Città vecchia - Saba: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Città vecchia" di Umberto Saba: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Città vecchia" è stata scritta dal poeta Umberto Saba nel 1912 e fa parte della raccolta Trieste e una donna (1910-12) del Canzoniere. I temi trattati sono la solidarietà, il bisogno di comunicare con gli altri, il senso del mistero colto negli aspetti più umili della vita.


Testo

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall'osteria alla casa o al lupanare
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito
nell'umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore.
la tumultuante giovane impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.



Parafrasi

Spesso per tornare a casa mia
prendo una via buia della città vecchia
il color giallo di qualche fanale si specchia in qualche pozzanghera
e la strada è piena di persone

Qui tra il via vai della gente
tra l'osteria e la casa o a donne di malaffare,
dove gli uomini sono merci e sono come i residui
di un gran porto di mare,
io qui trovo quando passo l'infinito
nell'umiltà.
Qui la prostituta, il marinaio e il vecchio che
bestemmia la ragazza che litiga,
il soldato che siede alla bottega
del friggitore,
la giovane agitata e impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
in loro e in me che le vedo c'è il Signore.

Qui sento la compagnia delle persone più umili
e il mio pensiero si fa più puro
più puro è il pensiero dove la vita è più turpe.



Analisi del testo

Schema metrico: tre strofe di versi dispari, di cui la prima è una quartina di endecasillabi rimata e assonanzata ABBA. Segue una strofa lunga di endecasillabi, quinari, un settenario e un trisillabo; gli ultimi versi sono due endecasillabi in rima intervallati da un settenario.

Il testo è scandito in tre momenti:
  1. il primo è narrativo: Spesso… / prendo un’oscura via;
  2. il secondo è descrittivo: Qui tra la gente che viene che va /dall’osteria alla casa o al lupanare;
  3. il terzo racchiude nei tre versi finali una sentenza conclusiva, come sintesi fra il momento oggettivo della narrazione e quello soggettivo della descrizione.

La lirica evidenzia alcuni temi più caratteristici di Saba:
  • l'attrazione per i personaggi delle classi più umili, in quanto dotati di maggiore vitalità e di minore consapevolezza (è il cosiddetto populismo di Saba, diverso da quello manzoniano);
  • una religiosità istintiva, legata alla convinzione che tutti gli esseri viventi siano partecipi della medesima realtà superiore (il Signore, cioè il principio della vita, s’agita in tutte le creature, anche le più semplice, così come nel poeta stesso);
  • l'idea che la vita sia sostanzialmente dolore. I due termini tornano affiancati (come avviene anche nella poesia La capra nei vv. 17-18.

Scaturisce da ciò la particolare posizione del poeta. Egli non è privo di consapevolezza di vivere: è un intellettuale, a differenza del popolo. Ciò permette la nascita della poesia, ma contemporaneamente questo privilegio costituisce, per lui, una condanna: non può infatti partecipare nel modo più pieno (cioè più istintivo) alla vita di tutti.
A conferma dell’attenta costruzione letteraria del testo, si noti come le tre strofe siano collegate da una sottile rete di rimandi interni:
  • la strada, alla fine della prima strofa, e la via alla fine della terza;
  • nell’umiltà, nella seconda strofa, e degli umili nella terza.
  • Si osservi anche l’anafora (ripetizione) Qui… Qui… Qui…, nella seconda e nella terza strofa.



Figure retoriche

Ossimoro: "l'infinito nell'umiltà" (vv. 9-10). Non è un vero è proprio ossimoro, anche se lo si può considerare tale perché c'è più o meno un accostamento di due parole di significato opposto, difatti l'umiltà non può contenere l'infinito, appunto perché è una cosa infinita.

Iperbole: "tumultuante giovane impazzita d'amore" (vv. 15-16). L'iperbole (che si usa per esagerare un concetto tramite termini esagerati, sia per difetto, che per eccesso) viene utilizzata per sottolineare la frenesia, l'impetuosità dell'amore che ha 'investito' quella giovane ragazza "pazza d'amore".

Assonanze: "casa-strada" (vv. 1-4), "va-umiltà" (vv. 5-10).

Antitesi: "viene-va" (v. 5), "della vita e del dolore" (vv. 17-18) "puro-turpe" (v. 22).

Anafora: "Qui" (vv. 5-11-20).

Iperbato: "Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale" (vv. 3-4).

Anastrofe: son merci ed uomini il detrito / s'agita in esse come in me, il Signore.

Anastrofe: "e affollata è la strada" (v. 4)

Metafora: "uomini il detrito si è di un gran porto di mare" (vv. 7-8)

Enjambements = vv. 3-4; 7-8; 13-14; 15-16; 17-18; 21-22.



Spiegazione per parola

  1. Città vecchia: i quartieri popolari del porto. Come scrisse lo stesso poeta, assai, essi erano la parte più antica e più incontestabilmente italiana della città, e furono poi, senza necessità, abbattuti.
  2. Lupanare: postribolo, bordello.
  3. Dove son… di mare: dove uomini e merci rappresentano come i rifiuti, gli scarti abbandonati di un grande porto di mare, quello di Trieste.
  4. Bega: litiga (dialettismo).
  5. Dragone: soldato di cavalleria.
  6. Siede alla bottega: si direbbe che qui cita Leopardi, più precisamente nel Sabato del villaggio (v. 8 "Siede con le vicine"; vv. 34-35 "che veglia / nella chiusa bottega").
  7. Friggittore: venditore di vivande fritte.
  8. Tumultuante: si riferisce all'agitazione e alla vitalità della passione amorosa.
  9. Dove più turpe è la via: la purezza nasce da ciò che apparentemente ne è più lontano.



Commento

Città vecchia è una lirica che va considerata come un modello della poesia di Saba che segue sempre una costante: l'immettere la sua vita nella vita di tutti, essere come tutti gli uomini di tutti i giorni.

Si può definire come un viaggio attraverso la città, attraverso il male che c'è nella vita, in cui scopre la presenza di Dio. Qui viene descritto un angolo popolare di Trieste senza cadere mai nel populismo e in tematiche simili, perché il poeta in questo mondo ci vive dentro, lo sente come un mondo popolato da creature simili a lui e come lui sentono che sostanzialmente la vita è dolore. Nel mondo umile, che anima i vicoli stretti e bui, Saba ritrova l'essenza dell'umanità e la consapevolezza che chiunque, anche il più derelitto degli uomini, è partecipe del mistero della vita (Dio s'agita in tutte le creature, come nel poeta stesso) che accomuna tutti gli esseri viventi. Grazie a tale scoperta, il poeta può sentirsi vicino e uguale a questa umanità, provando di conseguenza un personale senso di liberazione. La poesia trova la sua forza proprio nella descrizione sentimentale del poeta nei confronti del mondo descritto.
La poesia nasce da abitudini semplici, quotidiane; la città sembra un prolungamento della casa. Il poeta sa riconoscere, negli aspetti più umili della vita, il senso dell’infinito, dell’assoluto. Vivere per Saba significa soffrire ma anche respirare in una dimensione d’istintiva religiosità. È tipico di Saba il bisogno di unirsi con gli altri uomini (il sentimento religioso della fratellanza).


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