Mattina (M'illumino d'immenso) - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Mattina" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Mattina" è stata scritta dal poeta Giuseppe Ungaretti e viene ricordata sotto il nome "M'illumino d'immenso" proprio perché è l'unica frase del testo della poesia. Fu scritta il 26 gennaio 1917 a Santa Maria la Longa e il suo titolo originario era Cielo e mare; e fa parte della raccolta L'allegria, nella sezione Naufragi. È la più breve poesia di Ungaretti e sicuramente quella con il significato più profondo ed interpretativo. I temi affrontati sono la tensione verso la luce, l'aspirazione all'armonia e la fusione con l'infinito.

In questa poesia Giuseppe Ungaretti si mette nei panni di un soldato che esce dalla trincea e si fonde con l'universo quindi c'è un sentimento di libertà.


Testo

M'illumino
d'immenso



Parafrasi

La luce del mattino dopo la notte
rende l'immensità del creato,
che mi pervade e riempie di gioia.



Analisi del testo

Spesso quando si va ad analizzare questa poesia si sottovaluta il titolo che, però, è assolutamente fondamentale ed è parte integrante della lirica.

Il titolo "Mattina", o meglio il mattino, è il momento in cui la luce nascente vince le tenebre della notte, e rivela le cose prima adombrate dal buio. Quella luce che svela tutto, dà il senso dell'immensità.
Metaforicamente, può essere Mattino, anche la folgorazione del poeta che scopre la sua ispirazione, e gli detta verità nuove e non ancora pensate, lo porta alla ricerca di parole chiave che, nella loro brevità esprimano tutti i significati possibili (immensi, quindi, perché inesauribili).

Il messaggio che la lirica vuol comunicare è la fusione di due elementi contrapposti:
- da una parte il singolo, ciò che è finito (l'autore);
- dall'altra l'immenso, ciò che respira in una dimensione d'assolutezza.

Straordinaria per concisione, essenzialità, potenza evocativa ed espressiva, questa brevissima lirica è composta da due soli versi-parola, dal momento che le elisioni fondono nella pronuncia il pronome e la preposizione in un'unica emissione di fiato con il verbo e il sostantivo.



Figure retoriche

Sinestesia = "M'illumino d'immenso" (vv. 1-2).

La lirica è costruita su un'unica sinestesia analogica, che mette in connessione campi diversi della percezione: la vista e il tatto, perché la luce oltre a vedersi è anche calore; e l'olfatto, perché è apertura all'aria fresca del mattino (la lirica si intitola Mattina); e l'udito, perché l'immensità è eco e silenzio. L'altra connessione è tutta interiore, in quanto l'immensità è il luogo dello spirito in cui si acquietano tutti i desideri di infinito e di eterno dell'uomo.

L’analogia pone quindi in stretta relazione il finito, rappresentato dal poeta nella sua pochezza d'uomo, e l'infinito, rappresentato dall'immensità in cui terra, cielo e mare si fondono e confondono, così come il pronome "mi" che richiama l'individualità del poeta e della sua personale esperienza, attraverso l'elisione, è fuso e confuso con la luce che lo proietta nella dimensione dell'assoluto.



Commento

Scritto nel 1917, il brevissimo testo è confluito nell'Allegria con il titolo definitivo di Mattina, mentre in alcune stampe precedenti aveva quello di Cielo e Mare. Questo primitivo titolo aiuta ad attribuire il giusto significato al testo: Ungaretti si alza di mattina, in riva al mare; qui il poeta s'illumina perché assiste al sorgere del sole, la cui luce si riflette sul mare. L'idea di immenso scaturisce invece dall'impressione che cielo e mare, nella luce del mattino, si fondono in un'unica, infinita chiarita.

Fa parte dell'ermetismo e con questa poesia Ungaretti ha voluto esprimere tutto l'entusiasmo del nuovo giorno, la sua gioia nel vedere il mondo al mattino. Ciò che produce la sensazione di magia non può essere spiegato, altrimenti perderebbe il suo fascino e secondo molti esperti in letteratura questa poesia è più vera e piena di significati che alcuni romanzi. Bisogna tenere conto che a quanto pare l'ispirazione per questa poesia Ungaretti l'ebbe durante il servizio militare, quando un mattino scorse dalla sua postazione nei pressi di Trieste in montagna il sole riflesso nel mare adriatico che diventa così un annuncio di speranza, e volge il pensiero dalle brutture della guerra alle bellezze del creato. Egli ha voluto così esprimere con due parole la gioia di immergersi nella bellezza del creato dopo il frangente doloroso della guerra, quando tornò dal fronte con i suoi amici martoriati.


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