La mia malinconia è tanta e tale - Cecco Angiolieri


L'immagine di Cecco Angiolieri poeta maledetto è comune a molti, ma l'interpretazione romantica del poeta beffardo e malinconico è caduta. Egli ha fatto di se stesso un personaggio: la sua è, così, l'autobiografia di un istrione intelligente e fantasioso.
I temi della malinconia sono, comunque, pungenti, come in questo celebre sonetto buttato giù col gusto della confessione, con l'aria trasandata e ruvida, l'animazione mimica che sono congeniali al poeta: la mia malinconia - scrive - è così grande che anche il mio peggior nemico avrebbe pietà di me. E' l'indifferenza della sua ragazza che lo tormenta; preferirebbe che ella lo odiasse. Invece, gli dice che vada a farsi i fatti suoi.


Testo:

La mia malinconia è tanta e tale,
ch’i’ non discredo che, s’egli ’l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.

Quella, per cu’ m’avven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir ’n un punto di tutto ’l mie male,
sed ella pur: – I’ t’odio – mi dicesse.

Ma quest’è la risposta c’ho da lei:
ched ella non mi vol né mal né bene,
e ched i’ vad’a far li fatti mei;

ch’ella non cura s’i’ ho gioi’ o pene,
men ch’una paglia che le va tra’ piei:
mal grado n’abbi Amor, ch’a le’ mi diène.


Parafrasi:

La mia malinconia è tanta e tale che io credo fermamente che anche un mio mortale nemico, se ne venisse a conoscenza non potrebbe mai piangere di pietà per me. A colei cui devo la mia malinconia poco importa di tutto ciò; giacché, se lo volesse, mi potrebbe guarire in un lampo da ogni male, soltanto col dirmi: <<Io ti odio>>. Ma questa è la risposta che mi dà: che non mi vole né bene né male, e che me ne vada per i fatti miei: infatti non si cura se io sono addolorato o felice, più che di una pagliuzza che le si attacca al piede; sia maledetto Amore che mi ha donato a costei.


Analisi del testo

La poesia è un sonetto con rime alternate sia nelle quartine che nelle terzine. Lo schema è ABAB, ABAB; CDC, DCD.Le quartine sono occupate dal discorso lirico del poeta-amante insoddisfatto, che si vale come di consueto dell’iperbole per descrivere l’infelicità della propria condizione, tale addirittura da muovere a pietà il suo peggior nemico. A ogni quartina corrisponde un periodo; nelle terzine, invece, viene riferita in discorso indiretto la risposta della donna.



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