Cantico di Frate Sole - San Francesco d'Assisi


Una leggenda accompagna questo celebre Cantico di Frate Sole o delle creature attribuito a San Francesco: vuole infatti la tradizione, che esso sia nato due anni prima della morte del Santo, dopo una notte di sofferenze e di tormenti per una infermità agli occhi. Sempre secondo la leggenda, egli l'avrebbe composto dopo esser stato consolato da una visione celeste.
Il Cantico, i cui versetti sulla morte pare siano stati aggiunti quando il Santo sentì prossima la fine, riprende ed elabora felicemente la prosa ritmica dei Salmi liturgici. Vi è, in Francesco, una serena disposizione ad accogliere tutte le cose create in uno stesso orizzonte, in una comune intimità che è quella della affettuosa confidenza col padre creatore. Da lui la natura riceve una pura bellezza. Francesco, che ha rinunciato a ogni bene terreno, non rifiuta la terra, ne rivela anzi il sereno, fertile paesaggio, aperto al sole, rallegrato dalla luna e dalle stelle preziose, animato dal vento che porta le nuvole e il sereno, rinfrescato dall'umile acqua, illuminato dal fuoco notturno, coi fiori e la frutta. La morte reca l'estremo ammonimento e la speranza della pace celeste. Il Cantico di Frate Sole, nato come esortazione e preghiera, rivela nella sua forma linguistica, nel gusto latino degli aggettivi, nella memoria dei Salmi di David e del Cantico di Daniele, la cultura di uno scrittore umile per superiore vocazione. Così l'umiltà diventa anche accento stilistico.

Qui trovate il testo completo del Cantico delle creature.


Parafrasi

Altissimo, onnipotente, buon Signore, a te spettano le lodi, la gloria, l'onore e tute le benedizioni. A te soltanto, Altissimo si confanno, e nessun uomo è degno di pronunciare il tuo nome.
Lodato sii, mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente messer fratello sole, che dà la luce del giorno e per mezzo del quale tu ci illumini. Esso è bello e irraggia con grande splendore: di te, Altissimo, ci presenta un simbolo.
Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle: le hai create nel cielo splendenti, preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, per l'aria, le nuvole, il cielo sereno e per ogni tempo, mediante il quale mantieni in vita le tue creature.
Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile, umile, preziosa e pura.
Lodato sii, mio Signore, per fratello foco, con il quale rischiari le nostre notti: esso infatti è bello, allegro, gagliardo e forte.
Lodato sii, per nostra sorella la madre terra, che ci alimenta e ci alleva, e produce varie specie di frutti, così come i colorati fiori e l'erba.
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano per amor tuo, e sopportano malattie e tribolazioni. Beati quelli che sopporteranno senza ribellarsi, perché da te, Altissimo, saranno incoronati.
Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella la morte della carne, alla quale nessun vivente può scampare: guai a coloro che morranno in peccato mortale; beati quelli che [la morte] troverà conformi alla tua santissima volontà, ché la seconda morte [la dannazione eterna] non potrà far loro del male.
Lodate e benedite il mio Signore e ringraziatelo e servitelo in grande umiltà.


Analisi e commento

Il Cantico è una prosa ritmica in volgare, a imitazione dei salmi liturgici. San Francesco d'Assisi scrisse dunque in onore di Dio questa lode delle creature mentre, infermo, era ospite delle Clarisse nel convento di San Damiano. C'è in questa, che è la più antica lauda in volgare a noi nota, una serena disposizione ad accogliere tutte le cose create in una comune intimità, quella della affettuosa confidenza col Padre creatore. Francesco ama la natura misticamente, vi scopre la poesia delle cose, semplici come il linguaggio pervaso da letizia le fa apparire, ma grandi.
Per la prima volta il mondo cristiano vive poeticamente nell'animo dell'uomo che ritrova se stesso accanto alle altre creature. La natura riceve dal proprio Padre celeste una bellezza destinata a chi sa contemplarla con animo puro; Francesco, che ha rinunciato a ogni bene terreno, non rifiuta la terra, anzi ne rivela il sereno e fertile paesaggio aperto al sole raggiante, rallegrato dalla luna e dalle stelle preziose, animato dal vento che porta le nuvole e il sereno, rinfrescato dall'umile acqua, illuminato dal fuoco notturno, coi fiori e i frutti di madre terra.
Il Cantico si conclude con un'invocazione al perdono, nel dolore accettato con fermezza e nella pacificazione della morte.


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