14° capitolo, Kraus, Se questo è un uomo - Riassunto


Riassunto:
Fra i tanti episodi del lager, raccontati da Levi, questo rappresenta bene la condizione di lavoro dei prigionieri, la loro utilitaristica mentalità maturata dalla sofferenza, il bisogno di sentirsi uomini, al di là di ogni abbrutimento. Kraus, bonario e ingenuo, abituato dalla sua sciocca onestà di piccolo impiegato a lavorare con tutto il suo impegno, qui è sprecato; peggio, qui è destinato a soccombere fra i primi perché la legge del lager è opposta ad ogni legge umana e chi più lavora più è soggetto alla stanchezza, alla fame, al deperimento e alla selezione. Kraus è un ingenuo. Proprio la sua ingenuità, però, suscita un’istintiva simpatia e il ritrovato gusto di cose buone che non è facile trovare qui; perciò raccontargli una gentile bugia è un modo semplice per esprimergli amicizia.
Se questo è un uomo: ce lo chiediamo leggendo questo brano che ci immette nel vivo di una giornata al lager, sotto la pioggia, al freddo, nella melma, malvestiti e malnutriti. Veramente non è più un uomo chi è costretto ad abdicare a sé stesso e obbedire ciecamente, a marciare senza sbagliare un passo per non essere colpito, a non avere speranze, a non coltivare amicizie… Non è più un uomo che deve pensare esclusivamente a proteggere il suo corpo sentendosi braccato giorno e notte dalla morte che può arrivare dalla dissenteria, dalla fatica, dalla selezione mente il suo spirito si abbrutisce perdendo l’umanità dei sentimenti nell’egoistica disperata lotta per sopravvivere. Ma Levi trova sempre il modo per temperare questa disperazione presentandoci un episodio , un personaggio, uno scorcio di lager assolato… che si trasformano in una certa qual poesia del lager per mezzo della quale troviamo intatte, anche laggiù, la dignità umana e la sua forza. Quegli episodi sono la risposta alla nostra domanda assillante: come si può resistere in una condizione come quella?
Levi ci risponde anche raccontandoci di Kraus e del falso sogno che lo fece contento, e lasciandoci capire che anche per lui quel sogno fu un mezzo per sentire meno il freddo e la stanchezza; e per un momento furono ambedue meno infelici.
La fantasticheria, il sogno vero o immaginario, il ricordo delle cose belle del passato non sono soltanto divagazioni della mente, ma sono l’oasi a cui ogni prigioniero attinge la forza per andare avanti, la coscienza del proprio essere, la dignità di non lasciarsi travolgere. E possiamo renderci conto che anche nelle circostanze più degradanti è la mente che sorregge e guida il corpo e riesce, almeno in parte,a dominarne i bisogni. E si può sperare la salvezza.



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