La dolce vista e 'l bel guardo soave - Cino da Pistoia


Testo:

La dolce vista e 'l bel guardo soave
De’ più begli occhi che si vider mai,
Ch’i’ ho perduto, mi fa parer grave
La vita sì ch’io vo traendo guai;
E ’n vece di pensier leggiadri e gai
Ch’aver solea d’amore,
Porto desii nel core
Che nati son di morte,
Per la partita che mi duol sì forte.
Oimè! deh perchè, Amor, al primo passo
Non mi feristi sì ch’io fussi morto?
Perchè non dipartisti da me, lasso!,
Lo spirito angoscioso ched io porto?
Amor, al mio dolor non è conforto :
Anzi, quanto più guardo.
Al sospirar più ardo;
Trovandomi partuto
Da quei begli occhi ov’io t’ho già veduto.
Io t’ho veduto in quei begli occhi, Amore,
Tal che la rimembranza me n’occide
E fa sì grande schiera di dolore
Dentro alla mente, che l’anima stride
Sol perchè morte mai non la divide
Da me; come diviso
Mi trovo dal bel viso
E d’ogni stato allegro,
Pel gran contrario ch’è tra ’l bianco e ’l negro.
Quando per gentil atto di salute
Vêr bella donna levo gli occhi alquanto,
Sì tutta si disvìa la mia virtute.
Che dentro ritener non posso 'l pianto,
Membrando di madonna, a cui son tanto
Lontan di veder lei.
O dolenti occhi miei,
Non morite di doglia?
Sì per vostro voler, pur che Amor voglia.


Parafrasi

La dolce vista e il dolce sguardo dei più begli occhi che mai splendettero, che ho perduto, mi fanno sembrare tanto pesante l'esistenza, che io vado lamentandomi; e invece dei pensieri d'Amore leggiadri e allegri che io solevo avere, porto nel cuore desideri di morte per la mia forzata partenza, tanto me ne dispiace!
Ahimé, Amore, perché non mi hai ferito a morte nel primo momento? Perché, spirito desolato che io trascino in vita, non te ne sei andato da me? Amore, non vi è conforto possibile al mio dolore; anzi, quando più ci penso, più ardo sospirando, trovandomi diviso da quei begli occhi, e il ricordo mi fa morire, e affolla tanti pensieri dolorosi nella mia mente, che l'anima grida solo perché la morte, ahimè, non la divide dal corpo, così come le grandi lotte che ci sono tra Bianchi e Neri mi hanno diviso dal riso gioioso e da ogni felicità. Quando per gentile cenno di saluto alzo gli occhi un poco verso una bella donna, la mia facoltà vitale sembra tutta spirare, tanto che non posso trattenere le lacrime, ricordandomi della donna, il riveder la quale mi è tanto lontano.
O miei occhi, non morirete di dolore? «Sì, se dipendesse da noi, purché lo voglia Amore.»
Amore, il mio destino è troppo crudele, e ciò che avviene agli occhi miei mi è causa di grande dolore; dunque, pietà, che la tua mano li chiuda, poiché ho perduto la vista amorosa; e quando si acquista vita col morire, è cosa gioiosa la morte;  tu conosci quel luogo dove dovrà volarsene poi il mio spirito, e sai quanta pietà si avrà di lui. Amore, il mio tormento ti invita a essere un pietoso assassino; poiché così mi piace, concedimi la gioia di morire, affinché il mio spirito possa volare a Pistoia.


Analisi del testo

La lirica in esame è una canzone costituita da cinque stanze di nove versi endecasillabi e settenari, rimanti secondo lo schema ABAB (fronte di due piedi di due versi ciascuno) BccdD (sirma). Il ritmo della lirica è ben scandito e caratterizzato da una particolare fluidità melodica in virtù della scarsa presenza di enjambements; Il linguaggio utilizzato dal poeta è piano, leggiadro, dolce.


Commento

Cino, lontano dalla sua Pistoia, piange la lontananza dell'amata. Lo stato d'animo del poeta nasce qui dall'esilio, per ragioni politiche, dall'accorato rimpianto che trova accenti di vera poesia.
L'avere perduto la visione di lei, dei suoi occhi, gli fa desiderare la morte (1-9); perché Amore piuttosto che lasciarlo privo di lei, non lo ha fatto morire?
Il poeta non riesce a trovare conforto(10-18); il ricordo di lei lo strazia, lo immerge in uno sconfinato dolore (19-27); ogni bella donna che vede gli fa ritornare in mente la sua, e ciò accresce il suo tormento (28-36); voglia Amore chiudere per sempre i suoi occhi, chè almeno dopo la morte l'anima sua potrà tornare a Pistoia a rivedere la sua donna. (37-50).

E' un lamento in cui s'avvertono echi cavalcantiani(la personificazione d'Amore,l'invocazione alla morte,il ritorno dell'anima presso la donna dopo la sua morte)ma fuori da quella atmosfera magica e irreale del poeta fiorentino,non abbiamo qui una trasfigurazione dei sentimenti,ma un intimo diario.



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