Non chiederci la parola di Eugenio Montale


Questa poesia, scritta nel 1923, introduce una sezione che dà il titolo all'intero libro “Ossi di seppia”. Per molti aspetti è una poesia fortemente rappresentativa dell'intera raccolta e ne interpreta le finalità: innanzitutto Montale è alla ricerca di una nuova lingua poetica, lontana dalla tradizione ottocentesca e basata su un lessico preciso, fatto di termini fortemente fonosimbolici anche allitteranti; dall'altra parte il èpoeta cerca un lessico che comunque non si allontana del tutto dalla tradizione e recupera termini scelti. Dal punto di vista tematico il componimento ha come argomento il male di vivere, che poi è il motivo tipico di tutta l'opera montaliana e qui viene esplicitato attraverso le immagini dei correlativi oggettivi.

Schema metrico:

La poesia si compone di tre quartine di versi a lunghezza variabile. Nelle prime due quartine troviamo una rima incrociata ABBA, nella terza quartina la rima invece è alternata ABAB

Parafrasi:

Non chiederci la parola che definisca con precise idee, da ogni parte, il nostro modo di essere privo di un'identità, e lo possa dichiarare in modo che risplenda con lettere luminose come un fiore giallo di zafferano, perduto in mezzo ad un prato impolverato. Beato l'uomo che se ne va sicuro di sé in armonia con se stesso e con gli altri e non si cura della sua ombra che il caldo stampa su un muro scalcinato. Non chiederci la formula che possa illuminarti, aprirti sul significato del mondo, ma dici solo qualche sillaba imprecisa, secca come il ramo di un albero. Oggi noi possiamo dirti solamente questo: quello che non siamo, quello che non vogliamo.

Figure retoriche:

La poesia è composta da una forte anafora della parola <<NON>> che troviamo nel verso 1 e nel verso 9; il termine <<non>> è anche la parola chiave che ci fa comprendere come Montale voglia esprimere una poesia solo in negativo che non dà certezze, non dà sicurezze e non è portatrice di significati e verità profonde e valide per tutti gli uomini.

Nel verso 1 la parola <<che squadri da ogni lato>> è un'espressione metaforica
Nel verso 2 <<lettere di fuoco>> è una metafora
Nel verso 3 <<come un croco>> è una similitudine
Nel verso 4 <<polveroso prato>> è una metafora e contiene anche l'allitterazione in <<p>>
Nel verso 5 <<Ah, l'uomo che se ne va sicuro>> è una invocazione
Nel verso 7 il termine <<canicola>> rima con <<amico>> del verso precedente e costituisce una rima ipermetra
Nel verso 8 <<scalcinato muro>> è una metafora ed inoltre nel verso abbiamo anche l'allitterazione di <<s>>
Nel verso 9 <<formula che mondi possa aprirti>> abbiamo un'espressione metaforica
Nel verso 10 <<storta sillaba>> è una metafora e contiene l'allitterazione in <<s>> rafforzata anche dal termine <<t>>; nello stesso verso <<secca come un ramo>> è una similitudine
I versi finali 11/ 12 contengono la parola chiave della poesia come nell'ultimo verso il termine <<non>>
Il testo è formato anche da numerosi iperbati, in quanto abbiamo diverse inversioni nella costruzione del discorso; ad esempio
verso 1: <<non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe>>; nel verso 7/8 <<e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro>>; nei versi 9/10 <<mondi possa aprirsi qualche storta sillaba…>>.
Troviamo anche diversi termini che non fungono da correlativo oggettivo, ad esempio verso 3 croco, verso 4 polveroso prato, verso 5 Ah, l'uomo che se ne va sicuro, verso 7 e l'ombra e la canicola verso 8 scalcinato muro, verso 10 storta sillaba, ramo.

Commento:

La lirica è una dichiarazione di poetica; Montale dichiara, come tutti i poeti del 900, ed anche per questo parla al plurale, di non essere in grado di offrire all'uomo, al lettore, un messaggio forte, un messaggio di certezza, di sicurezza, di verità. Per questo i poeti possono solamente parlare al negativo; possono solamente dare la testimonianza della sofferenza, del disagio esistenziale che attraversa l'uomo contemporaneo. È da notare, come già abbiamo detto, l'uso del correlativo oggettivo, cioè l'oggetto che simboleggia la condizione esistenziale del soggetto; inoltre c’è anche l'uso di suoni volutamente allitteranti,  per dare l'idea di una sofferenza, di una fatica nell'espressione della propria intimità, del proprio modo di essere. Infine la figura dell'uomo sicuro che se ne va senza problemi dà l'idea, anche polemica, di quell'umanità superficiale che non è preoccupata di dare un senso alla propria di, che non va oltre a ciò che vede e a ciò che il conformismo le impone di credere.



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