Riassunto: Friedrich Nietzsche - Il pensiero filosofico
     


Riassunto: Friedrich Nietzsche - Il pensiero filosofico


Rovesciamento degli idoli e liberazione dell’uomo
Al centro della riflessione di Nietzsche c’è la decadenza dell’epoca moderna. Ne è segno il pessimismo della nostra epoca, che è considerata l’espressione dell’inutilità del mondo moderno. Nietzsche si assume il compito della presa di coscienza della decadenza attraverso un viaggio nel quale avverrà lo smascheramento di tutte le forme dell’ipocrisia sulle quali si è costruita la civiltà occidentale.


Le tre fasi del pensiero Nietzschiano
Il pensiero di Nietsche può essere suddiviso in 3 fasi:

1) Nella prima è stata molto forte l’influenza di Schopenauer e Wagner. Privilegia l’arte che è in grado di attingere la realtà più profonda e esprime lo spirito dionisiaco, la vitalità e l’ebbrezza che accompagnano i momenti più profondi della vita dell’uomo. Proprio la filosofia di Schopenhauer e la musica di Wagner appaiono come segni della possibilità di un ritorno dello spirito dionisiaco nella cultura tedesca.

2) Abbandono della filosofia di Schopenauer e la musica di Wagner: la prima accusata di predicare una mortificazione delle energie vitali dell’individuo; la seconda considerata come espressione della decadenza della cultura europea. Assistiamo a una critica della metafisica, della morale, l’annuncio della morte di Dio e un’idea di trasmutazione di tutti i valori. Inoltre il mondo non è perfetto e non ha l’uomo al suo centro; il fluire della realtà non è rettilineo, volto al progresso, ma è ciclico, in sé compiuto. In esso si colloca l’opera dell’Oltreuomo, di un essere nuovo, espressione di un’umanità in grado di superare se stessa.

3) Al capovolgimento di tutti i valori si lega l’ultima fase della riflessione Nietschiana, caratterizzata dal Nichilismo, dal vuoto di essere che quella critica ha prodotto, dal vuoto di senso che ne deriva. È un vuoto nel quale la conoscenza perde qualsiasi fondamento oggettivo, diviene sapere prospettico, legato a interpretazioni infinite.


La nascita della tragedia
Prima importante opera di Nietzsche è Nascita della tragedia. Egli capovolge il giudizio tradizionale sull’arte greca. Tale giudizio si basava sulla presunzione che l’arte greca fosse caratterizzata da serenità ed equilibrio. Per Nietzsche essa è stata il frutto della combinazione dello spirito dionisiaco e di quello apollineo. Il primo rappresenta la forza creativa, lo slancio inquieto che consentono l’adesione entusiastica all’essenza della realtà. Il secondo si manifesta come serena armonia, sogno ed illusione, che nascondono il senso tragico della vita.

Il valore dell’arte
Nietzsche esalta l’uomo estetico e nello stesso tempo esalta anche l’arte come forma di vita. L’uomo estetico è il dionisiaco che si alterna con l’apollineo. Il filosofo respinge l’idea di una piena autosufficienza dell’arte. Fine dell’arte non è l’arte stessa, ma la felicità, la promessa di un’esistenza piena e compiuta. L’arte è sovrabbondanza di desideri e immagini, è il crescere della vita su se stessa. È il mezzo con cui tutto ciò che di orribile investe l’uomo viene a trasformarsi nel suo contrario, in gioia di vivere.


Contro Socrate
Nella Grecia classica lo spirito dionisiaco è stato progressivamente represso e soffocato dall’avvento del razionalismo socratico. Socrate, celebrato come personaggio positivo, emblematico per il suo pensiero filosofico, è per Nietzsche colui al quale va imputata la negazione dello spirito dionisiaco. Lo spirito socratico, il suo intellettualismo e moralismo, implicavano il predominio dell’intelletto sugli istinti. Al socratismo va ricondotta la tesi che identifica la bellezza di un’opera d’arte con la sua intelligibilità, rimuovendo da tale opera tutto ciò che è immaginazione e creatività. Analogo a quello consumatosi nel mondo greco antico è il processo che Nietzsche individua nella cultura dell’ottocento, dominata dall’intellettualismo e perciò condannata alla decadenza.

La scienza come dominio sulle cose
Nietzsche è contro ogni forma di ottimismo della scienza e della ragione. Ritiene che nello sviluppo della società e della cultura, l’ideale della scienza abbia contribuito a smorzare la forza vitale degli individui. Un mondo essenzialmente meccanico è un mondo privo di senso. Valida, per il filosofo, non è la scienza che promuove atteggiamenti di rinuncia, sguardo disinteressato sul mondo, ma quella che si attribuisce il compito di realizzare il dominio dell’uomo sulle cose. I concetti della scienza non altro che finzioni ed illusioni necessarie all’azione dell’uomo sul mondo.

Critica e funzione della storia
La stessa funzione negativa dello scientismo ha avuto lo storicismo, cioè l’illusione che il corso della storia abbia un carattere razionale. Nietzsche critica la visione speculativa della storia. Lo storicismo ha contribuito a orientare l’attenzione degli individui verso il passato e a distoglierla dal presente e dal futuro. Egli critica la storia archeologica, che radica nell’uomo il sentimento del passato. Accetta invece la storia monumentale e quella critica. La prima appartiene all’individuo che vuole creare qualcosa di grande e per questo ricerca modelli e maestri nel passato. La seconda è quella di colui che prova angoscia nel presente. Si ha così una presa di distanza dal passato e uno slancio verso il futuro.

La fine della metafisica
L’emblema della metafisica è il platonismo. Esso ha portato a svalutare come in autentico il mondo in cui viviamo e a considerare autentico e vero solo ciò che si trova al di là. La metafisica ha contribuito ad alimentare negli uomini un atteggiamento di rinuncia alla vita. Rinunciatario è colui che aspira ad un mondo superiore. La metafisica quindi è disprezzo del mondo, dell’uomo, dei suoi bisogni e delle sue passioni. L’epilogo di questa storia è la morte di dio.

Dio è morto
Nietzsche ne La gaia scienza annuncia che Dio è morto. Non è il filosofo che uccide Dio ma sono gli stessi uomini dell’occidente cristiano che lo hanno ucciso. Con quest’annuncio egli intende affermare la consumazione della metafisica, la fine di una visione delle cose nella quale a fondamento del mondo è stato sempre cercato e riconosciuto un principio assoluto. L’annuncio nietzschiano della morte di Dio vuol essere rivelazione dell’assenza di ogni fondamento. Da qui si evince il nichilismo di Nietzsche: l’annullamento dei miti della metafisica , la negazione di un fondamento assoluto dei valori è sempre presente, perché forte è la tentazione di rifugiarsi in illusioni capaci di tranquillizzare l’uomo e di dare forza.

Il cristianesimo, religione della rinuncia
Nietzsche spiega psicologicamente la religione come un’alterazione della personalità che considera ciò che nell’uomo è grande e forte come sovrumano ed estraneo e rimpicciolisce l’uomo. L’accusa più forte mossa da Nietzsche alla religione è quella di essere uno dei capisaldi della svalutazione del mondo. Il Dio cristiano è la divinità della decadenza. Il cristianesimo combatte il tipo superiore di uomo, tutti gli istinti da lui rappresentati li ha considerati come mali. È disprezzo e ripugnanza contro tutti gli istinti buoni ed onesti. È una religione della rinuncia: rinuncia alla vita, annullamento del mondo di fronte alla trascendenza. Il cristianesimo insomma rappresenta ciò contro cui Cristo ha lottato.

La liberazione delle catene
La filosofia di Nietzsche vuole essere una filosofia della liberazione. Morale, metafisica e religione hanno creato un mondo di finzioni che dà sicurezza all’uomo, facendogli credere di vivere in un mondo razionale. Ma la costruzione di questo mondo ha portato a negare il mondo vero. La critica nietzschiana ha smascherato il mondo delle finzioni. L’uomo è stato liberato dalla malattia delle catene: è diventato spirito libero. Il problema che Nietzsche ha di fronte è quello di costruire l’uomo nuovo.

L’oltreuomo
È ora di abbandonare l’uomo domestico, l’uomo della mediocrità che si sente meta e senso della storia. È l’uomo che diventa migliore, ma non vuole diventare più grande. Bisogna passare all’oltreuomo, che è il senso della terra, perché l’uomo non è il punto di arrivo. L’oltreuomo non rappresenta una forma di umanità collocata totalmente oltre l’uomo quale è oggi. Un'umanità che nasce con la morte di Dio. L’oltreuomo ama il mondo e la vita, non si vergogna delle proprie passioni. La morale dell’oltreuomo è la negazione di quella platonico-cristiana della rinuncia e delle tensioni a scopi che sono sempre al di là. Ha come scopo la felicità. Essenziale nell’oltreuomo la volontà di potenza che è il movente di tutta la storia dell’uomo in quanto si impone alla natura con valutazioni, schemi e strutture che implicano la divisione tra dominanti e dominati.

L’eterno ritorno
Con l’oltreuomo non si esprime l’assoluto: il mondo è caratterizzato dalla casualità degli eventi, casualità e assenza di qualsiasi fine. Ed è proprio questa assenza di fine a rendere il moto delle cose come regolato da un andamento circolare. Questo ritorno esprime quell’accettazione di sé. L’oltreuomo coglie questa assenza di un ordine razionale nel mondo e non la nasconde a se stesso e agli altri. La missione dell’oltreuomo è quella di accettare il mondo e imprimergli il sigillo della propria volontà. L’oltreuomo, la sua volontà creatrice guarda all’evento passato e ad esso aggiunge: "così voglio che sia". In tal modo quel passato che appariva privo di senso, attraverso questo atto volontario viene riscattato in una piena accettazione del mondo da parte dell’uomo.



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