Eneide Libro II - Analisi temi e personaggi
     


Eneide Libro II - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, il narratore e descrizione dei personaggi del secondo libro dell'Eneide.

Il Cavallo di Troia - Giandomenico Tiepolo, L'ingresso del cavallo a Troia, secolo XVIII


I temi

Il libro narra la drammatica caduta di Troia, voluta dal Fato e inevitabile; essa è tanto più dolorosa perché inattesa, dal momento che coglie di sorpresa i Troiani, che avevano creduto alla ritirata del Greci. D'altra parte, la caduta della città rivela anche la cecità degli uomini e la loro incapacità di cogliere i segni evidenti della realtà: nemmeno i suoni sordi e minacciosi che rimanda il ventre del cavallo percosso da Laocoonte li dissuadono dal portarlo in città. Ma è il Fato stesso che vuole così: ha già stabilito che Troia cada e a nulla può valere l'opposizione del sacerdote Laocoonte, che ha compreso la verità.
Contrariamente a quanto accade nei poemi omerici, dove gli uomini pagano per colpe effettivamente commesse, Laocoonte è una vittima innocente: l'ira degli dei si abbatte sugli uomini senza che questi l'abbiano provocata con un comportamento ingiusto, come già il poeta aveva preannunciato nella protasi. La caduta di Troia dipende dall'inganno: paradossalmente, la città in cui gli eroi si erano a lungo scontrati nel rigoroso rispetto del codice eroico, cade per un'ingegnosa macchinazione; non le armi di Achille e dei più forti eroi, ma l'astuzia di Ulisse e dello scaltro Sinone.



La struttura del canto

Il canto si apre con una breve premessa, in cui Enea sottolinea il dolore che il ricordo gli procura; inizia poi il racconto vero e proprio. La prima sequenza è centrata sulla falsa partenza degli Achei, sulla vicenda del cavallo, cui si legano gli episodi di Sinone e di Laocoonte: con l'ingresso del cavallo in città si chiude questa prima parte (vv. 14-249). Nella seconda sequenza Enea racconta gli avvenimenti della notte, che prendono avvio dall'apparizione dell'ombra di Ettore e sono centrati sulle lotte che divampano per la città e che culminano nell'uccisione di Priamo (vv. 250-558). L'ultima parte, segnata dallo sgomento di Enea cui la fine di Priamo ricorda il padre, è centrata sull'angosciosa fuga, preceduta dall'esitazione di Anchise, dal prodigio su Ascanio e chiusa dalla dolente apparizione di Creusa; il racconto si conclude con il ritorno di Enea presso i suoi compagni e la fuga verso i monti (vv. 559-804).



Le fonti

Virgilio attinge presumibilmente a fonti romane per questa vicenda (Ennio e Accio, che scrissero tragedie sulla caduta di Troia, e anche Nevio); in Omero, come è noto, la fine della città non è diffusamente narrata: vi accennano, con una certa precisione, Menelao nel quarto e Demodoco nell'ultimo libro dell'Odissea. A parte i riferimenti precisi, è l'Odissea il modello che influenza il ruolo di Enea: come Odisseo, infatti, egli narra in prima persona le vicende drammatiche della città nella sua ultima notte, in un contesto amico e ospitale.



Il narratore

Seguendo il modello dell'Odissea, Virgilio affida a Enea la narrazione delle ultime ore di Troia: l'eroe troiano, quindi, come Odisseo, nello stesso tempo è protagonista degli eventi e narratore (tecnicamente è un narratore interno), coinvolto emotivamente e ancora preda della sofferenza e della nostalgia per la patria e gli affetti che ha perduto, primo tra tutti quello della moglie Creusa. Nel racconto viene ribadito il suo doppio ruolo, quello di un uomo segnato da una dolorosa vicenda personale, e di capo, cui è affidata la salvezza dei suoi.



Il tempo

Due tempi si sovrappongono, il presente, cui fa da sfondo la reggia ospitale e sicura di Didone, e il passato, nel ricordo drammatico della caduta della città: il racconto, che trasforma la serata ospitale in uno scenario di morte e sopraffazione attraverso le parole di Enea, occupa tutta la notte, che trascorre nella rievocazione delle vicende.



I personaggi

Nella complessa architettura del libro, due sono i personaggi dominanti, Laocoonte ed Enea; a Laocoonte, uomo onesto e di religione, che ha compreso la verità circa il cavallo, si oppone Sinone, scaltro mentitore: dal momento che il destino di Troia è segnato, a nulla vale la virtù del sacerdote, che è vittima innocente, insieme ai giovani figli, del volere di Minerva.
Enea domina la seconda parte del libro: dapprima tenta una disperata difesa della città, armi in pugno, come farebbe qualsiasi eroe tradizionale; quindi, su esortazione di Ettore, che gli appare in sogno come una voce ispirata dal Fato, si rassegna a una fuga che si configura subito come un doloroso ma necessario esilio, affrontato per salvare gli dei Penati e la stessa memoria della città, che la sorte vuole far rinascere altrove. Fra gli eroi achei che si rendono responsabili della caduta della città spicca Neottolemo, il figlio di Achille, che uccide in modo ignominioso il vecchio Priamo, senza rispetto per la veneranda età: gli Achei, assetati di vittoria, hanno perso ogni ritegno e ignorano le prescrizioni cavalleresche che avevano ispirato, per esempio, lo stesso Achille nel nobile dialogo con l'anziano Priamo.


Gli dei
Il mostruoso prodigio che coinvolge Laocoonte e i suoi figli rivela l'ostilità del Fato: ogni sentimento di pietà è travolto, gli dei si avvalgono di qualsiasi mezzo per portare a compimento un piano segnato. L'intervento di Venere, che svela a Enea gli dei stessi volti a distruggere la città, presenta figure divine in preda a una furia travolgente, ormai incontrollabile, che utilizzano l'inganno e la violenza per perdere gli uomini accecati. A fianco degli dei che abitano l'Olimpo e influenzano l'azione degli uomini, si collocano i Penati, dei protettori del focolare che Enea porterà in salvo con sé, per continuare la tradizione di Troia e garantire la continuità del culto anche nella nuova patria.



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