Biografia: Rustico di Filippo


Biografia:
Almeno per una parte della sua produzione letteraria, il nome gli attagliava a pennello. Per ciò che di pungente e ruvido mise nei ritratti scanzonati e feroci degli altri, non poteva desiderare nome più acconcio di quello che la sorte gli aveva elargito spontaneamente: Rustico. E quasi non bastasse quest'idea di ruvidezza che il nome gli conferiva, si pensò bene di tramandarcelo anche come «Barbuto» (Rusticus Barbutus), ovvero Rustico.

Le notizie biografiche che lo riguardano sono incerte: è abbastanza sicuro che sia nato a Firenze tra il 1230 e il 1240. Di ceto piccolo borghese, la sua era una famiglia di mercanti che viveva nel quartiere o nel «popolo», come si diceva allora, di Santa Maria Novella. Sappiamo che prese moglie, ma di costei ci è sconosciuto tutto: comunque gli diede quattro figli, due maschi e due femmine. Di certo non era un padre sollecito del bene della prole, il riferimento è al sonetto "Segnori, udite strano maleficio" del suo amico Jacopo da Leona. Da questo sonetto, oltre che padre discutibile, Rustico, vien fuori scroccone, dissipato, dongiovanni da strapazzo e pettegolo.

Anche  Francesco da Barberino nei Documenti d'amore lo identifica come un vituperatore di donne, niente affatto galante, per non dire zotico.
Per sua fortuna Brunetto Latini, quando gli dedicò il Favolello, operetta didattico-morale, non prese in considerazione le esperienze amorose di Rustico ma si limitò a esprimere compiacenza per la fama di rimatore che il fiorentino s'era meritata.
I suoi contemporanei non lo ignorano, ma fu un interesse frettoloso e per lo più polemico. Poi subentrò la generalizzazione più stanca. Non piacque, e non poteva piacere, ai Romantici che, presi dalle loro idealità etico-nazionali, vedevano in lui null'altro che un limitato cronista da fatti quotidiani a sfondo politico o di ton polemico e povero.

Proprio il fatto che egli viva profondamente radicato alla terra, tra le sue passioni, nella sua «limitatezza municipale», gli conferisce un vigore fresco, genuino , non immeschinito dal limite ristretto di civici rabbuffi. Il sonetto politico di Rustico riflette infatti una situazione tipica del suo tempo: quella delle vicende comunali.

Sarà soltanto sul finite dell'Ottocento che Tommaso Casini s'ingegnerà, con alcune cautele, a spezzare una lancia in favore del rimatore fiorentino. Fra l'altro, il critico sottolinea un particolare significativo: su Rustico e la sua opera influì notevolmente l'oblio di Dante.

Di lui restano 58 sonetti, che con buona approssimazione possiamo considerare per una metà di ispirazione amorosa e per l'altra sarcastica o politica. Il suo linguaggio è lontano dagli eufemismi, dagli incantamenti così cari alla coeva poesia tragica illustre. Rustico ha lo stile di uno scrittore di polso, di cui ha assimilato bene i precetti dell'Ars dictandi, ma li ha fatti suoi alla sua maniera. In lui c'è stoffa genuina e insieme abilità letteraria, controllo.



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