Chi vedesse a Lucia un var capuzzo - Guido Guinizzelli


Testo:

Chi vedesse a Lucia un var capuzzo
in cò tenere, e como li sta gente,
e’ non è om de qui ’n terra d’Abruzzo
che non ne ’namorasse coralmente.

Par, sì lorina, figliuola d’un tuzzo
de la Magna o de Franza veramente;
e non se sbatte cò de serpe mozzo
come fa lo meo core spessamente.

Ah, prender lei a forza, ultra su’ grato,
e bagiarli la bocca e ’l bel visaggio
e li occhi suoi, ch’èn due fiamme de foco!

Ma pentomi, però che m’ho pensato
ch’esto fatto poria portar dannaggio
ch’altrui despiaceria forse non poco.



Parafrasi

Vedendo Lucia con un cappuccio di vaio, e come le sta bene, non v'è , da qui in terra d'Abruzzo, chi non se ne innamorerebbe perdutamente. Sembra, così vezzosa, la figlia d'uno straniero di Germania o di Francia, e la testa di una serpe mozzata in due non si dibatte come fa spesso il mio cuore. Ah, prenderla a forza, suo malgrado, baciarla sulla bocca e sul bel viso, e sugli occhi due fiamme di fuoco!  Ma mi pento [di aver accarezzato questo desiderio] poiché ho pensato che questo potrebbe recar danno e forse grave dispiacere a qualcuno.



Analisi del testo

Sonetto, costituito secondo il classico schema da due quartine con rima ABAB, ABAB e due terzine a rima CDE, CDE.

Lo stile è umile, lontanissimo dalla produzione stilnovistica di Guinizzelli: rima bizzarra, di una sonorità inelegante: capuzzo, Abruzzo, tuzzo, mozzo.

I suoni spesso sono ripetitivi (si noti ad es. l’anafora del «ch’» negli ultimi due versi, nonché la ripetizione sistematica del «chi», «che» e della «e»).

Il serpe, nella tradizione cattolica, è il simbolo del peccato.

La donna viene celebrata in modo umano e giocoso, è chiamata immediatamente per nome, «Lucia». La scelta del nome non è casuale, in quanto Lucia deriva dal latino lux che significa luce ed è accostata al verbo "vedere".
Santa Lucia è appunto la protettrice della vista, ossia della facoltà attraverso la quale si produce l’innamoramento: l’incipit del sonetto richiama gli effetti dell’innamoramento dovuti alla visione della donna.


Figure retoriche

  • Similitudine = vv. 7-8 (il cuore del poeta pulsa come il capo mozzato di un serpente).
  • Iperbole = v. 11 (li occhi suoi, ch’èn due fiamme de foco!)
  • Enjambement = vv. 3-4 (om/che), 5-6 (d’un tuzzo/de la Magna …), 11-12 (prender … /bagiarli … /ma pentomi), 13-14 (portar dannaggio/che’ …)
  • Anastrofe = vv. 1-2 (Lucia un var capuzzo/ in cò tenere v. 2 como li sta gente); vv. 5-6 (Par/veramente); v. 7 (cò de serpe mozzo) v. 8 (come fa lo meo core spessamente).


Commento

Il fondo realistico di Guinizzelli ha qui un esempio assai vivace: Lucia col suo cappuccio di vaio gli fa nascere il desiderio di baciarla sulla bocca, anche a costo di prenderla a forza. Il pentimento, alla fine, se non è convenzionale, è certo tardivo: soprattutto dopo l'esclamazione della prima terzina. Su questa terzina si fonda il giudizio dantesco che pone Guinizzelli tra i lussuriosi.



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