Lo vostro bel saluto e 'l gentil sguardo - Guinizzelli


Testo:

Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo
che fate quando v’encontro, m’ancide:
Amor m’assale e già non ha riguardo
s’elli face peccato over merzede,

ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo
ched oltre ’n parte lo taglia e divide;
parlar non posso, ché ’n pene io ardo
sì come quelli che sua morte vede.

Per li occhi passa come fa lo trono,
che fer’ per la finestra de la torre
e ciò che dentro trova spezza e fende:

remagno come statüa d’ottono,
ove vita né spirto non ricorre,
se non che la figura d’omo rende.



Parafrasi

Il vostro grazioso saluto e lo sguardo gentile che mi rivolgete quando v'incontro, mi uccidono; Amore mi assale, e non si cura se fa bene o male, perché mi lancia una freccia in mezzo al cuore che lo passa da parte a parte e lo frantuma; non posso parlare, tanto ardo dalla pena, come colui che ha visto la sua morte. [L'amore per voi] passa attraverso gli occhi come fa il fulmine che si abbatte attraverso la finestra  della torre e spezza e frantuma tutto ciò che trova dentro; resto come una statua di ottone che non ha sé né spirito né vita, ma di umano ha soltanto l'aspetto esterno.


Analisi del testo

Ha la classica struttura del sonetto: è composto da due quartine con rima ABAB, ABAB e due terzine a rima CDE, CDE.

Guinizzelli riprende così il tema della pena d’amore proprio dello Stilnovo, utilizzando metafore precedentemente note, tra cui quella del dardo che provoca una ferita.

Il poeta descrive con una similitudine il tragitto del dardo di Amore, lanciato attraverso gli occhi della donna. La potenza della freccia si può confrontare a quella di un fulmine, che entrando dalla finestra di una torre distrugge all’interno l’edificio.

Per Guinizzelli a questo punto il corpo dell’amante appare come se fosse la torre colpita dalla saetta: la freccia scoccata, cioè il fulmine, penetra negli occhi dell’uomo, raggiunge il suo cuore e distrugge dall’interno il poeta, il quale a null’altro è ridotto se non a una statua d’ottone.

Il lessico è fortemente connotato dalla sofferenza d’amore: «m’ancide», «m’assale», «taglia e divide», «’n pene io ardo», «morte», «spezza e fende», «vita né spirto non ricorre».


Figure retoriche

(v. 1) = allitterazione della lettera L.
(v. 3) = allitterazione della lettera A.
(v. 4) = allitterazione della lettera E.
(vv. 1-2, 3-4, 5-6, 7-8, 9-10, e 12-13-14) = enjambements
(v. 9)  "come fa lo trono" = similitudine
(v. 12) "como statua d'ottono" = similitudine.
(v. 5) "Me lanciò un dardo" = metafora, il poeta paragona lo sguardo dell’amata ad un dardo.
(vv. 9-10) "Per li occhi passa come fa lo trono, che fer’ per la finestra de la torre"= metafora, il corpo dell’amante come se fosse la torre colpita dalla saetta.


Commento

Non la pittura lieve e luminosa del paesaggio psicologico, trasfigurato da un'angelica presenza, ma la plastica raffigurazione della torre e della statua, la dinamica forza del «dardo»  amoroso e del fulmine, rivelano l'originalità di questo sonetto. Anche il ritmo è più scandito e profondo sebbene le rime, tutte alternate, ripetano una misura convenzionale. Qui si rivela un aspetto del realismo di Guinizzelli che vedremo: la sua origine scientifica e naturalistica.



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