Riassunto: Hegel e il suo tempo


HEGEL E L’ILLUMINISMO
Hegel riconosce il valore dell'illuminismo. Sottolinea e denuncia l'astrattezza e l'unilateralità della cultura illuministica. Tali caratteri derivano dai limiti dell'intelletto. L'unilateralità dell'intelletto deve essere superata in una visione più ampia e complessa,che è quella della ragione.

HEGEL E LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Per Hegel la rivoluzione francese è stata il più grande avvenimento della storia dopo la nascita del cristianesimo perché ha cercato di creare una società basata sulla ragione. Pur essendosi proposta di realizzare un'idea moderna di libertà la rivoluzione è sfociata nel terrore, quindi ha fallito. In essa non vi è stata una vittoria della ragione, ma il trionfo della "intellezione pura", cioè dell'illuminismo. Si è affermata la libertà assoluta che ha alimentato la pretesa di imporre la propria legge, ma anche ha generato il terrore. Per Hegel un individuo non può realizzare la libertà assoluta.

LA CRITICA AL ROMANTICISMO
In Hegel sono presenti temi e spunti romantici, ma egli è un pensatore idealistica, non un romantico. Tale giudizio non è condiviso da quegli studiosi che colgono nei suoi pensieri temi romantici. Hegel non è romantico poiché guarda con disapprovazione al dilagare del sentimentalismo. Del romanticismo Hegel critica e condanna a soggettività sfrenata puramente negativa che non è in grado di cogliere e realizzare un progetto di conciliazione tra finito e infinito.

Il RAPPORTO CON KANT
Hegel riconosce l'importanza della rivoluzione copernicana. Di Kant non condivide la filosofia del limite. Non si può stabilire a priori che cosa la ragione possa conoscere. La ragione mostra quel che può fare attraverso la sua attività, la ragione aspira all'infinito. Hegel si assegna il compito di riconciliare finito e infinito e di superare la frattura kantiana tra fenomeno e noumeno. Kant aveva basato la sua teoria su una morale formale cioè sulla forma che devono avere gli imperativi per essere categorici. Hegel ritiene che il dovere della condotta individuale e i suoi contenuti etici si trovino già realizzati nei valori storicamente affermatisi di un popolo e che ad essi si sia chiamati ad aderire. In questo egli mostra quanto incida nel suo pensiero la storia. Rifiuta il giusnaturalismo e il contrattualismo a cui aderiva Kant, che interpretavano la realtà dello stato a partire da pure astrazioni concettuali e considera lo stato una realtà etica.

FICHTE E SCHELLING
Nello sviluppo della sua riflessione prende le distante anche da Fichte e Schelling. Come per Kant, anche per quest'ultimi il problema su cui si consuma la frattura è quello del rapporto tra infinito e finito. Hegel pone a fondamento del proprio sistema un principio, l'unità dell'infinito con il finito. Fichte non riesce a superare la contrapposizione fra libertà e necessità, fra spirito e materia. Egli fonda l'assolutezza dell'io su tale contrapposizione del non-io, che diviene qualcosa di astratto, di inspiegabile. Il superamento del non-io da parte dell'io viene collocato all'infinito, cioè come meta mai raggiungibile. Hegel lo definisce cattivo infinito. Schelling ha una visione dell'assoluto come identità di natura e spirito, ma non ha concepito la conoscenza dell'assoluto come intuizione estetica e quello di concepire l'assoluto come un'indifferenziata identità di natura e spirito. Anche Schelling quindi non sa far convivere infinito e finito.

LA RAGIONE
Hegel afferma il primato della ragione. È posta al centro della filosofia. È una ragione dialettica che sa riconoscere le opposizioni e sa superarle. L'assoluto è una realtà non indifferenziata, cioè una realtà nella quale le differenze e le opposizioni non solo non scompaiono ma costituiscono la sua stessa essenza.
La ragione dialettica rispecchia e manifesta la struttura dialettica della realtà.
Per Hegel reale è solo l'intero, la totalità che è l'infinito. Un infinito inteso come sintesi e tutte le determinazioni finite, come processo nel quale ciò che è dato viene negato come tale.
La verità è l'interno e il soggetto è l'assoluto, è Dio, è ragione che esso si realizzi.



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