Tu m'hai sì piena di dolor la mente - Guido Cavalcanti


Testo:

Tu m’hai sì piena di dolor la mente,
che l’anima si briga di partire,
e li sospir’ che manda ‘l cor dolente
mostrano agli occhi che non può soffrire.

Amor, che lo tuo grande valor sente,
dice: “E’ mi duol che ti convien morire
per questa fiera donna, che nïente
par che piatate di te5 voglia udire”.

I’ vo come colui ch’è fuor di vita,
che pare, a chi lo sguarda, ch’omo sia
fatto di rame o di pietra o di legno,

che si conduca sol per maestria
e porti ne lo core una ferita
che sia, com’egli è morto, aperto segno.


Parafrasi

Tu mi hai riempito il cuore di tanto dolore che l'anima si affretta ad andarsene e i sospiri che manda il cuore addolorato fanno vedere agli occhi altrui che non può più resistere. Amore, che ha conoscenza della tua grande virtù, dice: «Mi spiace tu debba morire per questa donna crudele, che sembra non voglia sentire alcuna pietà di te». Io vado come chi è privo di vita, che sembra a chi lo guarda, uomo fatto di rame, di pietra o di legno, che si muova solo per mezzo di congegni meccanici, e abbia nel suo cuore una ferita che sia chiaro segno che egli è morto.


Analisi del testo

Lo stesso tema appare svolto secondo varianti simili a quelle del Guinizzelli nel sonetto Lo vostro bel saluto e 'l gentil sguardo: nel primo Guido c'era una grande forza plastica, nel secondo una più discorsiva forma drammatica. L'anima si distacca a fatica, il cuore soffre: il conflitto amoroso tra coscienza e affetti è già frattura, lacerazione.

Schema metrico: Il sonetto è costituito da due quartine a rime alternate e due terzine a tre rime, secondo lo schema ABAB-ABAB; CDE-DCE.

Cavalcanti inizia con il pronome personale di seconda persona singolare "Tu" abbandonando il tradizionale «voi», più adatto a una donna angelo che nobilita l’uomo, e si rivolge direttamente a colei che rappresenta la felicità irraggiungibile, cioè l’eterno dolore.

Inoltre utilizza il pronome di prima persona singolare "I'" per sottolineare la drammaticità della situazione e perché la terza serve a introdurre il terzo protagonista del dramma: «Amor».

Il lessico è specificamente cavalcantiano; ricorrono le parole «mente», «anima», «cor», ma si possono notare vocaboli tipici dello Stilnovo, come «pietade», «occhi».

Cavalcanti esprime la propria idea di amore attraverso parole, quali: dolor (v. 1), briga di partire (v. 2), sospir (v. 3), cor dolonte (v. 3), soffrire (v. 4), morire (v. 6), fiera (v. 7), ferita (v. 13). È un amore sofferente, doloroso, legato proprio all’ineffabilità della donna.


Figure retoriche

Enjambement: (vv. 3-4, 6-7, 7-8, 10-11, 13-14);
Similitudine: "come colui ch’è fuor di vita" (v. 9);
Personificazione: "Amor...sente" (v. 5) - viene personificato e fatto parlare;
Accumulazione: "fatto di rame o di pietra o di legno" (v. 11) - capace di ridurre il poeta in uno stato di "automa".


Commento

Cavalcanti riteneva che l’amore potesse essere sia gioia elevando l’uomo e sia dolore, come dimostra tale poesia, da far desiderare la morte. In realtà non si tratta di una donna in carne ed ossa, bensì di un phantasma che ha colmato la mente, cioè l’immaginazione, del poeta, al punto che l’anima sensitiva ha fretta di allontanarsi da lui: meglio la morte che soffrire. Si tratta di una morte metaforica, la morte del cuore innamorato a causa di una donna crudele, che sembra mostrare totale indifferenza nei confronti del poeta.



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