Paradiso canto 32 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del trentaduesimo canto del Paradiso (Canto XXXII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Ritratto di San Bernardo di Chiaravalle


Analisi del canto

L'anfiteatro celeste
L'ordine, la simmetria, il numero, le identità degli spiriti sono elementi costanti nella rappresentazione dantesca dei mondi ultraterreni, con le corrispondenze per analogia o per contrapposizione: anche in questo consiste il suo modo di concepire e descrivere l'ordine universale e l'ordine divino. In questo canto è dunque esemplare ritrovare, nel punto più alto dell'universo, una «costruzione» come l'anfiteatro dei beati, e la particolareggiata descrizione della sua struttura: specchio dell'ordine morale e delle gerarchie del cosmo, è anche immagine fisica che trova corrispondenze con le strutture concettuali e architettoniche delle grandi cattedrali cristiane.


La questione dottrinale: il battesimo
Ai vv. 40-87 leggiamo l'ultima «lezione» teologica della Commedia. Essa discute, per bocca di S. Bernardo, la questione escatologica della salvezza dei bambini battezzati, per cui il problema specifico rientra in quello generale della giustizia divina, che ha continuamente assillato Dante. La trattazione ha come principali motivi d'interesse:
  • l'autonomia del pensiero di Dante rispetto alle posizioni di S. Tommaso;
  • il richiamo alla somma autorità delle Sacre Scritture;
  • la sintetica storia della tradizione del battesimo.


Il trionfo di Maria
Si rinnova il culto mariano di Dante, con la descrizione di un nuovo «trionfo» della madre di Cristo. L'immagine di lei circondata dagli angeli è ciò che più si avvicina, dice il poeta, alla figura e all'intensità di Dio; e ritorna qui in modo ancora più esplicito la raffigurazione tradizionale dell'Annunciazione, con la Vergine illuminata di luce divina e davanti a lei l'arcangelo Gabriele con le ali aperte che canta quelle stesse parole, l'Ave Maria: trapelano in questi versi le diverse suggestioni pittoriche del tempo, ben note a Dante. È il preludio alla grande preghiera che aprirà il canto successivo e che farà da tramite proprio all'estrema e sublime visione di Dio.


L'elenco dei beati
Prima ai vv. 4-36 e poi ai vv. 115-138 S. Bernardo indica a Dante i singoli e principali spiriti beati, quelli che fanno da riferimento e da «cerniera» all'intero anfiteatro. I loro nomi sono sufficienti a definire quelle che dovevano essere (e per molti versi sono ancora) le gerarchie, il sancta sanctorum della fede cristiana, almeno sul «versante» maschile: da Adamo e Mosè ai santi Giovanni Battista, Francesco, Benedetto, Agostino, Pietro, e così via. Sul «versante» femminile, a discendere dalla vergine Maria, Dante nomina principalmente le sante donne bibliche, ma operando con maggior autonomia colloca fra di loro più personali predilezioni, quali S. Lucia e soprattutto Beatrice.


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