I limoni di Eugenio Montale


Si tratta di una poesia che apre la sezione “Movimenti” ed è stata scritta nel 1922; questa poesia è la prima della sezione d'apertura che si intitola con una metafora musicale. Come sappiamo la musica era molto gradita a Montale e molte delle sue poesie ricalcano propriamente delle composizioni musicali. Questa poesia fondamentalmente è un manifesto, in quanto Montale dichiara, attraverso questi versi, il suo modo di scrivere, il suo modo di fare poesia in contrapposizione agli altri poeti e agli altri letterati; è evidente la polemica nei confronti di D'Annunzio

Analisi metrica :

il componimento è formato da quattro strofe di versi liberi, molti dei quali sono endecasillabi e settenari; la rima è libera, talvolta vi sono delle rime al mezzo

Parafrasi:

Ascoltami, i poeti laureati si muovono solamente tra le piante dai nomi poco adoperati: bossi, ligustri, acanti; io, da parte mia, invece, amo le strade che sfociano nelle fosse piene d'erba, dove nelle pozzanghere metà seccate i ragazzi acchiappano qualche anguilla isolata; io amo le vie che seguono le sponde delle strade e discendono a impennarsi tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti tra gli alberi i limoni.

Meglio se gli strepiti degli uccelli si fermano all'interno del cielo azzurro; si ascolta più chiaro il fruscio dei rami nostri amici, che sono nell'aria ferma che sembrano muoversi e i sensi di questo profumo che non sa staccarsi da terra, mentre nel nostro petto sentiamo una dolcezza inquietante. Qui, quasi come un miracolo, non c'è la guerra mentre le nostre passioni risultano deviate; qui anche a noi poveri tocca la nostra parte di ricchezza ed è il profumo dei limoni.

Vedi, in questi silenzi nei quali le cose si abbandonano e sembrano vicine quasi a farci conoscere il loro ultimo segreto, talvolta noi ci aspettiamo di trovare un errore che la natura compie per farci capire qualcosa, il punto morto del mondo, e un anello di una catena che si rompe e quindi ci apre un varco; il filo da sbrogliare che finalmente ci mette nel mezzo di una verità; lo sguardo indaga intorno l'ambiente, indaga accorda e scompone nel profumo che si sparpaglia quando il giorno sta per finire e questi sono i silenzi nei quali si vede in ogni ombra di un uomo che si allontana qualche divinità che appare però disturbata.

Ma l’illusione manca e il tempo ci riporta nelle città affollate dove il cielo azzurro è visibile solamente a pezzetti nell'alto tra gli spazi lasciati liberi dagli edifici; la pioggia si riversa sulla terra, la noia dell'inverno aumenta sopra le case, la luce si fa sempre più rara e l'anima sempre più triste. Quando un giorno da un portone che è chiuso male tra gli alberi di un cortile ci si mostrano i limoni di colore giallo, e il gelo del cuore si disfa, allora nel petto irrompono numerose, come in uno scroscio, le canzoni di questi limoni e le trombe d'oro della luce solare.


Figure retoriche:

Nel testo ci sono diverse figure retoriche adoperate dal poeta che rimandano a significati nascosti delle parole da lui adoperate.
nel primo verso <<Ascoltami, i poeti laureati>> è un'invocazione che polemicamente si rifà a D'Annunzio; è chiaro infatti l'allusione alla “Pioggia nel pineto”<< taci>>: peraltro Montale usa <<Ascolta>>. I poeti laureati sono i poeti della tradizione classica, Pascoli, Carducci e D'Annunzio
I limoni che si trovano nel verso 10 rappresentano una pianta che si contrappone a quelle normalmente adoperate nella letteratura e che Montale cita nel verso 3: << bossi, ligustri, acanti>>; è una enumerazione
nel verso 11-12 <<le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro>> abbiamo una metafora, come anche un enjambement;
un altro enjambement lo possiamo trovare nei versi 13-14 <<sussurro dei rami amici>>
un'altra metafora è nel verso 17 <<piove in petto una dolcezza inquieta>> in cui abbiamo un uso transitivo del verbo piovere
nel verso 19 <<tace la guerra>> abbiamo una metafora
nel verso 22 abbiamo di nuovo un esordio polemico con D'Annunzio, in quanto Montale dice <<Vedi>>, rifacendosi a <<Odi>> di D'Annunzio nella “Pioggia nel pineto”
Nei versi 21-22 <<le cose s'abbandonano>> c'è di nuovo un enjambement
nei versi 26-27 e seguenti vi sono alcuni termini interessanti <<sbaglio di natura.  Punto morto del mondo… anello che non tiene>> sono tre termini che costituiscono un esempio di  correlativi oggettivi in quanto rimandano a significati nascosti e cioè a quello che la Natura può sbagliare e quindi conseguentemente aprire un varco per far comprendere all'uomo qualche verità, qualche segreto
anche nel verso 28 <<filo da di sbrogliare>> di nuovo c'è un richiamo, se vogliamo, alla classicità, il filo di Arianna, come nel verso 29 verità con la v minuscola  dà l’idea di una verità non universale
nel verso 30 <<Lo sguardo fruga>> è una metafora e poi troviamo nel verso 31 <<la mente indaga accorda disunisce>> di nuovo una metafora quasi una climax o, se vogliamo, anche un'isonomia, in quanto le tre espressioni verbali indaga accorda disunisce corrispondono a movimenti musicali
<<il giorno più languisce<< nel verso 33 è una metafora
nel verso 36 <<disturbata Divinità>> abbiamo l'allitterazione in d ed una metafora: di nuovo la divinità che appare però disturbata
nei versi 37-38-39 <<Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo / nelle città rumorose>> in pratica c’è un iperbato un'inversione di costruzione del discorso
nei versi 41-42 <<il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa amara, amara l'anima>> troviamo  l'allitterazione in t  e la assonanza in a
<<amara l’anima>> nel v. 42 ha una struttura a chiasmo: luce anima e in mezzo avara amara <<malchiuso portone>> nel verso 43 è di nuovo un correlativo oggettivo
nel verso 45 <<i gialli dei limoni>> è un'estrazione della qualità
nel verso 46 <<il gelo del cuore si sfa>> è una metafora
<<e in petto ci scrosciano>> nei versi 46-47 è una anafora come nei versi 48-49 <<le loro canzoni le trombe d'oro>>


Commento:

Come abbiamo già detto, si tratta di una poesia manifesto nella quale il poeta si mette polemicamente a confronto con i poeti laureati, cioè in pratica con D'Annunzio e a D'Annunzio,  poeta dal linguaggio altisonante e dal lessico scelto o dai paesaggi classici e  dal mito del superuomo, Montale contrappone per la semplicità una pianta banale, mai trattata in poesia come i limoni. Le parole adoperate dal poeta sono desunte non dal gergo della retorica, (anche se sappiamo che poi Montale attua una sorta di compromesso nella lingua tenendo termini scelti con termini del linguaggio) ma dal linguaggio comune
L'altro piano di lettura del testo è quello simbolista: i limoni rappresentano anche una pianta che è in grado di far interagire tutti i sensi: vista, udito, tatto e quindi un qualcosa che permette una conoscenza quasi miracolosa della realtà.
Il paesaggio descritto da Montale è un paesaggio campestre, quasi deserto, silenzioso, attraversato da viottoli che coinvolge tutti nostri i sensi, la vista (il colore azzurro), l'udito (gli uccelli ed il sussurro dei rami), l’olfatto, l'odore (di cui abbiamo diversi espressioni metaforiche). Questo paesaggio che Montale gradisce particolarmente rappresenta il modo di entrare in una qualche conoscenza della realtà; e infatti adopera il termine <<frugare indagare accordate disunire>> e cioè quasi le quattro regole dettate da Cartesio il quale afferma: <<non accogliere come vero nulla che non sia stato conosciuto con evidenza, suddividere ciascuna difficoltà ed esaminare tutte le parti in cui è possibile necessario dividerla per meglio risolverla; condurre con ordine di pensieri iniziando dagli oggetti più semplice più facili a conoscersi per salire progressivamente, come per gradi fino alla conoscenza di quelli più complessi>>; quindi questi termini servono proprio a Montale per attuare quella operazione di scomposizione del reale per permettere all'uomo di arrivare a una sorta di sua conoscenza anche se parziale; è un po' l'operazione che abbiamo visto fare a Pirandello per quanto riguarda la prosa “l'arte che scompone il reale” come vediamo nel famoso saggio dell'umorismo.



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