Riassunto: Non sanno parlare, Moravia


Non sanno parlare è un racconto scritto da Alberto Moravia che fa parte dei "Racconti romani", una raccolta di 70 racconti, scritti in prima persona. Questa è una delle opere più significative del neorealismo perché rispecchia le condizioni della società romana del secondo dopoguerra. Moravia critica alcuni ceti sociali nelle sue opere e in questo testo mette in chiaro le pessime condizioni delle classi più basse della società.


La Trama

Giovacchino è uno stracciaiolo e bottigliaio, che decide di investire quel poco che aveva per la costruzione di una baracca. Questa sarebbe dovuta essere il "primo gradino", un punto di inizio. Per risparmiare se la costruisce da sé e di fianco casa sua. Il risultato è della costruzione è uguale all'impegno messoci per realizzarla: è sprovvista di piano rialzato, pavimento, finestre e, inoltre, le mura sono state fatte coi mattoni forati e il tetto con una lamiera. Nonostante ciò riesce comunque a darla in affitto ad un manovale con moglie e 3 figlie, per 8000 lire al mese. Si tratta di una famiglia di selvaggi e lui, per timore che gliela sporchino, non gli fa neppure utilizzare il bagno e la cucina. Disgustato per il loro modo di presentarsi e di parlare, pensò sin da subito che ci avrebbe rimesso. Viene l'inverno, e il manovale, Surunto, perde il lavoro. Le cose peggiorano quando una delle sue figlie si ammala, perché vedono lo stato in cui si è ridotta la cosa. Inoltre la moglie di Giovacchino si mette a cucinare per tutti. In una notte di pioggia il Suruntu bussa alla porta di Giovacchino che si ritrova costretto ad andare a riparare la baracca poiché all'interno piove. Il mattino seguente, forse per compassione, forse disperazione, dice al Surunto che avendo di recente perso il lavoro, non c'è bisogno di pagare il mese trascorso e che può iniziare ad utilizzare la cucina. Infine Giovacchino si rivolge alla moglie dicendole che così il gradino, invece di salirlo, lo hanno sceso.

Qui trovate il testo completo di Non sanno parlare.


I personaggi

I poveri che non hanno una abitazione:
- Michele (soprannominato Surunto), la moglie di Michele e le tre figlie (una si chiama Leonilda).

I sottoproletariati che vivono proprio al margine della società e non hanno un lavoro fisso.
- Giovacchino, la moglie e la figlia Rosetta.

In questo mondo non c'è una solidarietà né cooperazione tra la gente ma c'è solo crudeltà, arrivismo e opportunismo: i più forti cercano di calpestare i più deboli per migliorare la propria condizione di vita.


Analisi del testo

Il racconto è in prima persona e viene raccontato attraverso Giovacchino, il protagonista. L'autore usa il discorso diretto, quindi la sua scrittura è veloce, sobria e asciutta, senza ornamenti e ripetizioni. Moravia usa espressioni romanesche come "bottigliaro", "stracciarolo" e "zozza.

Il colore ha un ruolo molto importante nel testo: ci sono colori che indicano la pulizia del protagonista come il bianco della sua casa e il rosa della sua baracca. Ci sono anche dei colori che indicano la sporcizia e il disordine della famiglia di Michele come il colore scuro delle loro pelli e il colore nero delle loro pareti che sembrano la bocca di un forno.

La struttura del racconto può essere divida in due parti: nella prima parte le due famiglie sono distaccate e i loro rapporti formali, nella seconda parte c'è un progressivo riavvicinamento. Prima l’amicizia che si instaura tra le bambine delle due famiglie, tra pidocchi e insetti, e poi le sollecitazioni della moglie di Giovacchino di trattare Michele e la sua famiglia come dei cristiani e non come bestie.

La pioggia che cade a secchi contro i poveri rifugi dei baraccati è simbolo delle disgrazie della vita che si abbattono contro i poveri e i diseredati, in un momento storico in cui un rapido sviluppo economico promette nuova ricchezza per qualcuno, relegando tuttavia molti a un’esistenza poco dignitosa.


Commento

Da ciò possiamo desumere che la "società" non è altro che un gruppo di esseri umani tenuti come schiavi da alcuni delinquenti infami e folli. Ognuno di noi appena nato viene buttato nella mischia e deve uccidere per non essere ucciso. Ovviamente possiamo mettere i piedi in testa solo ad altri schiavi come noi o di rango più basso... Possiamo anche decidere di non far del male più a nessuno, ma chi lo fa rischia di diventare a sua volta schiavo.. finché non muore. 
Giovacchino ci prova a mettere i piedi in testa ai "selvaggi", loro sono così brutti e sporchi e, non sanno nemmeno parlare... Ma, ironia della sorta si ritrova a essere lui e la sua famiglia al di sotto dei nuovi arrivati: gli dovranno cucinare, prestare le cose, riparare la casa e altro ancora. Il finale lascia intravedere uno spiraglio di buon senso da parte di Giovacchino, riconosce che una persona senza lavoro non può pagare e gli abbuona la mesata e poi gli concede l'uso della cucina. Nonostante l'insistenza della moglie, non gli concede ancora il bagno, forse perché dandoglielo diverrebbero al suo stesso livello, mentre lui invece vorrebbe prolungare questo momento di superiorità che ancora non è riuscito a godersi.



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