De coralmente amar mai non dimagra - Guittone d'Arezzo


Testo:

De coralmente amar mai non dimagra
la voglia mia, né di servir s’arretra,
lei, ver’ cui de bellezza ogn’altr’è magra,
per che ciascun ver’ me sementa ’n petra:
ch’Amor di gioia mi corona e sagra,
und’ho di ben più ch’altr’om, più che metra;
dunque ragion de servir lei m’adagra,
poi son d’Amore a maggior don ch’a metra.
Ché manto n’ho, pur chi vol n’aggia invilia,
e me’nde sia ciascun noioso encontra
ch’al mio voler non faccia fest’e vilia,
merzé di lei ch’ogni om su’ nemic’ ontra,
ver’ cui bastarda fu Sarna Subilia,
per che tutto ben meo d’essa m’acontra.


Parafrasi:

Non diminuisce mai la mia voglia di amare sinceramente, e non desiste mai dal servire colei rispetto alla quale ogni altra è scarsa di bellezza, per cui ciascuna, per quanto mi riguarda, semina sulla pietra: poiché Amore mi incorona e mi consacra alla gioia, per cui ho molto più che ogni altro uomo, molto di più di quando abbia colui che porta la mitra; dunque la ragione di servire lei mi incita, poiché mi trovo ad avere da Amore concessione più grande di un vescovado. Poiché ho da esso [Amore] il manto, mi invidi chi vuole e mi sia pur contro ogni malvagio perché io non possa fare a mio piacimento la festa e la valigia, grazie a lei che svergognerà ogni nemico, rispetto alla quale fu bastarda Sarna Subilia [la regina amata da Baldovino, protagonista di un ciclo di romanze spagnole]; ogni mio bene proviene da lei.


Commento

Questo sonetto è uno dei precedenti italiani della "rima petrosa" che Dante renderà celebre: nasce da rime fonicamente rare (come saranno quelli in "aglia" nella poesia del Novecento, da Pascoli a Montale) e nasce anche dall'asprezza guittoniana, dal suo cercare cadenze e suoni non melodici. Scrive che il desiderio di amare sinceramente la donna sua non diminuirà mai: amore e orgoglio si fondono.



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