Riassunto: Esiodo, vita e opere


Esiodo è la prima personalità della letteratura greca di cui possiamo ricostruire uno sfondo biografico: affiorano nella sua opera alcune allusioni, sono presenti dei ricordi e vive certe istanze che ci permettono di conoscere le origini della sua famiglia, i problemi domestici da cui era angustiato, la sua conversione da pastore a poeta, sacerdote di un'etica nuova fondata sulla giustizia e sul lavoro; non abbiamo invece elementi sicuri per stabilirne la cronologia. Che la sua opera si sia svolta tra la fine dell'VIII e la metà del VII sec. è solo un'ipotesi legata a considerazioni di ordine generale sull'emergere di una nuova classe sociale, quella dei piccoli proprietari agricoli che incominciano a far sentire la loro voce di fronte all'aristocrazia.



La vita

Esiodo visse intorno alla metà dell'ottavo secolo a.C.. Egli, probabilmente, nacque ad Ascra in Beozia, dove il padre, originario di Cuma, aveva ottenuto delle terre da dissodare alle falde dell'Elicona. Il poeta lavorò i campi paterni col fratello Perse, ma la divisione dell'eredità provocò tra i due una lite, vinta da Perse che aveva corrotto i giudici. Il pigro Perse, però, non sfruttò i suoi poderi, cadde in miseria e minacciò di intentare al poeta un nuovo processo. Per dargli migliori consigli e dissuaderlo dal suo proposito Esiodo compose un poemetto, "Le opere e i giorni". Egli esercitò anche la professione di aedo e, come tale, vinse una gara poetica a Calcide, nell'Eubea. Le leggende posteriori parlano addirittura di una sua tenzone con Omero.

Esiodo morì ad Ascra. A Naupatto, però, si pretendeva che il corpo del poeta, ucciso in un agguato durante un viaggio e gettato in mare, fosse miracolosamente approdato sulle coste di quella città e là seppellito.


Opere

Motivi prediletti del canto di Esiodo sono il lavoro, la giustizia, il rapporto con gli Dei, con gli uomini, con il mondo e con la natura.

Gli antichi attribuivano ad Esiodo molte opere, ma oggi, comunemente si riconoscono come suoi tre brevi poemi: "Teogonia", "Le opere e i giorni" e "Lo scudo". Tra gli altri che nell'antichità gli erano attribuiti, c'era un "Catalogo delle donne" noto anche come "Eee" ed opere di cui possediamo solo titoli come le "Nozze di Ceice" e gli "Ammaestramenti di Chirone".


Teogonia

La "Teogonia", 1022 versi in esametri, porta all'inizio il nome del suo autore, ispirato dalle Muse a comporla mentre pascolava le pecore ai piedi dell'Elicona, il monte a esse sacro. Essa è la prima grandiosa sintesi mitologica e descrive la nascita dell'universo dalle origini al regno di Zeus e la genealogia degli dei. La Teogonia, opera di compilazione, manca di ogni unità e non è priva di contraddizioni interne, né di interpolazioni successive. La sapiente ripresa dei più antichi miti e delle più antiche credenze dell'umanità sulla natura del mondo, sulla vita della terra, sull'esistenza di esseri divini ne fecero, però, uno dei testi più venerati dai Greci. Contribuì a questo successo anche il vigore essenziale dello stile e la felicità di alcune formule poetiche.


Le opere e i giorni

Più personale, di più facile comprensione e quindi di più immediato fascino poetico l'altro poemetto, "Le opere e i giorni" (828 versi), che esalta la fatica umana e descrive i lavori dei campi.

Una lite col fratello Perse, perduta per la corruzione dei giudici, e la minaccia del fratello di ricorrere ancora al tribunale costituiscono il movente che ha indotto il poeta a raccogliere nelle Opere e i Giorni le sue convinzioni sul valore della giustizia e del lavoro per presentarle, ammonizione ed esortazione insieme, al fratello Perse.

Essa è la prima opera di carattere didascalico della letteratura greca e contiene tutti gli elementi che diventeranno canonici della poesia didascalica: il proemio esplicativo, gli appelli al lettore, le digressioni narrative e mitologiche tese a catturare l'interesse del lettore dilettandolo, i precetti veri e propri. Non privo di squarci di grande poesia, il poemetto è una raccolta di norme pratiche per l'agricoltura e la navigazione e di precetti morali e religiosi. Il poema è chiaramente frutto di esperienza diretta e traccia un quadro in cui il duro lavoro quotidiano, condotto con rettitudine e fiducia nella giustizia divina, conferisce dignità all'uomo.

L'autenticità dell'ultima parte del poema, i giorni, è negata dalla critica recente. In ogni modo esso divenne il modello per ogni genere di argomento sia per gli autori greci che latini.


Lo scudo di Eracle

"Lo scudo di Eracle" narra assai più brevemente (480 versi) il mito del figlio di Ares, Cicno, che è ucciso da Eracle, protetto da Atena. Metà dell'opera è però riservata alla descrizione dello scudo di Eracle stesso, con un procedimento così chiaramente di imitazione omerica (descrizione dello scudo di Achille nel XVIII canto dell'Iliade), da far credere ai più che il poemetto, per altro alquanto scadente, non sia opera di Esiodo, ma di qualche aedo posteriore.



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