La forte e nova mia disaventura - Guido Cavalcanti


Testo:

La forte e nova mia disaventura
m’ha desfatto nel core
ogni dolce penser, ch’i’ avea, d’amore.

Disfatta m’ha già tanto de la vita,
che la gentil, piacevol donna mia
dall’anima destrutta s’è partita,
sì ch’i’ non veggio là dov’ella sia.
Non è rimaso in me tanta balìa,
ch’io de lo su’ valore
possa comprender nella mente fiore.

Vèn, che m’uccide, un[o] sottil pensero,
che par che dica ch’i’ mai no la veggia:
questo [è] tormento disperato e fero,
che strugg’ e dole e ’ncende ed amareggia.
Trovar non posso a cui pietate cheggia,
mercé di quel signore
che gira la fortuna del dolore.

Pieno d’angoscia, in loco di paura,
lo spirito del cor dolente giace
per la Fortuna che di me non cura,
c’ha volta Morte dove assai mi spiace,
e da speranza, ch’è stata fallace,
nel tempo ch’e’ si more
m’ha fatto perder dilettevole ore.

Parole mie disfatt’ e paurose,
là dove piace a voi di gire andate;
ma sempre sospirando e vergognose
lo nome de la mia donna chiamate.
Io pur rimagno in tant’ aversitate
che, qual mira de fòre,
vede la Morte sotto al meo colore.


Parafrasi

La mia disavventura crudele e straordinaria ha distrutto nel mio cuore ogni pensiero d'amore che ero solito coltivarvi. Ha già tanto annientato la mia vita che la mia bella donna cortese se ne è andata dall'anima annichilita, sicché non vedo dove ella si trovi. Non è rimasta in me tanta forza da farmi comprendere un poco del suo valore. Ma ecco mi si presenta alla mente un sottile pensiero che mi uccide, il quale sembra dire che mai più la rivedrò: è questo un tormento disperato e crudele che distrugge, addolora, infiamma e amareggia. Non posso trovare nessuno da cui implorare pietà, a causa di quel signore [Amore] che regge le sorti degli amorosi tormenti. Pieno di angoscia, lo spirito del cuore, giace affranto in luogo pauroso, causa la Fortuna che non si cura di me e che mi ha dato morte dove mi è più dolorosa [nel cuore]; la quale fortuna, poiché ora il mio cuore sta morendo, mi ha fatto perdere le ore dilettevoli che venivano dalla speranza che ora si è dimostrata fallace. Parole mie distrutte e paurose, andatevene là dove vi piace; ma sempre, con sospiri e con pudore, invocate il nome della mia donna. Io resto continuamente in una tale afflizione che chiunque guarda al mio aspetto esterno, può scorgere la morte sotto il mio pallone.


Analisi del testo

Quattro stanze di endecasillabi e settenari compongono la ballata: qui particolare forza hanno tutti gli attacchi delle strofe che rivelano la presenza d'una intelligenza attraversata da profonda emozione.

Non ci sono né metafore né similitudini.


NOTE:

(1) disaventura = sventura. E'la passione d'amore

(2) s'è partita: l'immagine della donna, prima scolpita nell'anima del poeta, ora non c'è più, distrutta dalla passione amorosa.

(3) balia : forza vitale.

(4) ch'io… fiore : tanto che io possa comprendere nella mia mente nemmeno un po'del suo valore (= della donna).

(5) a cui pietate scheggia : a chi chiedere pietà, comprensione per il suo dolore.

(6) mercé : a causa di

(7) quel signore : è Amore


Commento

La forza drammatica del Cavalcanti ha una situazione di sconforto; da memorie amare trae forme poetiche che hanno l'intensità del monologo interiore, come in questa ballata. Può esserci una realtà autobiografica, l'esilio, la malattia che lo colpì e lo tenne lontano dalla donna amata, oppure una più generale e pessimistica meditazione sulle sventure: egli la affida alla poesia, la trasforma in sentimento della morte, il più profondo forse tra i moti dell'animo suo. 



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