Lasciar vorria lo mondo, e Dio servire - Compiuta Donzella


Testo:

LASCIAR vorría lo mondo, e Dio servire,
E dipartirmi d’ogni vanitate,
Però che veggo crescere e salire
Mattezza e villania e falsitate;
Ed ancor senno e cortesia morire,
E lo fin pregio e tutta la bontate;
Ond’io marito non vorría nè sire,
Nè stare al mondo per mia volontate.
Membrandomi ch’ogn’uom di mal s’adorna,
Di ciaschedun son forte disdegnosa,
E verso Dio la mia persona torna.
Lo padre mio mi fa stare pensosa,
Chè di servire a Cristo mi distorna:
Non saccio a cui mi vol dar per isposa.


Parafrasi

Vorrei lasciare il mondo a consacrarmi al servizio di Dio, e staccarmi da ogni vana cura, poiché io vedo crescere e moltiplicarsi la follia, la villania, la falsità; vedo morire saggezza e nobiltà e ogni bella qualità e bontà: per cui io no vorrei prendere un marito per mio signore, e se dipendesse da me, vorrei non stare al mondo. Ricordando che ogni uomo si ammanta di male azioni, li disprezzo tutti con ogni forza, e anelo di ritornare a Dio. Mio padre mi fa restare addolorata, poiché tenta di distogliermi dal servire Cristo; non so a chi mi voglia maritare.


Analisi del testo

Il sonetto contiene un'amara considerazione sulla corruzione morale dei tempi, dominati da mattezza (follia), villania e falsità, in cui è sparita la cortesia e ogni uomo si comporta malamente. Inizia con l'affermazione ben precisa di un desiderio, quella di lasciare il mondo e servire Dio, ma questa scelta non pare, dai versi che seguono, motivata da un'effettiva vocazione o da una preferenza per le cose spirituali, invece è una scelta necessaria, una fuga dal mondo a causa dei cattivi costumi imperanti. Quindi l'autrice sottolinea la sua decisione di non voler né marito né stare al mondo, perché l'unica via possibile di rifiuto del mondo (cioè il matrimonio) rimane il chiostro. Il sonetto ha una carica eversiva, una volontà di denuncia e di ribellione, anche se subito spenta nel finale.

Commento

Sembra una poesia dettata da un'ansia religiosa; ma il motivo più intimo è amoroso, triste come nel primo sonetto. È il lamento d'una donna, costretta a ubbidire e a subire, che si rifugia, per timidezza e smarrimento, nel pensiero di Dio. La lieve vibrazione psicologica è la novità di questo sonetto autobiografico o no, certo espressione di uno stato d'animo, non di un'invenzione letteraria.



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