Riassunto vita: Renato Serra
     


Riassunto vita: Renato Serra


La vita e le opere di Renato Serra in sintesi.


Renato Serra (Cesena, 5 dicembre 1884 – Monte Podgora, 20 luglio 1915) è stato un critico letterario e scrittore italiano.

Frequentò l'università di Bologna, dove ebbe come insegnanti Giosuè Carducci, Severino Ferrari, Francesco Acri e Giovanni Battista Gandino, e si laureò in Lettere nel 1904 con una tesi sullo "Stile dei Trionfi del Petrarca". In seguito prese parte a un corso di perfezionamento all'Istituto di Studi superiori di Firenze, dove condusse il resto della sua breve vita, insegnando e dirigendo la Biblioteca Malatestiana. Partecipa assiduamente al dibattito culturale del tempo, nel quale assume una posizione di notevole rilievo. Sensibile anche ai problemi del rapporto fra società e letteratura, decide di partire come volontario per la guerra, pur senza condividere l'entusiasmo di un'intera generazione di intellettuali. E durante questa muore, mentre combatte sul Podgora, presso Gorizia, nel 1915.
Decisivo il suo apporto, in ambito critico, per il recupero dei valori linguistici, stilistici e tecnici dell'opera letteraria, che l'estetica crociana aveva trascurato. In un articolo del 1910, Per un catalogo, Serra dichiara polemicamente la sua discendenza da Carducci, anche se dello stesso Carducci avversa il "metodo storico" e positivista nell'interpretazione letteraria, mentre è affascinato dal suo maestro quando studia con fine sensibilità il linguaggio poetico e le sue forme metriche, su cui egli stesso concentra la propria attenzione, in numerosi saggi dedicati agli autori contemporanei.
Serra tenta di coglierne le suggestioni, inseguendo, in virtù di intuizioni illuminanti, la trama dello stile, delle immagini e dei problemi esistenziali che queste veicolano. Con questa pratica e con la definizione, che si ritaglia addosso, di «lettore di provincia», egli interpreta la critica come una sottile esercitazione del gusto, come un'attività che non ha nulla da spartire con il "mestiere" del letterato di professione.
Inoltre, è attento, nel volumetto delle Lettere (1914), alle condizioni del mercato librario, anticipando orientamenti sociologici della critica più recente. Scrive alcuni articoli per la rivista «La Romagna» e contribuisce alla «Voce» di De Robertis (1888-1963), che ha caratteristiche più tipicamente letterarie rispetto a quella di Prezzolini (1882-1982); con l'Esame di coscienza di un letterato (1915) constata una crisi di valori nel mondo degli intellettuali, interrogandosi sul destino della letteratura che uscirà dalla guerra.
Fu anche in corrispondenza con Benedetto Croce.



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