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Gita al faro, Virginia Woolf

Il romanzo “Gita al faro” è suddiviso in tre parti. La prima parte, intitolato “La finestra”, è essenzialmente la descrizione della famiglia Ramsay insieme a tutti gli amici.

James Ramsay ha sei anni e attende con ansia la gita al faro, la madre, la signora Ramsay, gli promette che la gita al faro sicuramente si farà mentre il padre, cinico, pieno di sé e iper-razionale – per questo irritante agli occhi dei figli – afferma che il giorno dopo sarà una brutta giornata. In questo episodio si traccia già un profilo netto dei caratteri dei primi personaggi presentati: la madre molto affettuosa e gentile, ella è molto attenta ad avere il giusto tatto nell’approccio con il prossimo ma contemporanea-mente è determinata in ogni sua azione; per questo motivo lei è definita tirannica dai suoi otto figli ma è molto stimata e adorata. Non si può dire lo stesso del padre. Egli appare un guastafeste che insieme all’ospite Charles Tansley, soprannominato l’ateista, sono una coppia pronto a sputare la cruda verità senza lasciare spazio a sentimenti di speranza o di romanticismo.

La narrazione procede in modo ecfrastico, spaziando ampiamente sui dettagli riguardante il paesaggio e sulle reazioni dei membri della famiglia. Dopo una serie di digressioni sul pensiero dei personaggi si riesce a tracciare un profilo generale della famiglia Ramsay; la famiglia è composta dalla coppia Ramsay e gli otto figli: la bellissima Prue, lo sterminatore di uccelli Jasper, il matematico Roger, l’acchiappa granchi Andrew, l’intraprendente Nancy, la casalinga Rose, la piccola peste Cam ed infine il dolce sognatore James.

I figli spesso erano troppo vivaci e desiderosi di avventura e, dato il risentimento nei confronti dell’impassibilità dell’ateista, spesso erano irrispettosi: la madre, l’eroina della famiglia, era il ponte tra i figli e Tanslay.

Verso la via del paese, la signora Ramsay e alcuni figli incontrano vari personaggi tra cui Carmicheal, persona descritta dalla madre come un grande filosofo rovinato da un matrimonio sfortunato. Infatti negli episodi successivi viene descritto l’approccio della moglie di Carmicheal, incontro che ha dato luogo a valutazioni negative nella mente della Signora Ramsay.

In seguito la narrazione si sposta focalizzandosi su Lily Briscoe, amica dei Ramsay e ospite nella pensione sul mare a Cornovaglia. Ella era una pittrice e una ammiratrice della Signora Ramsay.

L’inquadratura si sposta di nuovo e adesso siamo di nuovo nelle stanze della pensione, dove la signora Ramsay sta prendendo le misure per ricamare dei pantaloni al figlio del guardiano del faro, minacciato di tubercolosi. Intanto mille pensieri le balenano in testa come ad esempio la casa: la pensione in cui vivono era un luogo pienamente carico di ricordi, ormai già un po’ vecchio e consumato, veniva continuamente logorato dai figli sconsiderati. Poi pensa alla ragazza svizzera che aiuta nelle faccende di casa e di quell'episodio in cui questa, guardando le montagne, sospirava assalita dalla nostalgia. La tristezza negli occhi della ragazza era infinita poiché aveva il padre malato di cancro alla gola.

A questi pensieri i gesti della signora Ramsay mutano, e invece che il suo solito calore umano, i suoi gesti ora trasmettono fredda severità. Ma al pensiero della routine giornaliera, la madre si rallegra: la semplicità con cui si riesce a comprende i sentimenti dell’altro all’interno della famiglia è rasserenante.

Il figlio chiede nuovamente se era possibile andare in gita al faro poiché i giorni precedenti il brutto tempo ebbe la meglio. La moglie annuisce calorosamente mentre il padre, arrabbiato per l’innocente affermazione perché di malumore, assicura che il giorno dopo ci sarebbe stato maltempo. La moglie dà ragione al marito vedendolo arrabbiato e questo suscitò i sensi di colpa del padre, il quale bisbiglia poi che forse il giorno dopo poteva esserci bel tempo. Da qui il padre pensa che vorrebbe dare sicurezza alla famiglia, proteggere la bellissima moglie e i figli, ma forse la propria permalosità era un ostacolo. La narrazione dunque cade in una digressione sul bisogno di affetto e di calore umano del signor Ramsay.

Il prossimo scenario mostra la signora Ramsay leggere a James una favola sul pescatore, e mentre è dedita alla lettura ella pensa a tutti i figli, usciti per un’escursione sulle spiagge, e agli ospiti, coinvolti in diverse relazioni sentimentali.

La scena finale si ambienta nel salotto dei Ramsay in cui tutti gli ospiti e i figli sono seduti a tavola. La cena è descritta con tutti i pensieri che stanno nella mente di coloro che vi partecipano mentre in secondo piano sono i dialoghi tra i commensali. La signora Ramsay, mentre serve il piatto francese di arrosto che ha fatto preparare, pensa a tutte le occasioni sprecate della sua vita – come ad esempio i libri mai letti – ma anche a quanto amava i figli e come avrebbe voluto averli sempre vicini, sperando che non crescessero mai. Lily invece pensa al signor Carlo, un giovane assistente del professor Ramsay, con un misto di fastidio e attrazione. Carlo intanto pensa ai suoi studi e al suo aspetto, agli abiti dimessi – nessuna donna l’avrebbe mai considerato – mentre Paolo al suo amore appena dichiarato per Minta. Il signor Bankes parla di politica col padrone di casa, mentre il prof. Ramsay nota

con disappunto Carmicheal prendere due volte la minestra quasi come fosse insofferente all’altrui ingordigia.

Quando tutti sono a letto e i coniugi sono gli unici rimasti svegli, la moglie vorrebbe esprimere la propria devozione, ammirazione e amore per il marito, ma l’imbarazzo la vinse e così disse solo che il giorno dopo pioverà. Il marito comprende cosa si cela in tale affermazione e si rallegra nel profondo del suo cuore ma senza che il senso di felicità sia visibile all’esterno.

La seconda parte intitolata “Passa il tempo” è una sezione che fa comprendere che, appunto, molto tempo è passato. Gli avvenimenti sono narrati con un ritmo incalzante, tutto il paesaggio è ora mutato e fatti tragici sono accaduti: Andrew è deceduto in battaglia durante la Prima Guerra Mondiale, la bellissima Prue è morta dopo un parto e anche la signora Ramsay è passata a miglior vita. Passati dieci anni la casa in Cornovaglia si riempie di sterpi e piante rampicanti, alberi cresciuti troppo hanno invaso le finestre con i loro rami.

Ha subito inizio la terza parte intitolata “Il faro”: sono ancora presenti il signor Ramsay, la pittrice Lily, Augustus Carmicheal e alcuni figli – difatti molti erano erano andati per la loro strada – per un soggiorno presso la pensione di Cornovaglia.

Finalmente il membro più piccolo della famiglia Ramsey, ormai già ragazzo, può realizzare il suo sogno di una vita andare in gita al faro, così sulla barca James, la sorella Cam e il padre partono. Durante il viaggio c’è un certo attrito tra i figli e il padre a poiché non c’è più la madre a mediare le due parti. Tuttavia i membri sulla barca sono disponibili ad avvicinarsi l’uno all’altro tanto che i figli sopportano in silenzio le letture che il padre faceva riguardante il faro. La gita al faro si rivela un po’ deludente, non c’è quel calore e quel divertimento che da bimbo James si aspettava, probabilmente perché i partecipanti sono ridotti di numero. Il faro è quasi raggiunto e il padre si complimenta con il figlio per aver guidato ottimamente il timone della barca. James nascondendosi dietro a una finta reazione indifferente, rimane profondamente appagato dalla lode del padre: in realtà da lungo tempo aspettava che lui trapelasse qualche buona parola invece di ricevere il solito cinismo. I complimento del padre risolleva dunque l’atmosfera della gita.

Nel frattempo Lily sta dipingendo sulla spiaggia: sta finendo il ritratto della signora Ramsay che tanto ammirava. In lei erano condensati il tema dell’affetto, dell’amicizia e del bello del particolare. I colori che la signora Briscoe stendeva nel telo erano insoliti ma rispecchiavano i suoi pensieri. Ella si immagina di quando stava a fissare la signora Ramsay dalla finestra mentre lei cuciva con un’espressione che alla pittrice pare una sintesi del concetto di umanità. Viene finalmente completato il quadro: il ritratto sembra davvero capace di esteriorizzare tutto quello che la reale signora Ramsey riusciva a trasmettere.
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Biografia: Virginia Woolf

Biografia:
Nacque a Londra nel 1882 da una famiglia in cui fu sempre tenuta in gran conto la letteratura; il padre Leslie Stephen fu critico e storico molto apprezzato. Cresciuta in questo ambiente colto e avviata dagli stessi genitori (non frequentò nessuna scuola) allo studio del latino e dei classici, Virginia rivelò assai presto le sue inclinazioni letterarie. Nel 1910, insieme con la sorella Vanessa, fondò il circolo letterario di Bloomsbury che fu frequentato da personaggi di grande rilievo e fu un centro assai vivace della cultura inglese fino gli anni trenta. Nel 1912 Virginia sposò Leonard Woolf, giornalista e politico, e con lui nel 1917 fonò la casa editrice Hogarth Press che fu specialmente impegnata a pubblicare di nuovi scrittori. Il primo romanzo della Woolf uscì nel 1919 – Notte e giorno – e pur non essendo molto originale, manifestava già le doti di lirico impressionismo della scrittrice che continuò, poi, con opere di maggiore freschezza e originalità, tanto che nel 1927 già pubblicava il suo capolavoro, Gita al faro. L’attività della Woolf continuò anche nel campo della saggistica e della critica e si interruppe solo con la morte della scrittrice che si uccise, nel marzo 1941, gettandosi nel fiume Ouse; da tempo soffriva di crisi depressive ed era spaventata da una infermità mentale di cui aveva avuto alcuni sintomi.

Le idee e le tematiche
L’arte di Virginia Woolf è originale nella forma e nello spirito; la scrittrice si esprime secondo il flusso di coscienza cioè indagando ambienti e situazioni attraverso la sottile analisi dell’animo dei personaggi così come James Joyce e altri scrittori suoi contemporanei, ma la sua voce è più intima e incline alla poesia. Spesso i suoi romanzi mancano di azione e le pagine scorrono lente, ricche di descrizioni non fini a sé stesse, ma collegate con i ritmi del pensiero o del ricordo. La prosa è limpida e suggestiva, impreziosita spesso da simboli e da metafore, vivida di immagini poetiche e sempre fluida come il flusso della vita che descrive. Per questo Virginia Woolf occupa un posto di grande rilievo nella narrativa del primo Novecento e possiamo riscontrare nelle sue opere le suggestioni narrative di Joyce e la sensibilità di Proust.

Ricordiamo alcune opere di maggior rilievo:

La signora Dalloway (1925): romanzo scarso di azione, che si svolge in una sola giornata e si muove su due storie parallele: quella di Clarissa Dalloway, signora della buona società londinese, e quella di Septimus Warran Smith, un reduce colpito da choc che finisce per suicidarsi.

Gita al faro (1927): è l’opera stilisticamente più completa e perfetta della Woolf, suddivisa in tre parti: La finestra, Passa il tempo, Il faro. La vicenda è ambientata sulle isole Ebridi dove la famiglia Ramsay (padre, madre e otto figli) assieme ad alcuni ospiti, trascorrono le vacanze. La signora Ramsay promette al figlioletto Giacomo una gita al faro che, ai suoi occhi di fanciullo, rappresenta una meta lontana e misteriosa. Ma la gita non si può mai fare per il maltempo. Dopo dieci anni i Ramsay tornano nella loro casa alle Ebridi e realizzano la gita al faro, ma ora che la vita è trascorsa con non pochi dolori e alcuni dei familiari più cari sono morti (anche la signora Ramsay, l’anime di tutta la famiglia), quell’esperienza tanto sognata ha perso il suo fascino; e il faro, pur rimanendo là, fisso come il punto di riferimento di sogni e di illusioni, dà la misura del fluire delle cose e delle persone nel tempo della realtà.

Flush: vita di un cane (1933): narra le romantiche vicende della vita della poetessa Elizabeth Browning, ricostruite attraverso l’istinto del suo cagnolino, il cocker Flush. Ne risulta una biografia sensibile e originale.

Diario di una scrittrice (1953): è un opera pubblicata postuma dal marito Leonard, che raccoglie le pagine di diario che la Woolf scrisse dal 1915 fino alla morte.

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