ed egli ebbe risposta che sarebbe meglio che venisse li 2 o 3 volte la settimana ed era meglio che non ne parlava con nessuno di questa proibizione. Un giorno si decise e volle parlare col padre, all'ufficio non lo trovò e si recò alla Borsa, lungo la strada capì che la signora gli aveva detto quello perché Augusta lo amava mentre ad Ada di lui non gliene importava. Ma pensò a tante cose e cominciò a diventare geloso, si impegnò di più negli affari ed era convinto che le cose si sarebbero aggiustate a suo favore, ma nello stesso tempo aveva paura che Ada si innamorasse di qualcuno. Nessuno di loro lo venne a cercare. Andò a giocare al club per provare il detto, ma perse pure i soldi. Si corica, non prende sonno e va ad un caffè e ripensa alla sua situazione. Incontra Tullio un suo compagno di scuola ma aveva i reumatismi ed era gobbo, parlano della sua malattia e lui gli racconta che lui lavorava 12 ore invece non era vero. Scrive dei versi dedicati all'osservazione di una mosca. Il giorno che poteva andare a trovare le ragazze era domenica. Egli incontrò Ada e passeggiarono, lui non le disse niente, Ada vede Guido Speier, lo salutò e lo presenta a Zeno, il quale lo osserva, e pensava che lei si comportava così gentilmente forse perché era un uomo d'affari. Ada era sorridente ma Zeno non comprendeva se i sorrisi erano per lui o per lo sconosciuto. Accompagnata Ada continuarono a parlare ma Zeno non lo poteva sopportare e gli stava antipatico. Andò da Giovanni che lo accolse bene e capì che quella sera poteva andare da loro, seppe che Guido, sapeva suonare bene il violino e si vergognò di aver detto che lo sapeva suonare anche lui. Entrò nel salotto, batté con lo spigolo del tavolino e si fece male e cadde su una poltrone ed era felice che Ada era vicino a lui. La stanza era in penombra, guido diceva che c'erano gli spiriti e Zeno per farglielo credere mosse il tavolino.
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La coscienza di Zeno Capitolo 4 Riassunto

Riassunto Capitolo IV - La morte di mio padre
Il dottore era partito e lui non sapeva se la biografia di suo padre sarebbe stata importante, comunque egli dice che 15-4-1890 ore 4 e mezza muore suo padre, ultima sigaretta e l'annotazione che trova su un libro e registra l'avvenimento più importante della sua vita. Sua madre era morta quando ancora aveva 15 anni, fece molte poesie per onorarla e diceva che doveva iniziare per lui una vita seria e di lavoro. Invece la morte di suo padre fu una vera e propria catastrofe, infatti si accorse a 30 anni di essere un uomo finito. Fino ad allora era passato da sigaretta in sigaretta e da una facoltà universitaria all'altra, fino alla sua morte egli non fece nessuno sforzo per avvicinarsi a lui e se poteva lo evitava e lui lo conosceva col nomignolo vecchio Silva manda denari. Ci volle la malattia per legarlo a lui ma poi presto sopravvenne la morte. Loro si vedevano si e no un'oretta al giorno e non andavano d'accordo perché non avevano nulla in comune. Egli diffidava del figlio, aveva fama di buon commerciante ma egli sapeva che da lunghi anni i suoi affari erano diretti dall'Olivi. Fumava sempre e a volte anche di notte e beveva molto. Seppe dai parenti che sua madre aveva avuto qualche motivo di gelosia perché un giorno lo trovò con la sarta, egli si scusò e ella lo perdonò. Leggeva libri insulsi e morali e diceva che una delle persone che più lo inquietavano erano lui. Lo rimproverava per la sua distrazione e la tendenza a ridere per le cose serie. L'Olivi lo costrinse a fare il testamento e da quel giorno cominciò a pensare alla morte incessantemente e quando lo vedeva il pensiero aumentava e un giorno gli fece promettere che non avrebbe sminuito le facoltà dell?olivi. Quelle disposizioni a lui piacquero perché non c'era bisogno di lavorare. Circa un anno prima della morte era andato con lui da un dottore, questi gli prescrisse delle medicine, ma non le prese perché gli facevano ricordare i medici e i becchini. Una sera giunse a casa un po' più tardi e sulla porta lo aspettava Maria, una vecchia cameriera che gli disse che suo padre l'aveva cercato all'ora di cena e non trovandolo in casa l'aveva trattato in modo sgarbato e inoltre le sembrava che cambiasse il respiro affannoso. Zeno quando lo andò a trovare nella stanza vide che stava bene e l'aveva aspettato per mangiare insieme a lui. Zeno voleva capire se era malato e lo osservava. Il padre gli domanda del ritardo ed egli dice che col suo amico stava parlando di religione e si arrabbiò quando gli disse che lui la studiava come tutte le altre. Il padre gli disse meglio di continuare la discussione perché era stanco e voleva andare a dormire, invece Zeno venne il dubbio che egli si sentisse molto male ed aveva capito che lui non chiamando il dottore voleva fare capire che era forte e lui non gli tolse questa illusione. Rimasto solo non pensò alla salute di suo padre ma si commosse. Poi andò a dormire. Fu svegliato da Maria che pensava sempre che suo padre stesse male e ella avendo sentito i suoi lamenti era arrivata in tempo da impedirgli di cadere dal letto. Maria stava piangendo mentre lui gli domandava come stava ma era più la che qua. Maria mandò qualcuno a chiamare il medico invece lui rimase lì a sostenerlo e pensava tra sé che cosa poteva fare lui.
La sua respirazione era molto irregolare. Passava molte ore a piangere e a disperarsi perché suo padre lo credeva sempre debole nonostante lui ce la mettesse tutta. il dottore arrivò all'alba accompagnato da un infermiere. Era un uomo che gli restò antipatico, magro, nervoso, calvo e lo pregò di raccontare cosa gli era successo. Gli raccontò la situazione, visitò il malato e quando andò in un'altra stanza lo rimproverò perché doveva continuare la cura, gli fece delle domande cui lui non seppe rispondere e gli disse che c'erano poche speranze. Egli cominciò a piangere per il padre ma il medico gli consigliò che l'unica cosa da fare era dirgli che non era moribondo, ed egli si arrabbiò col medico perché quantunque egli fosse spacciato gli prescrisse le medicine. Suo padre dormiva sempre di giorno e veniva sorvegliato da Maria e la sera da lui, infatti andò per il momento a riposare. A distanza di anni aveva rivissuto in sogno il colloquio col dottore e lui insisteva a mettere al malato la camicia di forza. Suo padre col tempo si alzò dal letto, girava per la stanza e guardava dalla finestra chiusa la neve. Egli lottava con lui per fargli prendere la medicina e di uscire dalla stanza. Una sera l'infermeria lo chiamò per dirgli che il padre ha fatto progressi. Egli voleva aperta la finestra. Egli domandava se era gravemente ammalato ma non ebbe una risposta. L'infermiera voleva impedire che suo padre si alzasse dal letto, ma l'interessato si ribellò. Egli passava il giorno a letto e in poltrona. Un giorno egli voleva fare stare suo padre a letto, ci provò, ma il malato disse che moriva . Zeno lo fece sedere sul bordo del letto poi si alzò e gli diede uno schiaffo e cadde a terra. L'infermiera lo sollevò mentre lui piangeva e diceva che era colpa del dottore che gli aveva ordinato di stare al letto. Ma era morto. Al funerale pensò che quello schiaffo gli era stato inflitto al padre non di sua volontà ma da moribondo ed egli pensò tanto a questo.
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Riassunto: La Coscienza di Zeno, Svevo

di Italo Svevo
Riassunto:

Zero Cosini su consiglio del medico scrive un diario con l’intento di auto analizzarsi per vincere le sue fissazioni; egli racconta, in prima persona, alcuni episodi della sua vita, senza ordine cronologico, come affiorano alla sua memoria, legati fra loro da nessi casuali e da un disordinato associarsi di idee. Egli parla della sua prima sigaretta e del tentativo di liberarsi del vizio del fumo; delle diverse esigenze con il padre; del matrimonio con Augusta, mentre avrebbe voluto sposare Ada; dell’avventura sentimentale con Carla, all’insaputa della moglie; della sua inettitudine e incapacità negli affari; della malattia che gli condiziona la vita e su cui egli riflette continuamente, affermando di averla usata talvolta come alibi; doveva darmi la facoltà di fare senza colpa quello che mi piaceva. Alla fine Zeno raggiunge la consapevolezza di essere guarito e di aver capito che la malattia non era soltanto sua, come singolo individuo, ma che essa mina tutta la sua vita contemporanea, già inquinata alle radici. Egli si dedica, quindi a speculare sfrontatamente, con i suoi commerci, sulla guerra (la Prima Guerra Mondiale), con l’oscuro, profetico presentimento che l’umanità andrà sempre più degradando verso la bramosia di potenza, finché un qualche pazzo innescherà l’ordigno per la sua distruzione del mondo intero.


Riassunto capitoli
La coscienza di Zeno capitolo per capitolo

Zeno Cosini era in cura dal dottor S. medico psicanalista, per guarire dalla sua nevrosi e smettere di fumare. Ha redatto un diario di ricordi; adesso però, deluso, ha interrotto la terapia. Per vendicarsi, il dottor S. ha deciso di pubblicare (senza alcun rispetto della privacy del suo paziente) quel manoscritto privato. Il diario di Zeno è strutturato in parti staccate, che narrano non in ordine cronologico vicende databili tra il 1870 circa e il 1914. Segue un ultimo capitolo, Psico-analisi, con le successive riflessioni di Zeno databili al 1915-16. Il libro non risulta una narrazione distesa, bensì un racconto a molte dimensioni, in cui s’intrecciano costantemente il passato, che è l’oggetto della narrazione, e il presente, l’ambito nel quale chi scrive (Zeno) si forma il giudizio e riattraversa continuamente il passato con commenti e divagazioni.
Il romanzo si struttura in 8 capitoli o parti; le prime due sono solo introduttive.
Capitolo 1. Prefazione. Uno psicanalista, il dottor S, aveva in cura il vecchio Zeno (siamo nel 1913): per aiutarlo nella guarigione gli aveva consigliato di scrivere le sue memorie. Il paziente ha però interrotto (1914) la terapia. Adesso lo psicoanalista pubblica quel diario, sia per rivalsa sia perché Zeno riprenda la terapia.
Capitolo 2. Preambolo. Zeno prende direttamente la parola e spiega la difficoltà di vedere la propria infanzia; ogni volta che prova ad abbandonarsi alla propria memoria cade in un sonno profondissimo e ristoratore.
Capitolo 3. Il fumo. Comincia qui la narrazione vera e propria. Zeno narra come, fin da ragazzino (siamo intorno al 1870-75), avesse iniziato a fumare soprattutto per emulare il padre, figura amata e, insieme, rivale; ripetutamente, e vanamente, aveva tentato di liberarsi dal vizio, con l’aiuto della moglie e di un medico; infine il fumo è divenuto in lui, in età adulta, una sorta di alibi, per giustificare le sue nevrotiche incertezze o malattie.
Capitolo 4. La morte di mio padre. Si tratta, in chiave psicoanalista, di un capitolo centrale: è infatti un tema tipicamente freudiano la necessità, per adolescente, di liberarsi dalla figura paterna (vista come autorevole e oppressiva) per giungere alla maturità. Qui Zeno narra la morte del padre (avvenuta il 15 aprile 1890); l’uomo, nel momento inconsulto, che Zeno crede essere uno schiaffo a lui rivolto. Ne scaturiranno per Zeno infiniti sensi di colpa. Successivamente egli dipinge la propria drammatica condizione di orfano, ma esagera di gran lunga i toni, se si pensa che ha già trent’anni.
Capitolo 5. La storia del mio matrimonio. Zeno, alla disperata ricerca di padri supplementari, conosce un ricco e solido borghese, Giovanni Malfenti, e inizia a frequentare la sua casa. L’uomo ha quattro figlie e Zeno decide di innamorarsi di una di loro: in tal modo potrebbe, attraverso il suocere, recuperare la perdute figura autorevole. Zeno vorrebbe per sé la bella Ada che, però, è fidanzata con Guido, un giovane affascinante, elegante, sicuro di sé, abile negli affari, ottimo suonatore di violino. Guido diviene così l’amico rivale del protagonista. Frattanto Zeno ha la prima crisi di zoppia, per essersi dichiarato ad Ada e all’altra sorella Alberta ed essere stato respinto da entrambe. Si rassegna così a sposare la terza sorella, Augusta, scialba e bruttina. Zeno giunge a questo risultato durante una seduta spiritica. Vorrebbe indirizzare la sua dichiarazione d’amore alla bella Ada, ma al momento cruciale commette un errore. La modalità con cui ciò avviene, peraltro, fanno pensare che Zeno, inconsciamente, volesse proprio questo esito, ovvero una rassicurante moglie-madre.
Capitolo 6. La moglie e l’amante. La scelta (o meglio la non scelta) di Augusta si rivela peraltro felicissima: il matrimonio procede bene e Zeno può scegliersi in tutta serenità una giovane amante, nonostante la quale egli tornerà ogni volta, e con maggiore felicità, dalla moglie.
Il suo rapporto con la cantante Carla è un altro groviglio di contraddizioni: dapprima Zeno si presenta a lei come un benefattore che intende aiutarla negli studi, poi inizia una relazione vera e propria, vissuta da lui con notevole lascivia e desiderio, ma anche sensi di colpa e propositi di redenzione. Sarà la donna, non casualmente, a decidere di troncare il legame.
Capitolo 7. Storia di un’associazione commerciale. Guido, marito di Ada e amico di Zeno, prova a diventare un uomo d’affari. Tenta impossibili operazione commerciali e azzardati giochi in borsa: ma è un individuo ottuso, frivolo e incapace (l’esatto contrario, cioè, di come Zeno lo aveva giudicato). Perde così molto denaro e, per convincere la moglie a dargliene altro, inscena un finto suicidio; ma qualcosa va storto e Guido muore davvero. Toccherà proprio all’inetto Zeno rimettere in sesto le finanze di Ada con arrischiate operazioni di Borsa. Tutto preso in questo sforzo, Zeno giunge in ritardo alle esequie e sbaglia carro funebre. Non vale scusarlo presso Ada il successo delle sue manovre finanziarie: la donna crede che quello sforzo provi, in realtà, solo l’amore che Zeno ancora nutre per lei e quindi la sua ostilità verso Guido (Zeno avrebbe cioè agito per dimostrarle di essere superiore al marito morto). Quest’ultimo incontro tra i due lascia interdetto Zeno, il quale comincia a pensare che Ada abbia ragione. Subito dopo la donna parte per sempre per il Sudamerica.
Capitolo 8. Psico-analisi. Sono passati molti anni. Il vecchio Zeno (che scrive tra il maggio del a915 e il marzo del 1916) ha deciso di porre fine alla terapia, ma continua a tenere un diario su cui ora annota sinceramente, a suo dire, le proprie vicende e le menzogne della al dottor S. Scoppia la Prima mondiale; diviso dai suoi parenti, in una Triste divenuta città di prima linea, Zeno immagina un tremendo ordigno che distruggerà il mondo.

Analisi del testo

Ambiente in cui si svolge
Trieste è la città che prevalentemente fa da sfondo alla vicenda, costituendo l’ordito primo (Montale) della narrazione. L’ambiente è quello della ricca borghesia, dedita ai traffici economici e commerciali.

Lo stile
E’ uno stile molto particolare perché la narrazione segue il costante interrompersi del corso dei pensieri e delle rievocazioni, costruita sui diversi piani dell’io che racconta e dell’io che ricorda; talvolta sono approssimativi l’uso dei verbi e i legami sintattici. L’ironia serpeggia continuamente nel romanzo; si ha infatti una disincantata analisi della realtà, spesso osservata col sorriso sornione del saggio che si permette di compatirla, non potendo in nessun modo cambiarla.

I personaggi.
Il medico psicanalista, dottor S, che ha suggerito a Zeno il diario.
Zeno Cosini, avanzato in età, di ricca famiglia commerciante.
Augusta Malfenti, sua moglie.
Ada, sorella di Augusta.
Giovanni Malfenti, suocero di Zeno.
Guido Speier, marito di Ada.
Carla Gerco, cantante, amante di Zeno in una breve avventura extraconiugale.
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