Descrizione: Enea (Eneide) - Riassunto
     


Descrizione: Enea (Eneide) - Riassunto


Riassunto storia della vita di Enea, eroe troiano protagonista assoluto dell'Eneide di Virgilio.

Il duello di Enea e Turno, olio su tela di Luca Giordano.

Enea, figlio di Anchise, re di Dardano, e di Afrodite (Venere per Virgilio e la tradizione latina), dovette restare nascosto per cinque anni nei monti, dove fu allevato dalle ninfe, per non destare l'ira degli dei contro Anchise, che aveva osato avere un figlio, lui mortale, da una dea.

Allo scoppio della guerra di Troia ottiene il comando della città di Dardano ma, sconfitto da Achille, si trasferisce a Troia, dove combatte insieme a Ettore, l'unico eroe troiano che gli è superiore. Viene ferito da Diomede e salvato, nel corso di un duello con Achille, da Posidone, che gli rivela che a lui tocca il compito di salvare i Dardani dallo sterminio e di rinnovare altrove la città di Troia.

Il suo ruolo diventa centrale nell'Eneide: nel secondo libro racconta in prima persona le tragiche vicende della caduta di Troia, introducendo con la sua viva partecipazione gli eventi che travolgono la città e segnano la sua vita futura. Nel corso del racconto, nonostante l'apparizione di Ettore gli additi subito la fuga, egli reagisce dapprima come un eroe tradizionale, che lotta in armi anche di fronte a un inevitabile scacco, poi come un eroe "nuovo", più consapevole, accetta la fuga senza più sentirla come una viltà, ma come una dolorosa necessità imposta dal Fato. Tuttavia, la decisione di fuggire costa all'eroe il faticoso abbandono dell'etica tradizionale per aderire al piano voluto dagli dei. È proprio lo stesso Ettore, che ha incarnato gli antichi valori nel campo troiano ed è morto per difenderli, a spingere Enea a fare questa scelta: Ettore afferma esplicitamente che non è più possibile salvare Troia lottando, perché gli dei ne hanno deciso la sorte. Infine i prodigi che si manifestano intorno a Iulo convincono Anchise ed Enea a partire.

La fuga, l'esilio, l'assunzione del nuovo ruolo di guida e di salvatore dei superstiti sono voluti dagli dei; proprio in ossequio agli dei Enea svolgerà la sua missione in nome della pietas, cioè il rispetto verso un ordine superiore che segna la sorte di un uomo nelle sue scelte come nelle sue rinunce; un nuovo sentimento che caratterizza la figura eroica, perciò tanto diversa da quella tradizionale, che con questa svolta assume contorni del tutto inediti: eroe sarà colui che sa assumere la responsabilità di un popolo, che sa rispettare scrupolosamente il volere del Fato, anche facendo tacere le sue aspirazioni e i suoi sentimenti.

Nel momento in cui Enea veste i panni che nell'Odissea rivestiva Odisseo, cioè quelli del naufrago e del viaggiatore, le sue caratteristiche dominanti non sono la capacità di attendere, di riflettere, di ingannare, la métis, insomma, ma la pietas, che porta ad un successo meno individuale e, nello stesso tempo, più faticoso e doloroso.

Ad esempio, un "sacrificio sentimentale" si ha quando dopo molte peripezie i troiani approdano a Cartagine, dove Enea sposa la regina Didone, poi però è costretto a partire, e Didone si suicida maledicendo la stirpe troiana.

Quando Enea arriva nel Lazio, chiede la mano della figlia del re Latino (Lavinia). Allora Turno, re dei Rutuli e promesso sposo di Lavinia, dichiara guerra ai troiani, però perde, ed Enea (oltre a sposare Lavinia) diventa capostipite di un'illustre discendenza: fonda il Regno che un giorno diventerà Roma.



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