Il porto sepolto - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Il porto sepolto" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Il porto sepolto" è stata scritta dal poeta Giuseppe Ungaretti, è datata "Mariano il 29 giugno 1916" e fa parte dell'omonima raccolta di cui è la poesia di apertura. I temi trattati sono la poesia come immersione nelle profondità dell'io - l'ascolto delle radici nascoste della vita - la dispersione della poesia ai lettori.


Testo

Vi arriva il poeta
E poi torna alla luce con i suoi canti
E li disperde
Di questa poesia
Mi resta
Quel nulla
Di inesauribile segreto.



Parafrasi

Il poeta arriva nel porto sepolto
che poi riemerge con le sue poesie
e le comunica anche agli altri.
Questa poesia resta in me
come un mistero insondabile.



Analisi del testo

Schema metrico: due strofe di versi liberi.

La prima strofa si riassume in tre momenti, che esprimono il senso stesso del far poesia secondo Ungaretti. La poesia è definita come:
  • viaggio = è immersione nell'io profondo, nelle radici nascoste, alle quali la poesia attinge i propri canti;
  • ritorno = la poesia è poi una risalita alla luce, un ritorno all'esperienza del mondo, vissuta tra gli altri;
  • dispersione = i canti si disperdono nell'attimo in cui si comunicano al mondo: il messaggio della poesia è fragile, affidato alle cure ai lettori.


La seconda strofa dopo il dinamismo della prima, si sofferma su ciò che il poeta giudica il risultato più prezioso della precedente avventura: il nulla / d'inesauribile segreto. Si tratta di un'immagine coraggiosa, intraducibile:
  • da una parte vi è il vuoto, il nulla, appunto;
  • dall'altra un segreto inestimabile e inesauribile.

Tale segreto coincide con la vita profonda dell'io, con la sua memoria personale; ma riguarda anche un orizzonte più largo, il mondo delle origini, a cui rinvia la leggenda del porto sepolto dell'antica Alessandria.

Il linguaggio poetico di Ungaretti è essenziale: i versi sono brevissimi, spezzettati, come a cercare la rarefazione della parola isolata, pura, pronunciata nel silenzio. Molto significativa è in questa lirica l'assenza totale della punteggiatura, come nel suo stile ermetico: la lingua nuova della poesia novecentesca si libera dalle regole del linguaggio tradizionale; il discorso, che un tempo era affidato alla sintassi e alla punteggiatura, è ora comunicato anche attraverso il silenzio degli spazi bianchi.



Figure retoriche

Nel verso 1 «vi arriva» si intende al porto sepolto, che è poi il titolo del canto.

Anafora = "e poi" "e li" (vv. 2-3).

Anafora = "di cui è stata" e "di inesauribile" (vv. 4-7).

Metafora = "torna alla luce" (v. 2).

Ossimoro = "nulla / di inesauribile" (vv. 6-7).

Enjambements = vv. 1-2; 2-3; 4-5; 5-6; 6-7.



Spiegazione per parola:

  1. Vi: è riferito al titolo, al porto sepolto; secondo la leggenda, un antichissimo porto era sepolto sotto Alessandria d'Egitto, dove Ungaretti era nato.
  2. Canti: sinonimo di poesia
  3. Disperde: dopo aver scritto la sua poesia, il poeta la legge agli altri, la comunica. Il verbo esprime un'idea sia di gratuità sia di sperpero. Forse qui Ungaretti allude alla Sibilla Cumana, l'antica profetessa (descritta da Virgilio nel libro III dell'Eneide) i cui enigmatici responsi profetici venivano scritti sulle foglie e poi dispersi al vento.
  4. Mi resta: resta a me, poeta, come ideale compenso.



Curiosità

La lirica inaugurò la raccolta del Porto sepolto, che da essa prese il titolo. Spiegò Ungaretti:
«si vuole sapere perché la mia prima raccoltina s'intitolasse Il porto sepolto. Verso i sedici, diciassette anni, forse più tardi, ho conosciuto due giovani ingegneri francesi, i fratelli Thuile, Jean e Henri Thuile. Entrambi scrivevano. [...] Avevano ereditato dal padre [...] una biblioteca romantica ch'essi avevano arricchita con opere dei poeti e degli scrittori contemporanei. [...] Abitavano fuori d'Alessandria, in mezzo al deserto, al Mex. Mi parlavano d'un porto, d'un porto sommerso, che doveva precedere l'epoca tolemaica, provando che Alessandria era già un porto prima d'Alessandro, che già prima d'Alessandro era una città. Non se ne sa nulla. Quella mia città si consuma e s'annienta d'attimo in attimo.
Come faremo a sapere delle sue origini se non persiste più nulla nemmeno di quanto è successo un attimo fa? Non se ne sa nulla, non ne rimane altro segno che quel porto custodito in fondo al mare, unico documento tramandatoci d'ogni era d'Alessandria. Il titolo del mio primo libro deriva da quel porto».
Aggiunge il poeta: «Il porto sepolto è ciò che di segreto rimane in noi indecifrabile».

Secondo il critico letterario Carlo Ossola, Ungaretti con il verbo «disperde» vuole citare l'Eneide virgiliana (Libro III vv. 443-451 o Libro XI vv 617 e 794-795), dove si dice che si «disperdevano al vento le sentenze della Sibilla» con un gesto magico e misterioso simile alla profondità simbolica ungarettiana.
E inoltre cita anche L'infinito di Leopardi («anche il questo della siepe - s'è fatto quello»), l'aggettivo dimostrativo "quello" viene usato con lo stesso stile.



Commento

Il testo, come già detto, è un richiamo alla funzione del poeta che è quella di riportare alla luce ciò che è nascosto, ciò che non si vede, ciò che è rimasto sepolto dalla dimenticanza e dal tempo. Il poeta ha quasi la funzione di un palombaro che si inabissa per compiere un processo culturale e psicologico; infatti egli sprofonda al disotto della superficie della vita e ed è proprio lì che prende la forza per il suo canto e riporta con le sue parole alla luce quello che è rimasto nascosto.
L'uso del pronome "Vi" sta a significare che il poeta viaggia verso il "SUO" porto sepolto, un luogo familiare, e vi si immerge; esce di nuovo alla luce con i propri versi; e li dona al mondo, disperdendoli. Il porto è un luogo reale, ma è anche un luogo privo di dimensioni, perciò la poesia resta alla fine un qualche cosa di inafferrabile e lo stesso termine porto sepolto resta un paradosso espressivo.
Per Ungaretti la Poesia delle cose è nascosta ed il poeta deve scoprirla per poi restituirla a tutti, ma rimarrà sempre qualcosa di segreto nella poesia (inesauribile segreto), perché è questo che la rende tale.
La poesia è ciò che può sopravvivere nel difficile momento della guerra, della sofferenza, della distruzione. Il messaggio che il poeta ci vuole dare è quello di un nulla, di un segreto sconfinato che, per ciò stesso, è un segreto inesauribile.


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