Africa occidentale


L'Africa occidentale è costituita dalla fascia di paesi che a sud del Tropico del Cancro si affacciano sull'oceano Atlantico fino ai monti del Camerun, nella parte più interna del golfo di Guinea. L'Africa occidentale può essere divisa in tre zone geografiche principali disposte in senso orizzontale: una fascia settentrionale costituita dal deserto, un'area meridionale con boscaglia e foreste e una parte centrale semidesertica detta Sahel.



Territorio

L'Africa occidentale ha poche montagne e per lo più il suo territorio è pianeggiante o lievemente ondulato. La monotonia del paesaggio è interrotta solo da qualche rilievo, tra cui la catena che si snoda lungo il confine tra Nigeria e Camerun, l'Altopiano di Jos e i Monti Shebsi in Nigeria, le colline circostanti il Monte Bintumani in Sierra Leone, il massiccio di Air in Nigeria, la zona del Monte Nimba al confine tra Guinea, Costa d'Avorio e Liberia e infine le alture del Fouta Djalon, che dalla Guinea occidentale si estendono fino al Senegal sudorientale. Nonostante siano poche, le montagne dell'Africa occidentale ospitano le sorgenti di diversi fiumi. Il corso d'acqua più grande della regione è il Niger, che nasce nel Fouta Djalon in Guinea e disegnando una grande ansa attraversa il Mali verso nord-est fino a Motpi, dove si dirama formando il cosiddetto delta interno, ovvero un dedalo di canali e paludi. La cima dell'ansa tocca i margini del Sahara vicino a Timbuctu, poi da qui il fiume scorre verso sud-est attraversando il Niger e la Nigeria e sfocia nell'Atlantico con il suo vasto delta a ovest di Port Harcourt.


Gli stati:
  1. Benin Benin
  2. Burkina Faso
  3. Camerun Camerun
  4. Ciad Ciad
  5. Capo Verde
  6. Costa d'Avorio
  7. Gambia
  8. Ghana
  9. Guinea
  10. Guinea-Bissau
  11. Liberia
  12. Mali
  13. Mauritania
  14. Niger
  15. Nigeria
  16. Senegal
  17. Sierra Leone
  18. Togo


Mari: Golfo di Guinea

Fiumi: Senegal, Niger, Fiume Volta, Benue, Logone, Chari

Laghi: Lago Chad, Lago Volta

Montagne: Monte Camerun, Monti Loma


Cenni di storia

Gran parte dei reperti archeologici lasciati dai primi abitanti del pianeta sono stata trovati in Africa. I pareri dei ricercatori non sono unanimi, ma la teoria più accreditata è che i primi ominidi siano comparsi in Africa quasi quattro milioni di anni fa. Dopo circa due milioni di anni i cambiamenti delle condizioni climatiche e ambientali provocarono l'evoluzione di diverse specie di ominidi, tra cui l'homo habilis e l'homo erectus. Si ritiene che in un periodo compreso tra un milione e mezzo e un milione di anni fa l'homo erectus sia diventato l'ominide dominante nelle savane dell'Africa e che abbia sviluppato la caratteristica di costruire utensili e acquisito l'uso del fuoco. Da questa specie deriva l'homo sapiens che è essenzialmente quella cui appartiene l'uomo moderno.
Le testimonianze archeologiche indicano che 750.000 anni fa questi primi abitanti della terra cacciavano gli antenati degli odierni elefanti e ne sezionavano le carcasse con grandi asce in pietra, mentre circa 150.000 anni fa utilizzavano punte in pietra per lance, coltelli, seghe e altri utensili più leggeri e sofisticati sia per la caccia sia per le altre attività. Questo periodo viene classificato dagli archeologi con il nome di età della pietra.
Riguardo alla storia moderna, i confini nazionali dell'Africa occidentale sono alquanto recenti, imposti dalle potenze coloniali poco più di un secolo fa senza tenere conto degli stati e dei regni esistenti prima della colonizzazione. Queste frontiere politiche moderne hanno ben poco a che vedere con i territori appartenenti alla miriade di gruppi etnici locali.
Nel Seicento e soprattutto nel Settecento, i paesi dell'Africa occidentale furono quelli che soffrirono maggiormente per il commercio degli schiavi.


Economia

Le piantagioni di caffè, cotone, canne da zucchero, banane, palma da olio costituiscono una risorsa fondamentale e le esportazioni di questi prodotti sono notevolmente incrementata dalla metà del Novecento. Tutta l'Africa occidentale è dotata di buoni porti marittimi importanti perché vengono usati come vie di comunicazione.
I paesi dell'Africa occidentale sono i più poveri del mondo e le cifre riguardanti la loro situazione economica sono piuttosto tristi.
L'unità di misura più comunemente usata per calcolare il benessere di un paese è il prodotto nazionale lordo pro capite, calcolato dividendo il guadagno annuale del paese per il totale dei suoi abitanti: la cifra che ne risulta indica quanto ciascun abitante produce all'anno. In base a questi calcoli la Sierra Leone è il più povero dei paesi dell'Africa occidentale con un PNL di 160 dollari pro capite. La Gambia, la Guinea-Bissau, la Liberia, il Mali e il Niger hanno un PNL di 250 dollari o lievemente inferiore e si collocano tra i 10 paesi più poveri del mondo. Anche la Nigeria, nonostante i suoi giacimenti petroliferi, ha un PNL di soli 280 dollari, mentre nella maggior parte degli altri paesi come Benin, Burkina Faso, Ghana e Mauritania, il PNL si aggira tra i 300 e i 500 dollari. La situazione è migliore in Senegal e in Costa d'Avorio, entrambi con 600 dollari e a Capo Verde, con 930 dollari. Per fare il confronto la maggior parte degli stati industrializzati dell'Occidente ha un PNL di circa 20.000 dollari pro capite.
In termini umani questa povertà comporta un'aspettativa di vita che è inferiore ai 50 anni in quasi tutta l'Africa occidentale e scende a soli 44 anni in alcuni paesi. Anche il tasso di alfabetizzazione è molto basso, specialmente tra le donne. Ogni 1000 bambini, un numero compreso tra 100 e 200 muore prima dei cinque anni di età, mentre il tasso di crescita demografica (circa il 3%) è il più alto del mondo.
Anche il tasso di disoccupazione è molto elevato. La gente non ha denaro per comprare il cibo e può coltivare solo cereali, quindi non si nutre a sufficienza. Di conseguenza gran parte della popolazione è soggetta alle malattie, per le quali l'assistenza medica è scarsa. E' uno scenario molto deprimente e con ogni probabilità la situazione è destinata ad aggravarsi.
Dietro le quinte però si cela uno sfondo ancora più preoccupante: come accade in gran parte degli altri paesi in via di sviluppo, anche sull'economia dei paesi dell'Africa incombe lo spettro del debito con l'estero.


Politica

La fine della guerra fredda ha avuto un forte impatto sui sistemi politici dell'Africa. In precedenza i dittatori sostenevano che la democrazia non era necessariamente il sistema migliore per l'Africa benché questa fosse la facciata dietro la quale si nascondevano dei regimi tirannici.
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, quando caddero le dittature comuniste dell'Europa orientale, gli africani iniziarono a guardare i loro capi politici con una nuova consapevolezza e a domandarsi quale diritto avessero di restare al potere così a lungo senza essere sottoposti periodicamente alla loro approvazione. Contemporaneamente il sostegno del blocco sovietico ai paesi africani iniziò a scemare, pertanto dal canto loro le nazioni occidentali non avevano più bisogno di appoggiare i loro alleati. Improvvisamente la posizione dei dittatori si fece alquanto precaria e in molte parti dell'Africa sorsero movimenti a sostegno della democrazia e dei sistemi multipartitici.
Fautori di questo progresso verso la democrazia sono stati gli Stati Uniti, tramite la Banca Mondiale e il governo francese, che hanno preteso ulteriori riforme politiche in cambio di aiuti finanziari.
Uno dei governi più autocratici dell'Africa era quello del Benin, ma nel 1990 in occasione di un importante raduno politico i deputati chiesero e ottennero le dimissioni di Mathieu Kérékou, una nuova costituzione e la promessa di libere elezioni pluripartitiche.
Gli eventi seguirono un corso simile in Mali nel 1991, quando il presidente Moussa Traoré, al potere dal 1968, fu costretto a dimettersi. La nuova leadership ora sostiene un sistema multipartitico e indice elezioni libere.
Le cose sono andate meno bene in Niger, dove il nuovo sistema democratico pluripartitico ha dato vita a un governo debole e instabile che è stato rovesciato con un colpo di stato nel 1996. L'anno seguente tuttavia si sono svolte le elezioni per scegliere un nuovo presidente e una nuova assemblea nazionale. Anche in paesi apparentemente stabili i colpi di stato sono un pericolo concreto, come ha dimostrato la presa di potere dell'esercito in Gambia nel 1994 e in Guinea-Bissau nel 1998.
Un fatto indicativo della situazione politica della regione è che in occasione di un incontro dei capi di stato dell'Africa occidentale, svoltasi nel 1997, sette dei dodici leader che hanno preso parte erano saliti al potere con un colpo di stato. La vera democrazia pluripartitica è una realtà ancora lontana.


Le problematiche

Le questioni ecologiche e ambientali come la deforestazione, l'erosione del suolo, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, lo sconfinamento delle zone urbane nelle aree protette, la distruzione degli habitat e la conservazione delle risorse naturali stanno diventando sempre più pressanti in Africa così come in molte altre parti del mondo.
Inoltre nell'Africa l'incremento demografico crea forti pressioni sul territorio e sulle risorse naturali. Tutti in genere concordano sul fatto che le risorse vadano conservate e che per ottenere questo scopo si debba diminuire il tasso di crescita demografica, ma suggerire come soluzione la contraccezione, la sterilizzazione o un cambiamento negli atteggiamenti culturali sarebbe riduttivo. I conservazionisti considerano la questione in termini più ampi e sostengono che il rapido aumento della popolazione è strettamente legato alla miseria delle condizioni di vita, la quale a sua volta è collegata a questioni sociali quali il basso tasso di scolarizzazione e la scarsa assistenza sanitaria.

Esistono vari metodi per alleviare il problema della povertà in Africa e in altri paesi. Gli organismi internazionali quali la Banca Mondiale ritengono che un sistema efficace sia lo sviluppo economico su larga scala, partendo dal presupposto che ciò fornirà alle popolazioni nuove fonti di reddito. Chi si oppone a questa teoria sostiene che uno sviluppo economico di questo genere danneggerebbe l'ambiente: l'industria pesante inquina l'aria e l'acqua e inevitabilmente richiede lo sfruttamento delle risorse naturali. Anche l'agricoltura e l'allevamento su larga scala sono causa di inquinamento e di erosione del terreno e inoltre spesso costringono gli abitanti a lasciare le loro terre, il che a sua volta provoca un aumento della povertà, uno spostamento delle masse verso i centri urbani e un ulteriore degrado ambientale delle zone rurali.
Inoltre anche se i piani economici avessero successo e portassero a una stabilizzazione della crescita demografica e a un miglioramento delle condizioni di vita, ciò non risolverebbe il problema generale. Attualmente i paesi sviluppati usano una parte delle risorse della terra di gran lunga superiore a quella utilizzata dai paesi in via di sviluppo e già adesso le risorse vengono sfruttate a un ritmo insostenibile. Se i paesi poveri si mettessero al passo con quelli ricchi le risorse del pianeta subirebbero una maggiore pressione e non riuscirebbero più a sostenere le esigenze.



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