Analisi del testo: I Fiumi, Ungaretti


Una poesia molto lunga, facilmente divisibile in più parti: una prima parte riflessiva e poi un elenco dei fiumi cari a Ungaretti. Il fiume diventa una sineddoche: sceglie il fiume per indicare la regione.
Tutti questi fiumi confluiscono simbolicamente nel fiume in cui sta vivendo le sue ore più difficili, cioè l’Isonzo.

1° strofa: mi tengo, mi sono disteso, ho riposato ovvero dei termini che fanno capire la stanchezza del poeta. Il poeta abbandonato in questa dolina ricorda il tendone del circo quando è vuoto. Qui lo spettacolo è la guerra che in questo momento è sospesa. In questo frangente lui guarda il cielo e vede la luna che attraversa il cielo. L’Isonzo rappresenta la reliquia all’interno del quale si conserva il valore della vita.

2° e 3° strofa: terminano con una similitudine, la prima fra Ungaretti e un acrobata, dettata dal circo evocato prima, e la seconda con il beduino dettata dalle sue origini egiziane. Lui si sente come un elemento della natura lisciato dall’acqua del fiume, ha tirato su le sue quattro ossa e ha camminato sul fiume come un acrobata appunto. Poi si è sdraiato vicino ai suoi panni sudici della guerra a prendere tutto il sole.

4° 5° 6°strofa: ora compare l’Isonzo, lui qui si è riconosciuto come docile (che si stende al sole, che
si fa lisciare) fibra dell’universo, il suo dolore maggiore è quando non si sente in armonia col mondo. Ma quelle occulte mani (quelle del fiume) gli infondono, gli regalano una rara felicità.

7° 8° 9° 10° 11° 12° strofa: quindi in questo momento lui medita e rivive i suoi anni passati, li scansiona elencando i fiumi che hanno segnato le date della sua vita. Inizia col Serchio, dal quale per 2000 anni e forse più i suoi antenati hanno preso l’acqua, anche suo padre e sua madre. Procede con il Nilo, fiume della sua nascita che lo ha visto ardere di inconsapevolezza (desiderio di un bambino di conoscere le cose). Poi la Senna, il fiume di Parigi nelle cui acque torbide (perché non è certo limpido, ma anche il torbido della vita parigina) il poeta si è rimescolato e si è conosciuto perché è lì che ha studiato e ha capito quale fosse la sua strada. Questi sono i suoi fiumi che poi confluiscono nell’Isonzo.

13° strofa: bellissima immagine finale che richiama l’idea di un fiore, cioè la corolla fatta però di tenebre perché è notte. Viene preso dalla nostalgia, maggiormente ora perché è notte, mentre lui si sente appunto un fiore fragile avvolto nel buio. Qui viene richiamata l’immagine iniziale dell’uomo che si sente una fibra  dell’universo.

Per approfondire leggete anche: Giuseppe Ungaretti I fiumi



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